Russia. Ratcliffe a Mosca, Kiev e Varsavia erano informate della missione del direttore della CIA

Wait 5 sec.

di Giuseppe Gagliano – Ucraina e Polonia erano informate della visita a Mosca del direttore della CIA John Ratcliffe, arrivato nella capitale russa per una serie di colloqui con i vertici dei servizi di sicurezza della Federazione. La conferma ridimensiona l’ipotesi di un’iniziativa americana condotta completamente all’insaputa di Kiev e degli alleati dell’Europa orientale, senza tuttavia chiarire quale sia stato il loro effettivo coinvolgimento nella preparazione della missione.Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato che Washington ha trasmesso a Kiev informazioni sui diversi incontri avvenuti a Mosca, mentre il primo ministro polacco Donald Tusk ha riferito che Varsavia era al corrente dell’iniziativa e mantiene contatti costanti con i vertici dell’intelligence statunitense.Resta da stabilire se Ucraina e Polonia siano state consultate prima della missione oppure semplicemente informate sui suoi contenuti. Una distinzione importante, perché essere messi al corrente di un’iniziativa diplomatica o di intelligence non significa necessariamente partecipare alla definizione della strategia americana.Ratcliffe ha incontrato Sergej Naryškin, direttore del Servizio d’intelligence estera russo, e, secondo alcune ricostruzioni, anche Aleksandr Bortnikov, capo del Servizio federale di sicurezza. Il direttore della CIA non ha incontrato Vladimir Putin, che sarebbe stato comunque informato dei risultati dei colloqui.La presenza dei principali responsabili dell’intelligence russa indica che al centro degli incontri potrebbero esserci stati soprattutto i rischi di un’ulteriore escalation. Naryškin è direttamente coinvolto nelle questioni riguardanti le attività russe all’estero e il confronto con gli Stati Uniti e la Nato, mentre Bortnikov è responsabile della sicurezza interna e del controspionaggio.Washington potrebbe avere utilizzato il canale dell’intelligence per chiarire le conseguenze di un’eventuale intensificazione delle operazioni russe in Ucraina o di azioni contro Paesi della Nato, oltre che per affrontare il rapporto militare tra Mosca e Teheran. Non risultano ultimatum pubblici né elementi che permettano di parlare dell’avvio di un vero negoziato di pace.La missione arriva inoltre mentre gli Stati Uniti devono distribuire le proprie risorse militari tra diversi teatri. Il consumo di intercettori e altre munizioni avanzate nelle operazioni in Medio Oriente ha aumentato la pressione sulle capacità produttive americane, mentre Ucraina e alleati europei continuano a richiedere sistemi di difesa aerea e armamenti.La riduzione delle disponibilità non rende gli Stati Uniti incapaci di sostenere un conflitto, ma aumenta la difficoltà di mantenere contemporaneamente elevati livelli di deterrenza in Europa, Medio Oriente e Indo Pacifico. Mosca potrebbe interpretare questa dispersione delle risorse come un’occasione per aumentare la pressione sull’Occidente senza arrivare necessariamente a uno scontro militare diretto.Le opzioni potrebbero comprendere operazioni informatiche, sabotaggi, interferenze contro infrastrutture e altre attività difficilmente attribuibili con certezza. Azioni di questo tipo consentirebbero di mettere alla prova la capacità di risposta e la coesione occidentale restando al di sotto della soglia di un confronto aperto con la Nato.In questo quadro assume particolare importanza la Polonia, diventata uno dei principali nodi logistici per il sostegno occidentale all’Ucraina e uno degli alleati maggiormente esposti alle tensioni con Mosca. Le dichiarazioni di Tusk mostrano l’interesse di Varsavia a conoscere la natura degli avvertimenti trasmessi alla Russia e le garanzie che Washington intende mantenere sul fianco orientale dell’Alleanza.Il ricorso al canale dei servizi segreti consente a Washington e Mosca di discutere questioni militari e di sicurezza difficilmente affrontabili attraverso dichiarazioni pubbliche. La missione di Ratcliffe appare quindi soprattutto come uno strumento per mantenere aperto un contatto diretto e ridurre il rischio che la dispersione delle risorse statunitensi su più teatri venga interpretata dal Cremlino come una maggiore libertà d’azione in Europa.