di Giuseppe Gagliano – La Cina starebbe sviluppando un veicolo planante ipersonico capace di colpire bersagli aerei a migliaia di chilometri di distanza, con l’obiettivo di minacciare soprattutto aerocisterne, velivoli di comando, piattaforme di sorveglianza e aerei per la guerra elettronica statunitensi. Se confermata e resa pienamente operativa, questa capacità potrebbe modificare gli equilibri aeronavali nel Pacifico.La strategia non sarebbe quella di abbattere direttamente i caccia più avanzati degli Stati Uniti, ma di colpire i velivoli indispensabili al loro funzionamento. Le operazioni aeree americane a grande distanza dipendono infatti dal rifornimento in volo, dalla ricognizione, dalle comunicazioni e dai sistemi di comando. Rendere vulnerabili queste piattaforme significherebbe ridurre autonomia, permanenza in combattimento e capacità operative dei caccia.In un eventuale conflitto per Taiwan, gli Stati Uniti dovrebbero operare da una rete di basi distribuite tra Giappone, Guam, Filippine e Australia. Le grandi distanze renderebbero essenziali le aerocisterne. Costringerle ad arretrare di centinaia di chilometri permetterebbe quindi alla Cina di limitare l’efficacia dell’aviazione statunitense senza affrontarla direttamente.Un veicolo planante associato al missile DF 17 potrebbe minacciare le aree intorno a Guam, mentre sistemi collegati al DF 27, dotato di maggiore gittata, estenderebbero ulteriormente la zona di rischio nel Pacifico. La crescita dell’arsenale missilistico cinese sta così riducendo il vantaggio geografico sul quale Washington ha tradizionalmente costruito la propria presenza militare nella regione.Resta tuttavia da dimostrare la capacità di colpire con precisione un velivolo in movimento a distanze così elevate. La velocità ipersonica non è sufficiente: occorrono satelliti, sensori terrestri e navali, sistemi di ricognizione, comunicazioni resistenti alle interferenze e capacità di aggiornare continuamente la traiettoria dell’arma.La Cina dispone di un vasto arsenale di missili balistici e ipersonici e ha compiuto importanti progressi nella sorveglianza spaziale, ma trasformare un veicolo planante destinato principalmente a obiettivi terrestri o navali in un’arma affidabile contro bersagli aerei mobili rappresenta una sfida tecnologica molto più complessa. Non è quindi ancora chiaro se si tratti di una capacità già operativa, di un programma sperimentale o anche di uno strumento di deterrenza nei confronti di Washington.La crescente minaccia missilistica cinese sta comunque costringendo gli Stati Uniti a rivedere la propria strategia nel Pacifico. Guam e le installazioni militari americane in Giappone non possono più essere considerate retrovie completamente sicure. Washington dovrà quindi disperdere velivoli, carburante, munizioni e centri di comando, aumentando il numero delle basi utilizzabili e rafforzandone le difese.L’obiettivo di Pechino è rendere progressivamente più difficile e costoso l’avvicinamento delle forze statunitensi alle coste cinesi. Taiwan rappresenta il principale punto di confronto: maggiore è la distanza alla quale vengono costrette a operare le forze americane, minore diventa la frequenza delle missioni e più complesso risulta l’invio di rinforzi.La competizione avrà anche importanti conseguenze economiche. Gli Stati Uniti dovranno investire nelle difese contro le armi ipersoniche, nella moltiplicazione dei satelliti, nella dispersione delle basi e nello sviluppo di aerocisterne e velivoli di comando meno vulnerabili. Pechino dovrà invece sostenere una rete sempre più sofisticata di ricognizione e sorveglianza, indispensabile per sfruttare missili a lunghissima gittata.La conseguenza sarà un’ulteriore militarizzazione del Pacifico, con Giappone, Australia, Corea del Sud e Filippine chiamati ad aumentare gli investimenti nella difesa e nelle infrastrutture militari. Il nuovo sistema cinese, operativo o ancora sperimentale, mostra così la direzione della competizione tra Pechino e Washington: non soltanto distruggere le piattaforme da combattimento dell’avversario, ma colpire la rete logistica, informativa e di comando che permette loro di operare.