Attentato Ranucci: il giallo delle auto. Chi ha informato la banda e quando?

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L’indagine sull’attentato contro Sigfrido Ranucci imbocca una direzione ben precisa dopo il lungo interrogatorio di nove ore reso da Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, due dei quattro esecutori materiali della bomba. Gli inquirenti si concentrano su un passaggio chiave per chiudere il cerchio: chi ha segnalato alla banda le due auto da colpire (una Opel Adam e una Ford Ka) parcheggiate in via Po a Torvaianica, all’esterno della villetta del giornalista? Ne parla oggi Il Giornale, anche perché questo aspetto è tutt’altro che chiaro. Una «botta» da fare, ma dove?Dalle ricostruzioni e dai verbali dell’interrogatorio emergono incongruenze sulle modalità dell’attentato. Quando Clesio Gomez Tavares (factotum di Lavitola e intermediario con i bombaroli) ingaggia D’Avino, l’ordine è solo quello di mettere una «botta» (una bomba carta) fuori dal cancello della villetta a Roma. Le automobili nelle conversazioni però non vengono mai menzionate. Non solo, durante il sopralluogo decisivo effettuato da Tavares, D’Avino, Marika De Filippis e Saverio Mutone, le due auto non erano presenti. Il messaggio di Ranucci e l’analisi dei pmC’è poi un messaggio che in procura stanno analizzando più volte. Perché spiega Il Giornale il primo a citare le due vetture è lo stesso Ranucci che, scrivendo al mandante reo confesso Valter Lavitola per fornirgli le indicazioni stradali digita («Via Po 91, Torvaianica, trovi una villetta bianca con auto posteggiata»), aggiunge di sua iniziativa la specifica: «Due auto».I magistrati stanno rileggendo con attenzione questa sequenza temporale. Il 11 ottobre (cinque giorni prima dell’esplosione), il telefono di Tavares aggancia la cella telefonica compatibile con il ristorante di Lavitola a Monteverde: in quell’occasione il faccendiere potrebbe aver passato l’informazione sulle auto a Tavares, modificando i dettagli dell’azione.I nodi da dipanare: le case e la moto sospettaSecondo Il Giornale dagli atti affiorano altri elementi su cui la procura intende fare chiarezza. Nel verbale del 17 ottobre, Ranucci dichiara agli inquirenti che la sua scorta lo aveva avvisato di una moto sospetta che rallentava vicino a casa la sera prima dell’attentato. Gli inquirenti si chiedono come mai non siano stati effettuati controlli o segnalazioni immediate su quell’episodio. E infine ci sono le tre abitazioni note a Lavitola o citate negli atti. il luogo della deflagrazione con Lavitola che vi si sarebbe recato per la prima volta solo 39 giorni prima dell’attentato, l’abitazione di Laura Cianfoni, persona vicina al conduttore e Rocca Massima, ovvero la casa in cui Ranucci si trovava fino a poche ore prima della bomba, un luogo ben noto a Lavitola (come confermato da intercettazioni e messaggi).L'articolo Attentato Ranucci: il giallo delle auto. Chi ha informato la banda e quando? proviene da Open.