Sport dopo le vacanze: riprendere in sicurezza per evitare infortuni

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Tornare a dedicarsi al proprio sport preferito dopo le ferie è un momento entusiasmante, ma la voglia di ricominciare può portare a sottovalutare i rischi di riprendere l’attività sportiva dopo una pausa prolungata. “Il pericolo maggiore è il detraining: il decondizionamento atletico, la progressiva perdita degli adattamenti cardiovascolari, muscolari e respiratori che il corpo innesca già dopo due o tre settimane di inattività”, dice a LaSalute di LaPresse Andrea Bernetti, segretario generale Simfer e ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’Università del Salento. La regola del 10%L’errore più insidioso è “credere che il nostro sistema muscolo-scheletrico possa ripartire dagli stessi carichi pre-pausa. Tendini, muscoli e articolazioni perdono rapidamente la loro capacità di tollerare lo stress meccanico”, prosegue l’esperto. Per riprendere senza rischi, le linee guida dell’American College of Sports Medicine suggeriscono “la rigorosa applicazione della regola del 10%”. Di che cosa si tratta? “La norma prescrive di incrementare volume, frequenza o intensità dell’allenamento in misura non superiore al 10% ogni settimana”, chiarisce Bernetti. Andrea BernettiNon trascurare il riscaldamentoÈ indispensabile inoltre “non trascurare mai il riscaldamento dinamico pre-allenamento: i tessuti ‘freddi’ presentano una minore viscoelasticità e una ridotta capacità di assorbire l’energia dell’esercizio, aumentando notevolmente il rischio di infortuni”. Poi può essere utile anche “variare il gesto atletico, alternando diverse attività, per esempio la corsa al nuoto o alla bicicletta. Ciò permette di distribuire i carichi e prevenire l’accumulo di microtraumi sulle medesime strutture anatomiche”. I traumi più frequenti per ogni sportOgni sport, peraltro, presenta rischi specifici, a seconda dei movimenti più frequenti e delle parti del corpo maggiormente coinvolte. “Negli sport di contatto come calcio e calcetto i traumi più documentati in letteratura coinvolgono gli arti inferiori, in particolare distorsioni della caviglia, lesioni muscolari a carico dei flessori della coscia, oltre a frequenti distorsioni del ginocchio”, spiega lo specialista. Discipline come la pallacanestro e la pallavolo, caratterizzate da salti ripetuti e atterraggi spesso asimmetrici, possono invece esporre gli atleti a “importanti traumi distorsivi e a patologie da sovraccarico, prima fra tutte la tendinopatia rotulea, nota clinicamente come ginocchio del saltatore”.E poi ci sono i sempre più amati tennis e padel, che “richiedono accelerazioni brusche oltre all’uso intensivo e asimmetrico dell’arto superiore”, sottolinea Bernetti. “Si registra un’altissima incidenza di epicondiliti al gomito, lesioni a carico del muscolo gemello mediale del polpaccio (il cosiddetto tennis leg) e infiammazioni dei tendini della cuffia dei rotatori della spalla”. Non è esente da insidie specifiche la corsa: “L’accumulo di microtraumi può sfociare in patologie da sovraccarico funzionale come la tendinopatia achillea, la fascite plantare e la sindrome femoro-rotulea”. Christian Pulisic – AP Photo/Manu Fernandez)I segnali da non sottovalutareQuali sono allora i campanelli d’allarme da non sottovalutare? “Anzitutto dobbiamo distinguere tra danno strutturale e indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata (in inglese Doms, Delayed onset muscle soreness)”, dice ancora Bernetti. A differenza del danno strutturale, infatti, quest’ultimo è una sorta di dolore ‘buono’, fisiologico, che “si manifesta tra le 24 e le 48 ore dopo lo sforzo ed è causato da microscopiche lacerazioni delle miofibrille muscolari, che innescano un processo infiammatorio di riparazione e adattamento”. Di solito i Doms “interessano ampie fasce muscolari in modo simmetrico e regrediscono spontaneamente in pochi giorni”. Diverso è il caso di quei “campanelli d’allarme clinici che indicano una lesione vera e propria, come un danno muscolare o legamentoso, e che impongono un consulto medico: un dolore che insorge in modo acuto e improvviso durante il gesto atletico, spesso descritto come una ‘fitta’ localizzata o associato a una sensazione fisica di ‘strappo’, richiede l’immediato arresto dell’attività”.Per ciò che concerne l’apparato muscolo scheletrico, occhio a “sensazioni di cedimento, impossibilità di caricare completamente il peso sull’arto colpito e ai dolori che si presentano di notte o a riposo e che non trovano sollievo con la semplice interruzione dell’allenamento. In questo caso – conclude Bernetti – è fondamentale una visita medica specialistica per una diagnosi precisa e per la definizione del percorso terapeutico più appropriato”. Questo articolo Sport dopo le vacanze: riprendere in sicurezza per evitare infortuni proviene da LaPresse