Clandestino calpesta e sputa sul tricolore: rimpatriato

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C’è un’immagine che, più di tanti discorsi sull’integrazione, riesce a raccontare in pochi secondi quanto possa diventare fragile il confine tra accoglienza e impunità. Siamo a Firenze, nel cuore della città, a pochi passi dalla stazione di Santa Maria Novella. Un uomo si arrampica sulla facciata di un edificio, stacca la bandiera italiana, la getta a terra, la calpesta e infine ci sputa sopra. Tutto ripreso da un telefonino. Tutto finito, inevitabilmente, sui social.Il protagonista della scena è stato identificato dalla polizia ferroviaria. Si tratta di un cittadino marocchino irregolare sul territorio italiano e già noto alle forze dell’ordine. E questo particolare, francamente, rende la vicenda ancora più significativa. Perché qui non siamo davanti soltanto alla provocazione di chi decide di prendersela con un pezzo di stoffa. Quel pezzo di stoffa è il Tricolore, cioè uno dei simboli della Repubblica italiana. E l’uomo che lo calpesta e gli sputa sopra è, oltretutto, una persona che nel nostro Paese non avrebbe titolo per restare.La conclusione, almeno questa volta, sembra essere arrivata rapidamente. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato che lo straniero è stato trasferito in un Centro di permanenza per i rimpatri in vista dell’espulsione. “È stato subito identificato il cittadino straniero che a Firenze, dopo averla staccata dal muro, ha gettato a terra e offeso la bandiera tricolore. L’uomo, irregolare sul territorio, è stato condotto in un Cpr dove verrà trattenuto per essere rimpatriato nel suo Paese d’origine. In Italia vanno seguite le nostre leggi e le nostre regole, ma soprattutto vanno rispettati e onorati i simboli che rappresentano i valori più profondi su cui si fonda la nostra democrazia”, ha scritto il ministro su X.Difficile trovare qualcosa di scandaloso in questo principio. Anzi, dovrebbe essere il minimo sindacale. Un Paese che accoglie, concede permessi, riconosce diritti e pretende il rispetto delle proprie leggi non compie alcuna barbarie se decide di accompagnare alla porta chi quelle regole non soltanto le viola, ma dimostra pubblicamente di disprezzarne persino i simboli.Perché questo è il punto che rischia di perdersi nel solito dibattito ideologico. L’immigrazione non può trasformarsi in una specie di diritto acquisito alla permanenza indipendentemente dai comportamenti tenuti sul territorio nazionale. Esistono diritti, naturalmente. Ma esistono anche doveri. Ed esiste soprattutto una distinzione piuttosto elementare tra chi ha titolo per restare in Italia e chi non ce l’ha.Il caso fiorentino, peraltro, non si sarebbe esaurito con il vilipendio della bandiera. Secondo quanto riportato, lo stesso uomo sarebbe stato ripreso successivamente mentre saliva sulla statua di Ercole che lotta con il leone, opera di Romano Romanelli in piazza Ognissanti, in condizioni di evidente alterazione. Insomma, non proprio il curriculum ideale per aprire un convegno sull’integrazione riuscita.Naturalmente uno Stato di diritto non reagisce sulla base dell’indignazione dei social e neppure sulla base della simpatia o dell’antipatia nei confronti del protagonista. Esistono procedure, responsabilità da accertare e norme da applicare. Il vilipendio alla bandiera italiana è disciplinato dall’articolo 292 del codice penale e l’irregolarità dello straniero apre invece la strada alle procedure previste dalla normativa sull’immigrazione. Ma proprio perché esistono le leggi, applicarle non dovrebbe diventare materia di scandalo.L’espulsione annunciata da Piantedosi assume così un valore che va persino oltre questo singolo episodio. Significa ricordare una cosa apparentemente banale, eppure sempre più spesso controversa nel dibattito pubblico: entrare e restare in uno Stato comporta il rispetto delle sue regole. Si può criticare l’Italia. Si può contestare il governo. Si possono attaccare le istituzioni, manifestare contro le loro decisioni e perfino avere una pessima opinione del nostro Paese. È la democrazia. Ma altra cosa è pensare che chiunque possa soggiornare irregolarmente sul territorio, violarne le norme e contemporaneamente oltraggiarne pubblicamente i simboli senza che questo produca conseguenze. Questa volta una conseguenza c’è stata.Il video è diventato virale, l’uomo è stato identificato e il Viminale ha annunciato il rimpatrio. Tutto molto semplice. Talmente semplice che viene quasi da chiedersi perché, quando si parla di immigrazione, il rispetto delle regole debba essere continuamente trasformato in una disputa filosofica.Il patto dovrebbe essere invece chiarissimo: l’Italia accoglie chi ha diritto a essere accolto, tutela chi deve essere tutelato e offre possibilità a chi vuole costruirsi qui una vita rispettando il Paese che lo ospita. Chi non ha titolo per restare deve essere rimpatriato. E chi pensa che l’accoglienza equivalga al diritto di fare qualsiasi cosa scopre, possibilmente in fretta, che non funziona così. A Firenze è successo esattamente questo.Massimo Balsamo, 1 settembre 2026L'articolo Clandestino calpesta e sputa sul tricolore: rimpatriato proviene da Nicolaporro.it.