Perplexity Hybrid Compute risolve in modo geniale ed efficiente il problema della privacy dei nostri dati

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Usare l'AI per lavori delicati, con dati riservati che non possono finire su un server remoto, è sempre stato un problema irrisolto. Perplexity prova a risolverlo con una funzione chiamata Hybrid Compute, disponibile da oggi nell'app Mac dell'assistente. L'idea è semplice quanto ambiziosa: dividere ogni compito tra un modello AI in cloud e un modello che gira direttamente sul Mac, senza che i dati sensibili escano mai dal dispositivo.Non si tratta di una novità isolata: a aprile Perplexity aveva già introdotto Personal Computer, che permetteva all'agente AI di interagire con file e strumenti locali. L'Hybrid Compute è il passo successivo, e aggiunge un livello di controllo sulla privacy che prima mancava completamente. Il meccanismo è quello di un sistema a due livelli: il cloud gestisce il ragionamento complesso, la ricerca web e la pianificazione delle attività, mentre il modello locale sul Mac si occupa di analizzare file riservati, estrarre informazioni sensibili e compiere azioni sul dispositivo. L'utente non deve dividere manualmente i compiti in prompt separati: Perplexity Computer coordina tutto in automatico.Tra i due livelli c'è un componente chiave: la privacy gate, un classificatore che gira interamente sul Mac e identifica dati sensibili come nomi, indirizzi, numeri di conto, credenziali e documenti d'identità. Prima che qualsiasi informazione raggiunga il cloud, la privacy gate può bloccarla, mascherarla o riscrivere la richiesta in modo che il modello remoto possa continuare a lavorare senza vedere i dati protetti. Credenziali e numeri di carta ricevono la protezione più severa: il sistema può semplicemente rifiutare di mandarli fuori dal Mac.Chi usa Perplexity dall'iPhone può inviare prompt da qualsiasi posto mentre il modello locale elabora tutto sul Mac di casa o di ufficio, che resta sempre acceso e raggiungibile da remoto. Il Mac mini e il Mac Studio con chip Apple Silicon sono indicati come piattaforme ideali per questo tipo di utilizzo, grazie alla memoria unificata e alle prestazioni del chip. Perplexity fa esempi concreti e abbastanza convincenti: uno studio legale che vuole ricercare giurisprudenza online mentre tiene i fascicoli riservati sul Mac locale, un'agenzia pubblicitaria che confronta dati di mercato dal web con bozze creative ancora sotto embargo, o un team finanziario che incrocia dati pubblici con documenti riservati su un'operazione. E poi non dimentichiamoci del privato cittadino che non vuole che la sua fan fiction sui Pokemon trapeli prima del tempo! In tutti questi casi, il cloud non vede mai i dati che non dovrebbe vedere.Per le aziende con abbonamento Enterprise, gli amministratori possono impostare regole centralizzate su cosa può uscire dal dispositivo, cosa va mascherato e cosa richiede approvazione esplicita dell'utente. C'è anche la possibilità di auditare quando e quali informazioni hanno lasciato un dispositivo, il che è rilevante per settori come sanità, finanza e legal.La funzione è disponibile per gli abbonati Pro, Max ed Enterprise. Al lancio sono disponibili tre modelli locali: Gemma 4 E4B, Qwen3.6 35B-A3B e un modello proprietario di Perplexity. Il requisito hardware è un Mac con chip Apple Silicon e almeno 24 GB di memoria unificata, il che esclude le configurazioni base di Mac mini M6 da 16 GB. Per iniziare basta scaricare l'ultima versione dell'app Perplexity per Mac, scaricare un modello locale in un clic e selezionare la modalità ibrida dal selettore dei modelli.L'approccio ibrido cloud-locale è probabilmente la direzione più sensata per portare l'AI nei flussi di lavoro professionali reali: il problema non è mai stato la potenza dei modelli, ma la fiducia che i dati restino dove devono restare.L'articolo Perplexity Hybrid Compute risolve in modo geniale ed efficiente il problema della privacy dei nostri dati sembra essere il primo su Smartworld.