Italia. Il governo chiede otto miliardi di prestiti europei per la difesa, ridotte le ambizioni iniziali

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di Giuseppe Gagliano – Il governo italiano ha deciso di chiedere all’Unione Europea otto miliardi di euro di prestiti agevolati destinati alla difesa, riducendo sensibilmente i 14,9 miliardi inizialmente ipotizzati. La scelta permette all’esecutivo di mantenere l’accesso al finanziamento europeo limitando contemporaneamente l’aumento dell’indebitamento e le tensioni interne alla maggioranza, dove la Lega ha espresso contrarietà a nuovi debiti per finanziare le spese militari.Lo strumento europeo mette complessivamente a disposizione 150 miliardi di euro e non prevede contributi a fondo perduto. Si tratta di prestiti che gli Stati dovranno restituire, sebbene a condizioni potenzialmente più favorevoli rispetto al finanziamento diretto sui mercati. Per l’Italia, caratterizzata da un elevato debito pubblico, la convenienza dipenderà quindi anche dalle condizioni finanziarie e dalla capacità di destinare le risorse a programmi con effettive ricadute industriali e militari.Una parte dei finanziamenti potrebbe sostenere il programma sviluppato da Leonardo e dalla tedesca Rheinmetall per il rinnovamento delle forze corazzate italiane. Il progetto prevede circa 1.050 veicoli da combattimento e 272 carri armati, per un valore complessivo stimato intorno ai 23 miliardi di euro.L’operazione punta non soltanto a modernizzare l’Esercito, ma anche a costruire un importante asse industriale italo tedesco nel settore dei sistemi terrestri. Per Leonardo rappresenta la possibilità di rafforzare competenze e capacità produttive, mentre Rheinmetall può ampliare ulteriormente la propria presenza nel mercato europeo della difesa.Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha indicato la necessità di ridurre del 18 per cento i costi del programma. La revisione potrebbe comportare modifiche al numero dei mezzi, agli equipaggiamenti o ai tempi di consegna, rendendo decisiva la definizione delle caratteristiche operative richieste alle nuove piattaforme.L’esperienza delle guerre più recenti ha infatti mostrato la crescente vulnerabilità dei mezzi corazzati di fronte a velivoli senza pilota, munizioni circuitanti e sistemi di sorveglianza sempre più economici e diffusi. Ciò non rende inutili carri armati e veicoli da combattimento, che rimangono fondamentali per conquistare e controllare il territorio, ma impone di integrarli con difese antiaeree a corto raggio, guerra elettronica, ricognizione, sistemi di protezione attiva e comunicazioni protette.La modernizzazione delle forze italiane dovrà quindi andare oltre l’acquisto delle singole piattaforme. La capacità operativa dipende dalla disponibilità di munizioni, dall’addestramento, dalla logistica e dalla possibilità dell’industria nazionale di aumentare rapidamente la produzione in caso di crisi.Il dibattito riguarda anche il calcolo complessivo della spesa italiana per la difesa. Una parte dell’incremento deriva dalla riclassificazione di voci già presenti nei conti pubblici e non necessariamente da nuovi investimenti direttamente destinati alle capacità operative. L’aumento della percentuale rispetto al Pil non coincide quindi automaticamente con un equivalente rafforzamento delle forze armate.Il programma europeo rappresenta inoltre uno strumento di politica industriale. Bruxelles punta a favorire acquisti comuni e una maggiore integrazione delle industrie continentali, utilizzando i finanziamenti per ridurre la frammentazione del mercato europeo della difesa.Per l’Italia questa strategia può tradursi in nuovi ordinativi, occupazione qualificata, ricerca e sviluppo tecnologico, rafforzando il ruolo di Leonardo nei futuri equilibri industriali europei. La collaborazione con Rheinmetall sarà però vantaggiosa sul piano strategico soltanto se garantirà un’effettiva partecipazione italiana alle tecnologie, alla produzione e alle decisioni sui futuri sviluppi dei sistemi.La riduzione della richiesta da 14,9 a otto miliardi rappresenta quindi un compromesso tra modernizzazione militare, politica industriale e sostenibilità dei conti pubblici. La convenienza dell’operazione dipenderà soprattutto dalla capacità di trasformare nuovo debito in strumenti militari realmente necessari e in una maggiore autonomia produttiva nazionale, evitando che l’aumento della spesa rimanga prevalentemente contabile.