Mar, 1 Set 2026L’ex designatore: «Posso garantire che non ho mai favorito o maltrattato squadre, decidendo sempre in totale autonomia».DiRedazioneCondividi l'articoloGianluca Rocchi (foto da video)L’ex designatore Gianluca Rocchi parla dell’inchiesta che lo ha travolto che per mesi ha tenuto banco sulle cronache e scosso nuovamente – i casi son stati molteplici nell’ultimo anno – il mondo arbitrale italiano. Inchiesta arbitri che lo ha toccato in modo diretto convincendolo ad autosospendersi dalla sua carica, così come fatto dall’ex responsabile VAR Andrea Gervasoni.«Mi è esplosa una bomba nella vita – ha esordito Rocchi al Corriere dello Sport –. Mi sarò ripetuto cinquanta volte il perché di tutto questo. Perché a me?, cosa ho combinato? Da impazzire e le cose sono via via peggiorate. Ho letto e ascoltato di tutto. Ero il mostro. Ma mostro perché? Ho fatto pensieri d’ogni tipo. Chi mi vuole così male? Ho però trovato anche tanta gente amica, c’è chi ha provato a rassicurarmi: a volte sono segnali, mi è stato detto, segnali di un cambiamento e devono essere colti».Una inchiesta che si avvia verso l’archiviazione a Milano, mentre a Monza è stato spostato il filone delle cosiddette bussate, che ha visto coinvolta anche l’Inter. «Non ho mai sentito Marotta – risponde a domanda diretta Rocchi –, né cercato rapporti con altri dirigenti. Per questo avevo inserito la figura del referee manager, un professionista addetto ai club. Penso che lo conservino anche quest’anno. Da sempre tutte le società, pur se in tempi diversi, hanno avuto qualcosa da dire agli arbitri o sugli arbitri e quando dico da sempre non mi riferisco al mio periodo. Io posso garantire che non ho mai favorito o maltrattato squadre, decidendo sempre in totale autonomia».Ancora sull’inchiesta: «Mi sono ritrovato con la vita stravolta, con spiegazioni da dare ai figli, mio padre e mia madre hanno avuto solo parole di sostegno. Una bolla, ecco, ogni tanto mi osservo da fuori e mi auguro di svegliarmi da un incubo. Nell’incubo senti che hai smarrito il codice della vita, che hai demolito il nucleo della sicurezza, che stai precipitando. Ho scelto una vita e un ruolo che sono basati su valori quali l’onestà, la rettitudine, all’improvviso mi hanno trasformato in un mezzo delinquente. E poi quell’enorme vuoto da riempire. Quando passi da impegni h24, perché il designatore non stacca mai, al nulla cosmico. Quello che avevo rincorso per anni, un po’ di tempo libero per stare con i miei figli e occuparmi di me stesso, diventa improvvisamente un disagio, un inferno e la mattina vorresti non svegliarti per non dover inseguire qualcosa da fare. Così ogni giorno, per mesi».Inchiesta che, come detto, ha portato Rocchi ad autosospendersi: «Non avrei potuto fare diversamente, rispettando i miei princìpi. Avevo delle responsabilità nei confronti dei ragazzi (gli arbitri, ndr). Volevo che finissero la stagione in condizioni accettabili, senza pressioni supplementari. Bussate? C’è ancora un procedimento in corso, ho rispetto del magistrato che se ne sta occupando, così come di quelli di Milano. Ci sarà tempo per chiarire pubblicamente anche questo punto. Autosospendermi di nuovo? Penso di sì, lo rifarei. I miei figli hanno capito, uno fa l’arbitro, Samuele, Federico no».Il mondo arbitrale: «Tanti ragazzi hanno chiamato e mi sono stati vicini, Francesco Massini si è comportato in modo esemplare, così come Roberto (Rosetti, designatore europeo, ndr) che mi ha permesso di continuare a sentirmi arbitro facendomi fare l’osservatore. Non nego che quando ho ricevuto la convocazione, la prima, per una partita a Bratislava dello Slovan mi sono emozionato proprio come trent’anni fa».Sulla gestione da designatore: «Errori ne ho certamente commessi, il principale la scorsa stagione. La linea del VAR l’ho toppata, ho trasmesso un messaggio sbagliato, meglio più VAR che meno. Anche in termini di comunicazione un grosso errore».«Voglio tornare a vivere la vita che merito, ora devo rifarmi un’immagine – conclude Rocchi –. L’arbitraggio mi ha dato tante soddisfazioni, avrà voluto riprendersi qualcosa. Ma ha picchiato duro, troppo duro. Futuro? Non s’è ancora chiuso tutto. E comunque non spetta a me decidere. Io ho soltanto bisogno di riprendermi la vita, di rientrare in questo mondo, il mondo del quale ho fatto parte dalla fine degli anni Ottanta. Sto valutando alcune situazioni, spero di essere messo nella condizione di fare delle scelte».Developed by 3x1010