Dalla mucca venduta alla conquista del mondoC’è una mucca, in questa storia. Chung Ju-yung, futuro fondatore di Hyundai, la vende di nascosto nel 1933 per pagarsi un biglietto del treno verso Seoul. Ha appena diciotto anni e alle spalle tre fughe dal villaggio contadino di Asan, oggi Corea del Nord. Da quel gesto piccolo e disperato nasce uno dei colossi automobilistici più influenti del pianeta: oggi terzo costruttore mondiale, allora semplice sogno di un ragazzo che aveva letto la biografia di Lincoln e vi si era riconosciuto.Dall’officina alla ricostruzione nazionaleNel 1941 Chung apre a Seoul la sua prima autofficina, dove nasce un tratto che resterà nel DNA del marchio: la velocità unita all’efficienza. “Abbiamo riparato in cinque giorni quello per cui altri impiegavano venti”, raccontava. L’occupazione giapponese gli requisisce il garage, ma il legame con l’automobile è ormai indissolubile. Il 27 dicembre 1947 fonda Hyundai Engineering & Construction: “modernità”, il significato del nome, è già un manifesto. Con la guerra del 1950-53 che devastò il Paese, l’azienda ricostruisce strade, ponti, dighe e porti, diventando pilastro della rinascita coreana.Un chaebol, poi un’automobile tutta suaNegli anni Sessanta Chung allarga l’impresa verso metallurgia, ingegneria e cantieristica navale, costruendo il conglomerato che incarnerà il “miracolo coreano”. Quel know-how confluisce, il 29 dicembre 1967, nella nascita di Hyundai Motor Company, fondata con il fratello Chung Se-yung. Parte subito la costruzione dello stabilimento di Ulsan, oggi ancora il più grande impianto automobilistico integrato al mondo in un singolo sito.La scuola Ford e il sogno coreanoNel 1968 Hyundai assembla su licenza la Ford Cortina, poi la Taunus 20M: non semplici modelli, ma una scuola di processi produttivi e standard di qualità. Lo stabilimento di Ulsan diventa operativo in meno di sei mesi, con i team della divisione costruzioni affiancati dai tecnici Ford, in un apprendistato serrato che accelera la crescita industriale coreana. L’obiettivo di Chung, però, resta uno solo: costruire un’auto pensata per la Corea, capace un giorno di parlare al mondo intero.Il debito con la muccaoco prima di morire, Chung donò al suo villaggio 1.001 mucche, per saldare simbolicamente quella prima, decisiva presa in prestito dal padre senza permesso. Un gesto che va oltre il debito materiale: è il modo in cui un uomo arrivato dal nulla ha voluto onorare le proprie radici contadine, senza mai rinnegarle nemmeno da imprenditore affermato. “La forza di Hyundai è il desiderio di migliorare”, diceva, sintetizzando in una frase l’intera filosofia che ha guidato ogni sua scelta. Una spinta che dalla piccola officina di Seoul ha portato fino a Ulsan, e oltre, fino a rendere Hyundai il terzo costruttore automobilistico al mondo, senza mai dimenticare da dove tutto è cominciato.| Da Rumors.it