Perché non riusciamo a lasciare crescere le nostre star bambine? Da Matilda a Britney Spears, il peso di un’infanzia sotto i riflettori

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«Che fine ha fatto Mara Wilson?» È una domanda che torna puntualmente ogni volta che Matilda 6 Mitica ricompare in televisione o su una piattaforma streaming. Basta una scena, quella bambina con il caschetto scuro seduta sul divano con un libro enorme tra le mani, e la nostalgia fa il resto. Si apre Google, si cerca una fotografia recente dell’attrice e, quasi inevitabilmente, arriva lo stupore: «Quanto è cambiata», «Non l’avevo riconosciuta». Eppure è una reazione curiosa. Perché dovrebbe sorprenderci che una bambina sia diventata adulta?Forse perché alcune figure della cultura pop smettono di appartenere soltanto al cinema e finiscono per occupare un posto stabile nella nostra memoria. Restano ferme nell’età in cui le abbiamo conosciute, mentre noi continuiamo a cambiare. Kevin McCallister rimane il ragazzino che difende casa dai ladri ogni Natale, Harry Potter continua ad avere undici anni quando riceve la lettera di Hogwarts e Matilda è ancora quella bambina che preferisce i libri alla televisione, che trova rifugio nella fantasia quando il mondo degli adulti sembra incomprensibile. Mara Wilson, invece, è cresciuta. E forse è proprio questo che ci mette a disagio. Perché accettare che lei sia diventata adulta significa fare i conti anche con il tempo che è passato per noi.La casa di Una mamma per amica è in vendita: perché, dopo 25 anni, non riusciamo ancora a lasciarla andare?Foto: IDMbLa domanda sbagliata che continuiamo a farePer anni abbiamo raccontato le ex baby star sempre nello stesso modo: che fine hanno fatto? È una formula che sembra innocua, ma che in realtà contiene già un giudizio. Lascia intendere che, se non sei più sulla copertina di una rivista o sul set di un film di successo, allora devi esserti perso per strada. Come se la notorietà fosse l’unico metro con cui misurare una vita.Mara Wilson, però, non è mai sparita. Dopo il successo di Mrs. Doubtfire, Miracolo nella 34ª strada e Matilda 6 Mitica ha semplicemente scelto un’altra direzione. Ha lasciato Hollywood, ha iniziato a scrivere, ha lavorato nel teatro, nel doppiaggio, nei podcast e ha raccontato più volte quanto sentisse il bisogno di riappropriarsi di una quotidianità lontana dai riflettori. Non ha inseguito a tutti i costi la celebrità, né ha cercato di restare aggrappata al personaggio che l’aveva resa famosa. Ha fatto una cosa sorprendentemente normale: è cresciuta.Eppure continuiamo a cercarla nella bambina di Matilda. È come se il pubblico pretendesse un patto impossibile: quello di restare per sempre la persona che ricordiamo. Succede con gli attori, con i cantanti e, più in generale, con tutti quei volti che hanno accompagnato la nostra infanzia. Li trasformiamo in fotografie, dimenticando che, mentre noi cambiavamo scuola, città, lavoro o famiglia, anche loro stavano vivendo la stessa trasformazione.Michele Mari vince il Premio Strega, ma il romanzo non è mai stato il protagonistaFoto: Instagram @marawilsonQuando essere bambini diventava un mestiereNegli ultimi anni Hollywood ha iniziato, forse per la prima volta, a interrogarsi seriamente sul prezzo del successo precoce. Per decenni ci siamo limitati a guardare il risultato finale: bambini talentuosi, sorridenti, perfettamente a loro agio davanti alle telecamere. Quello che accadeva dietro le quinte interessava poco. Solo recentemente, grazie ai documentari, ai memoir e alle testimonianze degli stessi protagonisti, abbiamo iniziato a capire quanto fosse fragile quell’equilibrio.Britney Spears è diventata il simbolo di una ragazza cresciuta sotto lo sguardo costante dei media, trasformata in un fenomeno globale prima ancora di poter decidere chi voleva essere. Demi Lovato ha raccontato il peso psicologico di una carriera iniziata quando era ancora una bambina. Jennette McCurdy ha scosso milioni di lettori con un libro che parla di controllo, aspettative e perdita dell’identità. Storie diverse, accomunate però da un elemento: ricordano che, prima ancora di essere celebrità, erano bambini.La vicenda di Mara Wilson è molto meno drammatica, ma non per questo meno significativa. Anni fa raccontò un episodio che oggi colpisce proprio per la sua semplicità. Aveva tredici anni e chiese di non lavorare nel giorno del suo compleanno. Voleva fare quello che qualsiasi ragazza della sua età avrebbe desiderato: stare con la famiglia, festeggiare, dimenticarsi per qualche ora di copioni e telecamere. Per quella richiesta fu definita una «mocciosa viziata».È un dettaglio che racconta molto più di quanto sembri. Nel momento in cui un bambino diventa famoso, smettiamo lentamente di considerarlo tale. Gli chiediamo professionalità, disciplina, disponibilità. Lo giudichiamo con gli stessi criteri con cui giudicheremmo un adulto, dimenticando che sta ancora costruendo la propria identità. È un meccanismo sottile, quasi invisibile, ma che emerge con forza nei racconti di tanti ex attori e cantanti cresciuti sotto i riflettori.La verità è che il pubblico ama le baby star finché restano esattamente come le ricorda. Le vuole innocenti, spontanee, rassicuranti. Le vuole immobili. Crescere, invece, significa cambiare, sbagliare, prendere strade diverse, persino deludere le aspettative degli altri. Ed è proprio questo il passaggio che facciamo più fatica ad accettare.Foto: IMDbPerché Matilda continua a parlarciC’è un motivo se, a quasi trent’anni dalla sua uscita, Matilda 6 Mitica continua a essere uno di quei film che mettono d’accordo generazioni diverse. Chi lo ha visto da bambino lo riguarda con nostalgia, chi lo scopre oggi trova una storia sorprendentemente moderna. Eppure il segreto del suo successo non sono i poteri della protagonista, né l’umorismo di Danny DeVito o la memorabile cattiveria della Signorina Trinciabue. La magia, in fondo, è quasi un pretesto.Il vero cuore del film è un altro. Matilda è una bambina che legge in una famiglia che considera i libri inutili. È curiosa in un mondo che premia la superficialità. È educata, ma non remissiva. Accetta le regole solo quando le ritiene giuste e trova il coraggio di ribellarsi quando diventano un abuso. Guardandolo oggi ci si accorge che il film racconta soprattutto la solitudine di chi cresce sentendosi fuori posto, ma sceglie comunque di non rinunciare alla propria sensibilità.Anche gli adulti, riletti con gli occhi di oggi, assumono un significato diverso. I genitori di Matilda sono infantili, incapaci di ascoltare e ossessionati dalle apparenze. La Signorina Spezzindue esercita il proprio potere attraverso la paura. Miss Honey è l’unica adulta che dimostra empatia, ma è fragile, quasi schiacciata da un mondo che premia l’arroganza più della gentilezza. È curioso pensare che il personaggio più maturo dell’intera storia sia proprio la bambina. Da piccoli tifavamo per lei perché aveva dei poteri. Da adulti ci rendiamo conto che il suo dono più grande era un altro: riuscire a restare sé stessa in un ambiente che cercava continuamente di cambiarla.Forse è anche per questo che Matilda continua a emozionarci. Non ci ricorda soltanto un film della nostra infanzia, ma un’idea di infanzia che oggi sembra sempre più rara. Quella fatta di pomeriggi passati a leggere, di noia creativa, di giochi inventati e di un tempo che non correva con l’urgenza dei social network. Matilda non aveva alcuna fretta di diventare grande. Oggi, invece, sembra quasi che l’infanzia venga spinta a consumarsi sempre più velocemente. I bambini imitano gli adulti, seguono le tendenze, vengono esposti ai social sempre prima. Riguardare quel film significa anche confrontarsi con un modello di crescita completamente diverso.Ed è qui che la storia di Mara Wilson smette di essere soltanto la storia di un’attrice. Diventa il simbolo di una generazione cresciuta in un’epoca in cui essere bambini era ancora concesso, almeno sullo schermo. Una generazione che oggi osserva il presente con un misto di nostalgia e inquietudine, chiedendosi se quella leggerezza sia andata perduta o se, semplicemente, abbia cambiato forma.Foto: IMDbIl problema, forse, non sono mai state loroLe storie delle baby star ci affascinano perché sembrano parlare di successo, fama e Hollywood. In realtà parlano soprattutto di noi. Del nostro modo di consumare i ricordi e di trasformare le persone in simboli. Quando rivediamo Mara Wilson non stiamo cercando davvero l’attrice. Stiamo cercando la bambina che ci ha accompagnati in un momento preciso della nostra vita. È una differenza sottile, ma sostanziale.Per questo continuiamo a sorprenderci quando una baby star cambia, invecchia o sceglie una strada diversa. Non accettiamo facilmente che il tempo passi per chi, nella nostra memoria, è rimasto immobile. È un meccanismo che riguarda Mara Wilson, ma anche Macaulay Culkin, Haley Joel Osment, Dakota Fanning e tanti altri volti che hanno segnato l’immaginario di un’intera generazione. Alcuni hanno continuato a recitare, altri hanno cambiato mestiere, altri ancora hanno dovuto ricostruire la propria vita lontano dai riflettori. Eppure la domanda è sempre la stessa: che fine hanno fatto?Forse è la domanda sbagliata. Perché presuppone che la loro vita debba continuare a svolgersi davanti ai nostri occhi, come se il successo fosse una condizione permanente e non una fase dell’esistenza. Mara Wilson, invece, ci ricorda che esiste anche un’altra possibilità: quella di scegliere una vita diversa senza doverla giustificare. Senza inseguire la nostalgia del pubblico e senza restare prigionieri del personaggio che ti ha reso famoso.In fondo, non siamo mai stati incapaci di lasciare crescere Mara Wilson. Siamo noi a fare fatica a lasciare andare quella parte della nostra infanzia che lei rappresentava. Continuiamo a cercare Matilda perché, inconsciamente, speriamo di ritrovare anche una versione di noi stessi: quella che si sedeva sul divano con una videocassetta tra le mani, convinta che i libri potessero davvero cambiare il mondo e che, con un po’ di immaginazione, perfino gli adulti più ingiusti potessero essere sconfitti.Forse è questa la vera forza delle grandi storie. Non ci restituiscono il passato. Ci aiutano a capire perché continuiamo a sentirne la mancanza. E allora, la prossima volta che ci chiederemo «che fine ha fatto Mara Wilson?», forse la risposta sarà molto più semplice di quanto immaginiamo: non è lei a essere rimasta indietro. Siamo noi che, ogni tanto, sentiamo il bisogno di tornare bambini.The Odyssey, le libertà che Christopher Nolan si è preso con Omero: quando il mito diventa un’altra storia| Da Rumors.it