Grandi ospedali ministeriali, la proposta che punta a ridurre le disuguaglianze regionali

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Una rete di circa 25 grandi poli ospedalieri nazionali, dotati delle alte specialità mediche e chirurgiche e dei centri trapianti, raggiungibili dalla maggior parte dei cittadini entro due ore e sottoposti alla diretta supervisione del ministero della Salute. Il progetto dei Grandi ospedali ministeriali (Gom) porta la firma dell’infettivologo Fabrizio Pulvirenti, autore del volume ‘Ssn 4.0. Proposte per la rifondazione del Servizio sanitario nazionale’.La proposta arriva mentre prosegue il confronto sul federalismo fiscale regionale e mentre il disegno di legge 1825 sulla riorganizzazione dell’assistenza territoriale e ospedaliera è all’esame della 10ª Commissione Affari sociali e sanità del Senato. Il rischio, per Pulvirenti, è che l’attuale organizzazione regionale del Servizio sanitario nazionale finisca per amplificare le differenze nell’accesso alle cure tra le diverse aree del Paese.Le “disuguaglianze inaccettabili” della sanità “La sanità come materia concorrente tra Stato e Regioni dal 2001 ha creato e crea disuguaglianze inaccettabili, destinate ad acuirsi se non si interviene in maniera sistemica”, afferma Pulvirenti. “Pensiamo alla migrazione sanitaria tra regioni e all’impatto di provvedimenti che non tengono al centro il diritto alla salute espresso in Costituzione. Servono scelte misurabili: per esempio, per l’assistenza ospedaliera, quanti ospedali, dove, con quali standard e chi ne risponde”.La proposta dei Grandi ospedali ministeriali Da qui l’idea di una rete nazionale di circa 25 Gom, organizzata non sulla base dei confini amministrativi ma sui tempi effettivi di accesso alle cure. “Ospedali raggiungibili da parte di qualsiasi cittadino entro due ore, completa delle discipline ad alta complessità e libera dagli incentivi distorsivi connessi alla mobilità regionale”, spiega l’esperto.Garantire standard omogeneiL’obiettivo è garantire standard omogenei indipendentemente dal luogo di residenza. “Lo Stato deve garantire la stessa possibilità di cura a chi vive a Milano, a Crotone, nelle aree interne o nelle Isole. L’articolo 32 non può essere condizionato dal luogo di residenza o, nelle Regioni più abbienti, da calcoli cinici sull’attrattività verso altre Regioni”.I criteri per la localizzazione dei GomSecondo la proposta elaborata dall’infettivologo, la localizzazione dei Gom dovrebbe essere stabilita considerando densità abitativa e popolazione, accessibilità stradale, ferroviaria e aerea, orografia, insularità e presenza di aree interne. Il parametro di riferimento sarebbe un Gom ogni 2,5-3 milioni di abitanti, con un raggio ordinario di 150-200 chilometri e una soglia ridotta a 100-120 chilometri nelle aree caratterizzate da infrastrutture più deboli o da una morfologia particolarmente complessa. Il tempo di accesso massimo indicato è di due ore, anche con mezzi pubblici o in condizioni di mobilità non ottimali.I poli dovrebbero concentrare tutte le specialità, comprese quelle mediche e chirurgiche ad alta complessità e i centri trapianti. Il loro ruolo sarebbe quello di rappresentare il vertice della rete, mentre agli ospedali regionali e ai servizi territoriali resterebbero le funzioni di prossimità, l’assistenza ordinaria, la post-acuzie, la riabilitazione e la continuità della presa in carico. Un modello che, nelle intenzioni dell’autore di ‘Ssn 4.0’, dovrebbe integrarsi anche con gli investimenti realizzati attraverso il Pnrr sull’assistenza territoriale, dalle Case di comunità alla telemedicina.La governanceSul piano della governance Pulvirenti propone la supervisione diretta del ministero della Salute e un sistema di finanziamento legato ai volumi di assistenza e alla complessità dei casi trattati. Una parte della rete dovrebbe inoltre essere collocata al di fuori del tradizionale frazionamento regionale del Fondo sanitario nazionale, così da evitare che la cura di un paziente in un Gom situato in un’altra Regione comporti una riduzione delle risorse destinate al territorio di residenza.Ridurre la migrazione sanitaria L’obiettivo è spezzare il meccanismo che oggi tende a premiare le Regioni maggiormente attrattive per la mobilità sanitaria e a penalizzare quelle che registrano invece una maggiore mobilità passiva. Una rete nazionale di questo tipo, secondo Pulvirenti, potrebbe contribuire a ridurre la migrazione sanitaria legata ai casi più complessi, ma anche le liste d’attesa e il sovraffollamento dei pronto soccorso. I Gom diventerebbero quindi il vertice di un sistema coordinato, senza sostituire la rete ospedaliera regionale.Questo articolo Grandi ospedali ministeriali, la proposta che punta a ridurre le disuguaglianze regionali proviene da LaPresse