È morto Livio Berruti: il campione olimpico di Roma 1960 si è spento a 87 anni

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È morto Livio Berruti, il campione olimpico dei 200 metri a Roma 1960. Ne ha dato notizia il Coni sul proprio sito. “Il mondo dello sport piange la scomparsa di Livio Berruti. Campione olimpico ai Giochi di Roma 1960 nei 200 metri, il velocità piemontese ci lascia all’età di 87 anni“, si legge. Jacobs: “Un modello per i velocisti, correrò per lui a Birmingham”Anche il campione olimpico nei 100 metri a Tokyo 2020 ha voluto ricordare il campione azzurro. “Sono profondamente addolorato per la scomparsa di Livio Berruti. Fu oro olimpico battendo per la prima volta, lui italiano, i campioni americani, e sfiorò il bis con la staffetta. E mi riconosco molto nella sua affascinante falcata da “angelo”. La leggerezza di Berruti è un modello per noi velocisti. Dice quanto è bella la nostra specialità e quanta emozione ha potuto trasmettere a milioni di italiani e non solo. Mi inchino al ricordo della sua grande impresa che centrò a soli 21 anni, anche lui come me nelle Fiamme Oro. Gli sono anche grato per le sue parole dopo la mia vittoria a Tokyo. È stata una gara emozionante, mi ha fatto tornare indietro di sessant’anni. Ho trovato un valido erede. Correrò per lui, a Birmingham“, ha dichiarato Jacobs. La vittoria di Livio Berruti alle Olimpiadi di Roma 1960 (Foto archivio LaPresse)“L’angelo” dei Giochi di RomaDisinvoltura, coordinazione e una eleganza leggera quasi sospesa come un sospiro. Ci sono atleti che restano immortalati in un’immagine epica senza tempo. Quella di Livio Berruti è racchiusa in una corsa verso la gloria olimpica lunga 200 metri. Era un pomeriggio di settembre del 1960 e un giovane studente piemontese di chimica, trasferitosi a Roma dopo essersi diplomato al liceo classico nella sua città di Torino, riuscì a stregare e stravolgere il mondo. “La mia carriera è stata tutta una combinazione. Da piccolo correvo dietro ai gatti, mi piacevano i cambi di direzione e forse questo mi ha dato le prime qualità”, raccontò quando provavano a strappargli il segreto della sua ‘magia’. Per lui invece, che si definiva un ‘turista dello sport’ (“Lo praticavo con disincanto, per me era gioia e i risultati sono venuti senza che io me ne sia reso conto”), non c’erano chissà quali alchimie, solo la gioia di correre. Come fece quel giorno olimpico. Sui blocchi con gli occhiali da sole, sospinto da quel volo di colombe che accompagnarono la sua corsa, lui appena 21enne si trasformo nell’angelo dei Giochi di Roma vincendo il titolo dei 200 metri. Fu un momento epico dello sport italiano e non solo perché per la prima volta un atleta europeo su quella distanza riuscì a vincere il titolo olimpico interrompendo la supremazia dei velocisti nordamericani. Quella gioia tutta italiana si inserì in un contesto sociale perfetto: c’era l’Italia pronta al boom economico, c’era la spensieratezza e l’acclamazione del bello, la seduzione di un Paese e di un popolo che si stava riscattando e dove in giro si respirava una povertà gioiosa. Con quella sua inaspettata performance vincente si guadagnò appunto il soprannome di ‘Angelo’, proprio per la leggerezza della falcata e l’eleganza aggraziata con la quale esprimeva la sua potenza muscolare. E anche per il modo in cui vinse e si comportò tagliato il filo di lana stregò la platea: cadde a terra esausto, il tempo di due boccate d’ossigeno per rialzarsi subito, abbracciare i suoi avversari e raccogliere l’ovazione festante di uno stadio intero mentre camminava correndo quasi sospeso in aria. Quell’impresa gli valse anche il record mondiale nella specialità dei 200 metri, che detenne come primatista fino al 1963. La ottenne su una superfice di corsa in terra battuta che a differenza dei campi in sintetico odierni non restituiva la spinta impressa dal piede, rendendo meno agevole per i corridori prendere velocità, il che ha reso la sua prestazione ancora più immortale. Livio Berruti (Foto archivio LaPresse)Quella prima vittoria olimpica, conseguita all’inizio della carriera agonistica, sarebbe rimasta tuttavia il suo miglior risultato. Le tre apparizioni ai campionati europei gli portarono solo un settimo posto nella finale dei 200 m del 1966. Si aggiudicò comunque i titoli italiani dei 100 metri e 200 metri negli anni dal 1957 al 1962, e altri due titoli sui 200 metri nel 1965 e nel 1968. Berruti prese parte ad altre due edizioni dei Giochi olimpici, nel 1964 e nel 1968 sfiorando una seconda medaglia olimpica con la squadra della staffetta 4×100 maschile, che si classificò quinta nel 1964 e quarta alle Olimpiadi successive. L’anno dopo nel 1969 si ritirò sapendo che quanto aveva ottenuto era il massimo e che gli studi, mai lasciati neanche durante gli anni più intensi dell’agonismo, erano adesso il suo mezzo giro di pista da completare. Conclusa la carriera nello sport restò indiscusso modello di tecnica di corsa veloce, ma si costruì una nuova vita lavorando prima per un’agenzia pubblicitaria, per poi essere assunto da Ermenegildo Zegna. Negli anni Settanta passò alla Fiat, azienda presso cui rimase fino al 1998. Nel 2006, per i Giochi di Torino, gli fu affidato il compito di portare la bandiera olimpica nel corso della cerimonia di chiusura dei XX Giochi olimpici invernali. Perché i cinque cerchi hanno sempre avvolto di gloria la sua storia e la sua vita restando sempre fedele ai suoi pensieri di quando era un giovanotto che inseguiva i gatti e correva velocissimo: “I troppi soldi che circolano esasperano gli egoismi. Il campione oggi è meno disponibile, occupato com’è dai suoi interessi. Rimane la gara. Quella è sempre la stessa“. Unica come la sua. Livio Berruti (Foto Andrea Alfano/LaPresse) Ha sempre ammirato l’eleganza della Juventus ma nel dopo Boniperti ha iniziato ad amare meno i bianconeri, troppo freddi, adeguati alla cultura del successo a tutti i costi. In tanti fecero accostamenti con Pietro Mennea, anche lui oro a Mosca ’80 proprio sui 200. Ma con il campione di Barletta non c’era altro in comune. Ne rispettava la sua dedizione, il suo atteggiamento maniacale ma spesso ripeteva che lo sport doveva essere esempio per i giovani “e io ancora oggi mi chiedo: quanto è stato utile tramandare quell’immagine di sofferenza?”. Se per Mennea l’atletica era un lavoro, Berruti l’atletica la faceva per divertirsi. “Lui era pragmatico, io idealista. Il nostro è stato uno scontro, come tra Platone e Aristotele”. Due opposti, due mondi uniti da un oro e una corsa che gli italiani non scorderanno mai. È stato da sempre un punto di riferimento per tanti velocisti, a partire da Filippo Tortu che ha più volte manifestato la sua stima per quell’angelo che aveva voglia di correre non solo verso il filo di lana dei 200 metri ma anche verso la diversità, nera e sensuale, di una ‘gazzella’ americana di nome Wilma Rudolph, il fantasma con cui Berruti è rimasto sposato fino alla fine dei suoi giorni. Buonfiglio: “Un campione inarrivabile”Il Presidente del Coni, Luciano Buonfiglio ha disposto le bandiere a mezz’asta nella sede del Foro Italico, dichiarando il lutto per il mondo sportivo ed invitando le Federazioni Sportive Nazionali, le Discipline Sportive Associate e gli Enti di Promozione Sportiva ad onorarne la memoria con un minuto di silenzio nelle competizioni dei prossimi giorni. “Ci ha lasciato un’altra icona del nostro mondo sportivo. Nessuno di noi dimenticherà mai la sua vittoria a Roma 1960. Berruti è stato un campione inarrivabile, le cui gesta resteranno nella storia del nostro sport: ha fatto sognare l’Italia e con il suo oro ai Giochi di Roma ci ha reso orgogliosi e fieri della nostra italianità”, ha dichiarato Buonfiglio. Lo Russo: “Torino e l’Italia perdono un grande campione”“Con la scomparsa di Livio Berruti Torino e l’Italia perdono un grande campione, capace di incarnare profondamente i valori olimpici e sportivi. Dopo essere divenuto noto in tutto il mondo per il risultato alle Olimpiadi di Roma nel 1960 fu tra i protagonisti più attivi quando la fiaccola olimpica si accese nella nostra città, nel 2006, ricordandoci che le Olimpiadi sono un momento di sport ma anche un potente messaggio di fratellanza e di pace in tutto il mondo. A nome della Città di Torino desidero esprimere le condoglianze più sentite alla famiglia e ai suoi cari”. Lo dichiara il sindaco Stefano Lo Russo, in una nota.Questo articolo È morto Livio Berruti: il campione olimpico di Roma 1960 si è spento a 87 anni proviene da LaPresse