Nessuno ha ancora scritto un Thriller Fantasy sullo SPID, dovrei farlo io? Ci penso. Agosto è il mese in cui tutti fingono di leggere Proust sotto l’ombrellone e in realtà scorrono la lista dei ristoranti vicini su qualche App con i toni licenziosi di Barbero. Qui niente sensi di colpa: cinque libri veri, letti e giudicati senza moralismi adolescenziali, più un sesto che sto ancora finendo e su cui, per correttezza professionale, mi tengo la bocca cucita. Si parte.1. Antonio Franchini, Il fuoco che ti porti dentro (Marsilio)C’è un genere di libro che dovrebbe stare scaffalato non tra le auto-fiction, ma tra i disinfettanti industriali, perché quello che fa alle pareti cognitive del lettore è più o meno lo stesso effetto della formaldeide: entra, penetra, resta, brucia, è Pompei nel 79 d.C. Il fuoco che ti porti dentro si apre con una frase che meriterebbe di essere scolpita all’ingresso di ogni corso di scrittura creativa — «Benché da molti sia considerata una bella donna, mia madre puzza» — e da lì in poi non concede tregua.Antonio Franchini, editor storico che ha passato una vita a leggere manoscritti altrui prima di infilarsi il coltello da solo, racconta sua madre Angela con un linguaggio manesco, da pellegrinaggio verso un santuario che non vuoi visitare ma da cui non riesci a staccarti. Non c’è pietà, non c’è redenzione facile, non c’è il solito “però in fondo mi voleva bene”: c’è una donna-lavica ricostruita pezzo per pezzo, con la stessa cura con cui un editor smonta un romanzo scritto male. Il risultato è cinico, esilarante nei momenti più impensati, e resta addosso come l’odore di formaldeide di cui sopra: ti lavi, ti cambi vestito, ma qualcosa continua a impregnare i tessuti. Se cercate un libro comodo da spiaggia, statene alla larga. Se invece volete ricordarvi perché la letteratura italiana, quando vuole, sa ancora fare male sul serio, è la lettura dell’estate.2. Tiziano Scarpa, Corpo (Einaudi)Cinquanta capitoli, cinquecento aforismi, un solo corpo umano sezionato con la delicatezza di un entomologo e l’umorismo di chi sa benissimo come si fa la vendemmia con ogni traliccio pelifero nella vigna del proprio corpo. Scarpa prende occhi, ginocchia, ombelico, capezzoli, e li tratta come se ognuno avesse una personalità propria, un carattere, delle rivendicazioni sindacali. Il cuore è una seppia che spruzza spavento, le palpebre proiettano il fotogramma nero della morte, l’ombelico misura i capezzoli come un geometra allo sportello del tuo municipio.È un libro di saggezza geriatrica travestita da libro di poesia: ogni parte del corpo racconta, a modo suo, quanto tempo ci resta, e lo fa con la stessa temperatura emotiva di un tostapane grande come una piscina — un attimo prima che arrivi il bagnino, e nel frattempo la gente continua a tuffarsi, chiacchierare, innamorarsi, come se il cloro fosse solo un profezia Maya. Perfetto per l’agosto: si legge in spiaggia a piccole dosi, un capitolo, un ombrello, un altro capitolo, e alla fine avete fatto pace col fatto che anche voi, come le vostre ginocchia, siete poco più che la somma delle vostre cartilagini.3. Peter Cameron Ellis, L’inutile voglia di migliorare se stessi (Diarkos)Finalmente qualcuno che ha il coraggio di dire ad alta voce quello che tutti pensiamo guardando i mental coach di Instagram: quelli che ti gridano “sei perfetto così come sei”, “alle donne piacciono quelli che come te che non possono permettersi una singola in affitto a Morena”, “Quelli del Dams depongno le uova lungo i torrenti”, con la stessa convinzione roboante e vagamente ritardata delle pallette antistress da tenere sulla scrivania — un fenomeno acustico, non un pensiero. Peter Cameron Ellis li relega esattamente lì dove meritano: nello stanzino degli oggetti inutili, insieme alle pallette da tennis, ai post-it motivazionali e a tutta quella paccottiglia da persone che, sospetto fortissimo, hanno imparato da poco a prendere l’ascensore da sole.Il libro è un trattato di autoironia applicata: neuroscienze vere mischiate a Cioran, Kahneman e Carol Dweck, incastonate tra un dentista inquietante e un bidet filosofico. La tesi di fondo è semplice e liberatoria: smettila di aggiustarti, non sei un elettrodomestico, non devi migliorare (dientare come un’altra persona) devi raggiungere il tuo nucleo, quello che sei davvero: e basta. Si fa stando seduti. È il libro perfetto per l’estate perché non vi chiederà mai di “lavorare su voi stessi”, anzi, vi solleverà dall’obbligo, il che, statisticamente, è già un miglioramento notevole.4. Ingrid Seyman, La piccola conformista (Sellerio)L’incipit più esplosivo della narrativa francese degli ultimi anni — altro che grandi manifesti letterari di inizio Novecento, qui si parte già con una menigite batterica e nemmeno troppo metaforica: la protagonista Esther Dahan si presenta al mondo raccontando i genitori sessantottini che fanno ginnastica orizzontale ogni domenica pomeriggio mentre lei, davanti alla tv, sogna calzini di pizzo e righe laterali nei capelli. Marsiglia, anni Settanta, una famiglia di comunisti nudisti ebrei-algerini e una bambina che, in mezzo a tutto quel caos ideologico, non desidera altro che un vestitino blu e un po’ di sano conformismo borghese.È comico nel senso più feroce del termine: si ride della rivoluzione fallita dei genitori, si ride dei nonni che giocano a roulette coi ceci del cuscus, si ride finché, pagina dopo pagina, il riso si fa più amaro e la commedia familiare rivela la sua faccia più dura. Seyman ha scritto un romanzo di formazione capovolto, dove la vera ribellione di una figlia è desiderare la normalità. Da leggere, magari con un vestitino blu addosso, per solidarietà.5. Anonimo, Lazarillo de Tormes (Feltrinelli / Adelphi)Facciamo un po’ di chiarezza storica, con tutto il rispetto per Miguel de Cervantes: la letteratura contemporanea — quella fatta di antieroi, picari, protagonisti che sopravvivono con l’astuzia invece che con la spada — non nasce col Don Chisciotte. Nasce cinquant’anni prima, nel 1554, con un anonimo spagnolo che ha avuto il coraggio di mettere al centro di un romanzo un ragazzino affamato, bugiardo e simpaticissimo, e di farlo raccontare in prima persona le proprie marachelle contro un cieco avaro, un prete tirchio e uno scudiero squattrinato.Il Lazarillo è il nonno segreto di tutta la narrativa picaresca europea, quello che nessuno cita alle cene ma che tutti, inconsapevolmente, hanno già letto attraverso i suoi eredi. Proibito dall’Inquisizione nel 1559 — la miglior recensione che un libro possa desiderare — resta oggi di un’attualità imbarazzante: Lazarillo, spiega bene la quarta di copertina, è lo sciuscià napoletano, il ragazzino di strada, chiunque debba inventarsi ogni giorno un modo per non morire di fame. Centoventi pagine, si legge in un pomeriggio di spiaggia, e per una volta la definizione “classico” non è una minaccia ma una promessa mantenuta.Giorgia Tribuiani, Pezzi (Il Saggiatore)Questo non è nella cinquina ufficiale perché, onestamente, lo sto ancora leggendo — e recensire un libro a metà è un po’ come giudicare una torta guardando solo l’impasto crudo. Ma qualcosa va detto: Giorgia Tribuiani è brava, bravissima, e Pezzi — la storia di un villaggio costretto a un macabro gioco a premi per salvare un uomo mutilato, tra merli spettatori e un’atmosfera che incrocia i roghi di Salem con le confessioni di Spoon River — ha quel tipo di scrittura incestuosa e tagliente che percola dalle travi di una casa al mare e fa quell’alone di muffa permanente. Impressione a metà lettura: un thriller fantasy che ha deciso di non concedersi mai un attimo di tregua glutinosa, di quelli che si divorano a morsi piccoli perché digerirli tutti insieme farebbe male. Giudizio sospeso, ma con tutte le premesse per un pieno votoPeter Cameron Ellis, 9 agosto 2026L'articolo Cinque libri da leggere sotto l’ombrellone senza fingere di essere Proust proviene da Nicolaporro.it.