L’Italia continua a fare i conti con un inverno demografico drammatico e con culle sempre più vuote, ma sognare di diventare genitori attraverso la Procreazione medicalmente assistita (Pma) resta ancora oggi un lusso per pochi. Tra liste d’attesa infinite nei centri sanitari nazionali e un’offerta pubblica del tutto insufficiente, il percorso per avere un figlio si trasforma spesso in un salasso economico che lascia campo libero alle strutture private. Un sistema iper-sollecitato e sbilanciato che mostra le sue fragilità anche negli episodi più complessi, come il recente e delicato caso dello scambio di embrioni registrato al San Raffaele di Milano, una struttura di riferimento che svolge gran parte della propria attività proprio per conto della Regione Lombardia.I numeri del monopolio privato e la fuga dal SudA mettere a nudo i numeri di questo paradosso è un’analisi di Repubblica. Nonostante la Pma (sia omologa che eterologa) rientri teoricamente nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e debba dunque essere garantita dal Servizio sanitario nazionale, la realtà racconta un’altra storia. Su un totale di 186 centri presenti nel Paese, ben 103 sono privati (il 55,4%), a fronte di soli 67 centri pubblici (il 36%) e 16 convenzionati (l’8,6%).Una sproporzione che si riflette direttamente sul volume di attività: dei 112 mila cicli complessivi effettuati nel 2023, il 42% è stato gestito dal privato puro, il 32% dalle strutture pubbliche e il 25% dai centri convenzionati. La spaccatura è ancora più netta nel Mezzogiorno, dove i 27 centri privati da soli coprono il 77% di tutti i trattamenti, costringendo migliaia di coppie a spostarsi verso il Centro-Nord nella speranza di accedere alle strutture pubbliche al costo del solo ticket.Quanto costa la Pma in ItaliaA causa delle carenze del settore pubblico, ogni anno circa 38 mila coppie sono costrette a pagare di tasca propria per effettuare 42 mila cicli a pagamento. La spesa è considerevole: si va dai 3 ai 6 mila euro per la fecondazione omologa (cioè con ovociti e spermatozoi della coppia), fino a raggiungere una cifra compresa tra i 5 e i 9 mila euro per quella eterologa (quando si ricorre a ovociti o spermatozoi donati da persone esterne), dove a pesare è anche l’acquisto dei gameti da banche estere.Il giro d’affari della fecondazione eterologaÈ proprio l’eterologa a evidenziare le problematiche più gravi della sanità pubblica. Gli ospedali nazionali non riescono a rispondere alla domanda e così ben 11 mila coppie su 16 mila (pari al 70%) finiscono per rivolgersi al privato puro, alimentando un giro d’affari stimato in circa 80 milioni di euro. Il tutto a fronte di una richiesta in costante crescita: le gravidanze da Pma sono raddoppiate, passando dalle 8.309 del 2012 alle 16.180 del 2025. Nel solo 2023 sono nati 17.235 bambini da 15 mila parti, arrivando a rappresentare il 4,5% di tutte le nascite in Italia.Madri single e coppie lesbicheSe per le coppie eterosessuali la Pma è una corsa a ostacoli finanziaria, per le donne single e per le coppie di donne il diritto alla genitorialità in Italia è semplicemente sbarrato per legge. Le rigidità dell’impianto normativo della legge 40/2004 — sebbene ridimensionata nel tempo dalle sentenze della Corte Costituzionale — continuano a escludere chiunque non rientri nel perimetro della coppia eterosessuale con diagnosi di sterilità.Per queste persone non esistono opzioni nel Servizio sanitario nazionale né nelle cliniche private sul territorio. L’unica alternativa resta affidarsi a cliniche estere, verso Paesi come la Spagna, affrontando viaggi, soggiorni e costi medici interamente a proprio carico. Un quadro che smentisce nei fatti la retorica sulle politiche di incentivo alla natalità, rendendo l’accesso alla maternità un privilegio legato al reddito, al luogo di residenza e all’orientamento sessuale.L'articolo L’Italia ha un problema di denatalità, ma la Pma è ancora un privilegio per ricchi: 38mila coppie all’anno sono costrette a rivolgersi al privato proviene da Open.