È difficile spiegare alle nuove generazioni di italiani il senso di un “manuale”, giustamente attribuito al dott. Cencelli, stimato funzionario della DC, da Venditti, un bravo giornalista parlamentare di onesta fede comunista. Le cose andarono più o meno così: Venditti scrisse nel 1981 (per Editori Riuniti) un pamphlet dal titolo “Il Manuale Cencelli”, con l’eloquente sottotitolo “Il prontuario della lottizzazione democristiana. Un documento sulla gestione del potere”. L’intento era chiaro: criticare aspramente le forme dell’egemonia democristiana. L’idea era di raccontare della spartizione di potere nella DC, svelandone riti e derive, con quel pizzico di sarcasmo che non cercava complicità ma ammanniva giudizi morali. Senonché il libro e, prima ancora del suo contenuto, il suo titolo, assursero a immense fortune mediatiche come spesso avviene nel nostro amabile paese- che poco legge e molto cita- diventando simbolo generale di spartizione del potere. Cosa aveva svelato Massimiliano Cencelli di così arcano? Assolutamente niente che non fosse sotto gli occhi di tutti in quel periodo (anni dai ’60 alla fine degli ’80): la distribuzione dei pani e dei pesci del potere (maggioranza e opposizione comprese) avveniva in base alla regola proporzionale che regnava nella Costituzione materiale, nei sistemi elettorali e in ogni molecola della Repubblica Italiana. E che cosa dice il proporzionale al partito politico rappresentato in Parlamento? Una cosa semplicissima: tanto il popolo sovrano ti ha riconosciuto votandoti e facendoti suo rappresentante e tanto percentualmente avrai in termini di potere. Senza, regalie, bonus, “di più” come i premi di maggioranza. Senza quella cosa che gli americani (che l’hanno inventata) chiamano spoils system, che viene usato per piazzare amichetti/e, come bottino di guerra, esautorando i funzionari pubblici che hanno fatto concorsi. Naturalmente il manuale cencelliano si prestava ad una applicazione concreta non solo nel rapporto tra forze politiche diverse e concorrenti ma anche all’interno dei singoli partiti, a quel tempo roba solida strutturata democraticamente e non liofilizzata come oggi, con congressi e partecipazione di iscritti molto alta. Anche lì vigeva la regola proporzionale. L’algoritmo (oggi lo chiamerebbero così) di Cencelli attribuiva anche un valore matematico ai Ministeri e alle altre cariche all’interno di Enti pubblici la cui nomina fosse di competenza governativa o parlamentare. Alla fine i conti tornavano sempre perché, laddove vi fosse stata per alcuno una qualche sottovalutazione in un contesto di nomine, non sarebbe mancato un risarcimento in un altro. D’altro canto, ad essere proprio onesti, l’unica decenza che si può chiedere alla politica nelle nomine di sua competenza, è quella applicata da quel grande direttore generale della Rai di nome Bernabei che chiedeva a tutti i partiti di fare indicazioni all’altezza dei ruoli e poi procedeva accogliendo il bianco, il rosso, il blu, il verde e, alla fine, uno bravo davvero. E così costruì il miglior servizio pubblico in Europa, per unanime riconoscimento. In realtà andrebbe ricordato alle anime belle che pensare di passare col napalm la lottizzazione per far posto al merito assoluto facendo fuori i lottizzatori, significa essersi fumato qualcosa di pesante oppure aprire la strada all’applicazione su scala industriale del sistema delle spoglie (lo spoils system di cui sopra). Come accade da un po’ nella nostra Italia che notoriamente appare circondata nelle stanze di potere da legioni di premi Nobel delle varie discipline, come si vede ad occhio nudo.Massimiliano Cencelli se ne è andato oggi, a 90 anni. Un paio di decenni passati a raccontare a giovani reporter la sua storia di funzionario della grande DC, chiamato all’ufficio propaganda da Adolfo Sarti, un parlamentare piemontese dotato di quella rara e magica cosa che qualche volta ti capitava d’incontrare nella politica di una volta, l’ironia. Cencelli ne condivise da romano una certa dose. Fu un uomo saggio e non si montò mai la testa per aver inventato il Manuale. Spiegò a tutti che si trattava non di invenzione ma di un lavoro di outing per quel che riguarda l’algoritmo proporzionale. Il resto lo fece quel comunistone di Renato Venditti. Par di vederli da qualche parte nell’aldilà delle anime in pace con sé stesse. Insieme a Sarti che guardandoli di sbieco li saluta dicendo: “C’accade?”