Le favole non servono soltanto a far addormentare i bambini. A volte hanno il compito opposto: svegliare le coscienze, porre domande e ricordare agli adulti che esiste ancora la possibilità di cambiare direzione. È da questa idea che nasce Greta e le favole vere, il nuovo film diretto da Berardo Carboni, arrivato nelle sale italiane il 6 agosto con Vision Distribution.Il lungometraggio, della durata di 93 minuti, porta sul grande schermo una storia pensata per il pubblico più giovane, ma costruita per coinvolgere tutta la famiglia. Al centro ci sono il rapporto tra essere umano e ambiente, il coraggio di scegliere da che parte stare e la necessità di non rimanere immobili davanti a ciò che appare ingiusto.Nel cast figurano Raoul Bova, Donatella Finocchiaro e Sabrina Impacciatore, affiancati da Darko Peric, Federico Cesari e Demetra Bellina. A guidare il racconto sono però i giovani Mattia Garaci e Sara Ciocca, insieme a Giovanni Visentin, Federico Rosati, Alba Amira Ramadani e Roberta Palumbo.Prima dell’uscita nelle sale, il film è stato presentato in anteprima Fuori Concorso alla 56ª edizione del Giffoni Film Festival, un contesto particolarmente adatto a un’opera che sceglie di rivolgersi direttamente alle nuove generazioni.Una bambina pronta a cambiare il mondoLa protagonista è Greta, una bambina di dieci anni interpretata da Sara Ciocca. Determinata, sensibile e incapace di ignorare ciò che accade intorno a lei, guarda il mondo con la lucidità che spesso appartiene proprio ai più piccoli. Ispirata dalle battaglie ambientaliste di Greta Thunberg, la bambina comprende che osservare e indignarsi non è più sufficiente. Bisogna agire, anche quando il gesto da compiere sembra troppo grande o pericoloso.Insieme all’amico Sauro, interpretato da Mattia Garaci, Greta decide così di liberare un cucciolo di orso polare tenuto prigioniero da due bracconieri. Quella che inizialmente appare come un’azione impulsiva si trasforma presto in una missione molto più complessa. Scoperti e inseguiti, i due bambini potrebbero tornare a casa e rinunciare. Scelgono invece di proseguire, con un obiettivo apparentemente irrealizzabile: riportare l’orso al Polo Nord.Da quel momento il film assume la forma di un viaggio avventuroso, ma anche di un percorso di crescita. Greta e Sauro incontrano ostacoli, persone inattese e situazioni capaci di mettere alla prova la loro amicizia. Ogni tappa li costringe a prendere una decisione, assumendosi la responsabilità delle conseguenze.Foto: Ufficio stampaAmbra Angiolini condurrà l’apertura del Torino Film Festival 2026: tutti i dettagliUna favola contemporanea sulla crisi ambientaleBerardo Carboni, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Valeria Giasi e Fabio Di Ranno, utilizza la struttura tradizionale della favola per parlare di una delle emergenze più importanti del presente: la tutela della natura. Il regista non nasconde l’intenzione educativa del progetto, ma evita di trasformare il film in una semplice lezione. L’avventura, l’immaginazione e il rapporto tra i protagonisti diventano strumenti attraverso cui affrontare argomenti complessi in maniera immediata.«Greta e le favole vere è una favola su argomenti di massima urgenza e attualità», ha spiegato Carboni, sottolineando la volontà di offrire soprattutto ai ragazzi uno sguardo capace di contribuire alla formazione della loro coscienza. La scelta di ricorrere alla favola permette al film di recuperare un linguaggio diretto, in cui il bene e il male non vengono confusi per paura di prendere posizione. Non significa ignorare la complessità del mondo, ma ricordare che esistono momenti in cui la neutralità rischia di diventare una forma di complicità.Il cinema può immaginare una realtà diversaUno degli aspetti più interessanti di Greta e le favole vere è la fiducia riposta nel potere del cinema. Carboni non considera lo schermo soltanto uno specchio della società, ma uno spazio in cui costruire nuove possibilità. «Oggi il compito del cinema non è solo mostrare la realtà, ma contribuire a inventarne una nuova», ha dichiarato il regista. Il film prova quindi a proporre alternative, senza limitarsi a fotografare le paure e le contraddizioni del presente.In un periodo storico in cui il racconto della crisi climatica viene spesso accompagnato da immagini catastrofiche, la pellicola sceglie di affidarsi all’azione di due bambini. Non perché siano chiamati a risolvere da soli i problemi del pianeta, ma perché il loro sguardo può ricordare agli adulti ciò che è stato dimenticato. Greta e Sauro non hanno grandi mezzi, conoscenze specialistiche o potere. Possiedono però coraggio, ostinazione e senso di responsabilità. Qualità che, nella storia, diventano più importanti della forza fisica e dell’autorità.Foto: Ufficio stampaRobin Hood torna al cinema con Hugh Jackman: tutti i volti del principe dei ladriRaoul Bova e Sabrina Impacciatore nel castLa presenza di interpreti come Raoul Bova, Donatella Finocchiaro e Sabrina Impacciatore contribuisce a rendere il progetto riconoscibile anche per il pubblico adulto. Accanto a loro, i giovani protagonisti sostengono il cuore emotivo del racconto, portando sullo schermo spontaneità e determinazione.Darko Peric, Federico Cesari e Demetra Bellina completano un gruppo di attori appartenenti a generazioni ed esperienze differenti. Una varietà coerente con l’ambizione del film: costruire un’opera per ragazzi che non escluda genitori e spettatori più grandi.La produzione è firmata da Pegasus con Rai Cinema, QMI e Vision Distribution, con il contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e in collaborazione con Sky.Una storia che invita a scegliereGreta e le favole vere non cerca il cinismo e non teme di affidarsi a valori che potrebbero sembrare antichi: l’amicizia, la lealtà, la responsabilità e il rispetto per gli esseri viventi.La sua protagonista non è perfetta e il suo gesto iniziale nasce anche dall’ingenuità. È proprio questa imperfezione, però, a renderla credibile. Greta non aspetta di conoscere tutte le risposte prima di intervenire. Comprende che qualcosa è sbagliato e decide di non voltarsi dall’altra parte.Il film di Berardo Carboni racconta così una missione impossibile, ma parla soprattutto della libertà di scegliere. Perché ogni favola ha bisogno di un pericolo, di un viaggio e di qualcuno disposto ad affrontarlo. E quelle più vere ricordano che il cambiamento comincia spesso da un gesto piccolo, compiuto quando tutti gli altri sono ancora fermi a guardare.Foto: IMDbTONY – Diario di un giovane cuoco: il film racconta la nascita della leggenda Anthony Bourdain| Da Rumors.it