Senza visione non ci può essere coalizione. I consigli di Franchi al campo largo

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Nel congresso della Dc a Napoli del 1962, Aldo Moro parlò per ben sei ore per argomentare sull’utilità di un’alleanza di centrosinistra. Ma non lo fece solo per le sue spiccate doti dialettiche, ma perché dietro c’era un’analisi, uno studio ed una visione su quel passo politico da compiere. E per quali trasformazioni sociali farlo in quel preciso momento. Ciò che adesso non accade.Parte da un ricordo del ‘900 Paolo Franchi, giornalista tra i più acuti del panorama politico italiano, oltre che saggista e direttore di varie testate, per ragionare con Formiche.net sull’idea di Paese che manca oggi all’attuale centrosinistra. Ovvero come immaginare un percorso, di programmi, leader, posizioni e relazioni internazionali, che porti i partiti della coalizione alle elezioni del 2027. E capire se davvero potranno fare fronte comune.Il passo in avanti di Ruffini nel centrosinistra doveva essere fatto sei mesi fa? E riflette la difficoltà di trovare un accordo sulle idee, prima che sui leader?È di tutta evidenza che sono in ritardo, perché ormai la campagna elettorale è iniziata. I tempi per procedere in quella direzione mi pare siano stati superati: non c’è solo del tempo tempo sprecato ma c’è questa condizione di stallo che si è determinata e che viene interrotta solo da alcune sortite come l’intervista di Conte.Tale situazione di stallo ha pesato negativamente?Un tempo si diceva che quando l’aereo finisce in posizione di stallo, neanche il più grande pilota del mondo riesce a riequilibrarlo. Non vorrei essere troppo pessimista, ma non è chiaro quali siano poi gli obiettivi reali di tutti i contendenti. Davvero Conte pensa di dover fare lui, attraverso le primarie, il candidato premier? Davvero Schlein asseconderà questa tendenza? Ad oggi mi sembra che si siano soprattutto marcate le posizioni, asserendo che bisogna dibattere e ogni tanto qualcuno pensa all’intervista stessa di Conte, dal momento che il tema del riarmo e della guerra non sarà secondario alle elezioni. L’Ucraina sarà particolarmente cruciale e d’altronde anche lì trovare un punto di vista comune mi sembra veramente complicato.Dal Lingotto ad oggi la sinistra italiana ha fatto un passo in avanti valoriale? Oppure ha solo giocato la carta dell’antifascismo e della Resistenza, senza entrare nel merito di nuove sfide, come l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sul lavoro, il tema dei confini europei, i flussi migratori, la difesa comune?Al Lingotto nacque un’ipotesi, l’idea che l’Italia non era solo rigidamente bipolare ma si avviava addirittura a una prospettiva bipartitica, perché questa era l’idea di Veltroni. Quel Pd aveva un universo valoriale il cui punto di riferimento sostanziale erano i democratici americani. Ma eravamo in un altro mondo e quella realtà non è mai nata davvero. Veltroni, addirittura, un anno dopo perdendo le regionali sarde, si dimise.Esiste il rischio che si perda più tempo ad affezionarsi a un leader straniero, Kamala, Ocasio-Cortez, Sanchez, senza investigare sui temi? Le agorà di Zingaretti, in verità, ci avevano provato…Non c’è mai stata una sede o il luogo di un grande Pd, che era stato immaginato come un partito di tipo assolutamente inedito nella storia italiana, non un partito pesante ma un partito aperto, si diceva allora, con una struttura molto diversa dai partiti tradizionali. Oggi il centrosinistra è un’altra cosa perché oltre a Pd, c’è il tema del cosiddetto campo largo. I 5 Stelle di oggi sono un’altra cosa rispetto alle origini, per via di profonde e clamorose mutazioni. Ciononostante Conte ha comunque un seguito, superiore al 10%. Si tratta di provare a definire i confini molto vasti, oltre che definire i confini dello schieramento e l’ovvia constatazione che se si è di più si hanno maggiori possibilità di vincere. Ma questo era noto da tempo. Dopo di che, bisognava costruire un’altra identità collettiva che andasse al di là dell’idea fondativa del Pd, ovvero sommatoria tra democristiani di sinistra e post comunisti. Per cui le affinità di ieri non possono essere usate per ragionare sull’oggi, perché i riferimenti alla storia dell’Ulivo non porterebbero molto lontano per capire cosa bisogna fare oggi. Vedo sempre una permanente situazione da anno zero.Un altro anno zero è quello in cui si trova M5S, passato da Grillo a Conte: qual è l’approccio di Schlein nei confronti di Conte? Le primarie saranno un bivio decisivo? E se dovesse vincerle, quale sarebbe la posizione della coalizione ad esempio sull’Ucraina?L’approccio complessivo anche nei confronti dell’Europa e di alleati storici come gli Stati Uniti da parte di un partito come il Pd cambierebbe, ma servirebbe un procedimento virtuoso, quello di definire una posizione di politica estera il più possibile comune, che a mio parere non può essere né quella di Conte né quella di Quartapelle. Questo significa fare un discorso serio sull’Europa, su come si sta in Europa e su cosa deve fare l’Europa, dunque arrivare a un’intesa programmatica e solo dopo andare alle primarie. Ciò non toglie che questo non significa che salta il banco, ma penso che ogni interpretazione sia possibile. In realtà il dibattito politico si può almanaccare sulla base di interpretazioni personali, che contano, ma ad oggi io non lo so esattamente qual è la posizione del Pd.Chiudiamo sul governo, che ha messo in campo una serie di iniziative mirate, come il decreto Primo Maggio, il decreto Caivano, la scuola con meno tablet e più poesie, assunzioni di infermieri e insegnanti: Giorgia Meloni rischia di aver svuotato un pezzo del programma del centrosonistra?Sì. D’altronde ai tempi di Moro e Nenni si diceva che se il centrosinistra avesse fatto le riforme avrebbe tagliato l’erba sotto i piedi ai comunisti: questo è un quesito antico e sempre irrisolto. Dopodiché bisogna vedere nel merito quale occupazione è aumentata, come è aumentata e cosa è diminuito, insomma il discorso è molto complicato. Adesso dirò una cosa di sinistra: nel mondo c’è una cosa che non è stata né vista né contrastata dalla sinistra, la polarizzazione estrema tra noi. Siamo passati da un mondo inclusivo nel quale c’era una più o meno costante ascesa di gruppi, ad un mondo fatto di chi vive su e chi vive giù. Questi ultimi si stanno allargando, dopo la globalizzazione, in cui c’è una polarizzazione della ricchezza che fa spavento e un impoverimento dei ceti medi. Tutto il discorso sul centro si basa sul fatto che il centro non è un luogo dello spirito. Ieri le società si governavano dal centro che poi doveva essere un moderato centrodestra o un moderato centrosinistra, perché c’era un centro della società e non c’era solo un centro della politica. A quel centro andava presentato un modello di Paese. Nel congresso della Dc a Napoli del 1962, Aldo Moro parlò per ben sei ore per argomentare sull’utilità di un’alleanza di centrosinistra. Ma non lo fece solo per le sue spiccate doti dialettiche, ma perché dietro c’era un’analisi, uno studio ed una visione su quel passo politico da compiere. E per quali trasformazioni sociali farlo in quel preciso momento. Ciò che adesso non accade.