Ranucci sta sperimentando il metodo che l’ha reso famoso

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“Assolto, perché il fatto non sussiste.” Vale la pena ricordare brevemente la storia di Roberto Rigoli. Durante la pandemia era il responsabile delle Microbiologie del Veneto e uno dei medici più esposti nella gestione dell’emergenza Covid. Poi arrivò l’inchiesta sui tamponi rapidi, partita da un esposto di Andrea Crisanti.Rigoli venne accusato, insieme a Patrizia Simionato, di reati legati all’acquisto e all’utilizzo dei tamponi. La vicenda finì anche sotto i riflettori di Report, con un servizio che portò quella storia davanti al grande pubblico.Da quel momento, per Rigoli iniziò un lungo calvario giudiziario e personale. Poi, nel gennaio 2025, è arrivata la sentenza: assolto perché il fatto non sussiste. E qui nasce la domanda.Un’inchiesta televisiva può durare pochi minuti. Un’accusa può diventare in poche ore di dominio pubblico. Ma quando arriva un’assoluzione, chi restituisce a quella persona la reputazione, la serenità, gli anni vissuti sotto accusa?Il problema non è fare giornalismo d’inchiesta. Il problema è il metodo: quando il sospetto diventa una sentenza mediatica e la persona finisce prima sul banco degli imputati televisivo e solo dopo davanti a un giudice. Perché il tribunale può assolvere. Ma il tribunale mediatico raramente torna sui propri passi.Ranucci sta sperimentando sulla propria pelle quel metodo di giornalismo che lo ha reso famoso in questo disgraziato Paese. Chissà se, questa volta, riuscirà a capire il male che quel metodo ha fatto a tante persone.Massimo Micheli, 13 agosto 2026L'articolo Ranucci sta sperimentando il metodo che l’ha reso famoso proviene da Nicolaporro.it.