Il 13 agosto ricorre il 19° anniversario della tragica morte del povera Chiara Poggi. Un anniversario su cui aleggia sinistro, anche se non è certamente il solo, lo spettro di un grave errore giudiziario. Lo dimostrano, a prescindere da ciò che la giustizia decreterà per Andrea Sempio (che da garantisti dobbiamo considerare non colpevole fino a prova contraria), gli incommensurabili errori e omissioni che hanno accompagnato la prima indagine.Errori ed omissioni, per non dire prudentemente altro, che da tempo sono stati portati all’attenzione del grande pubblico dei social dalla youtuber Bugalalla, al secolo Francesca Bugamelli. Un lavoro certosino, che ho spesso analizzato, essenzialmente basato sugli atti e le dichiarazioni pubbliche dei tanti soggetti più o meno coinvolti nella vicenda. Tant’è che, avendo acquisito grande popolarità nel Paese, la stessa youtuber, la quale è sostenuta da un staff particolarmente agguerrito, ha fatto il suo ingresso in alcune tv nazionali che si stanno occupando del caso.Ma come era inevitabile che accadesse in un dibattito già di per sé estremamente incandescente, Bugalalla ha anche attirato sulla sua figura l’ira funesta dei tanti soggetti, comprese le relative tifoserie da stadio, che ancora oggi, soprattutto in merito alla sempre più controversa condanna di Alberto Stasi, si comportano come i famosi giapponesi che rifiutarono di arrendersi (su tutti il celebre sottotenente Hiroo Onoda, che restò nascosto nella giungla per circa 30 anni) ai vincitori alleati.Tutto questo ha spinto alcuni di essi a travalicare i confini della civiltà, come nel caso dell’avvocato Luciano Crocco, del foro di Alessandria, dopo una denuncia presentata dai legali della youtuber, ha presentato le scuse, con tanto di risarcimento, sul canale della stessa Bugamelli, invitando altri eventuali diffamatori a smetterla di sostenere che quest’ultima sia una pregiudicata latitante (Bugalalla nello stesso video ha mostrato un certificato aggiornato del nostro ministero della Giustizia in cui non risulta alcuna pendenza, oltre al documento statunitense che dimostra la sua regolare posizione lavorativa negli States).È indubbio che vi sia da parte di alcuni citati “giapponesi” il tentativo, che a mio avviso si sta trasformando in un colossale boomerang professionale per essi, di delegittimare in tutti i modi la nuova indagine sul caso e chi soprattutto sostiene la non colpevolezza di Alberto Stasi.A titolo esemplificativo, lasciando al lettore di trarre le sue libere considerazioni, vorrei concludere l’articolo con un post al vetriolo pubblicato da Roberta Bruzzone a margine della vicenda Crocco, che secondo la criminologa non sarebbe stato un successo per Bugalalla, in quanto, anziché ottenere una sentenza di condanna, si sarebbe accontentata di una mediazione risarcitoria (cosa che peraltro avviene assai spesso in casi simili): “Facciamola ancora più semplice, perché evidentemente serve il disegnino… – si legge – Se sei entrata negli Stati Uniti da turista nel novembre del 2021 e sei rimasta lì per oltre quattro anni senza più alcun titolo valido di soggiorno, non sei in ‘vacanza’, non sei ‘temporaneamente all’estero’ e non sei dentro una specie di zona franca creata dalla tua fantasia. Sei in quello che si definisce overstay… sei clandestina in poche parole. E se hai accumulato più di un anno di ‘unlawful presence’, quando lasci gli Stati Uniti vai incontro a un divieto di rientro che può arrivare a dieci anni. (…) Quindi c’è anche un dettaglio che persino chi racconta fesserie dovrebbe riuscire a comprendere. Se sai perfettamente che, una volta uscita dagli Stati Uniti, non puoi rimetterci piede per dieci anni, forse si capisce anche perché certe partenze improvvisamente diventano molto, molto complicate. Persino quando dall’altra parte dell’oceano c’è da dare l’ultimo saluto a tuo padre. E questa è forse la parte più tragica di tutta la faccenda. Perché prima o poi le balle presentano il conto. Puoi raccontare qualunque versione ai follower. Puoi cambiare le parole. Puoi inventarti definizioni creative. Puoi raccontare che va tutto magnificamente. Ma le norme sull’immigrazione americana non leggono Instagram e non si commuovono davanti alle narrazioni di comodo. Registrano le date. Entrata. Scadenza della permanenza autorizzata. Uscita. Fine. E, visto che sei rimasta negli Stati Uniti per più di quattro anni senza status legale, il problema non è quello che raccontano gli altri. Il problema è quello che hai fatto tu. E qualche volta il costo delle fesserie che si raccontano per anni non è una figuraccia sui social. È non poter prendere un aereo quando vorresti farlo. È non poter tornare indietro senza conseguenze. È scoprire che la realtà, a differenza dei follower più creduloni, non si lascia prendere in giro dalle fesserie che racconti e dalle calunnie che spargi”.Mi permetto solo di sottolineare che la venerabile dottoressa Bruzzone dal prossimo ottobre condurrà due programmi in Rai, oltre ad essere ospita fissa di “Chi l’ha visto?”. Un grande in bocca al lupo ai telespettatori del servizio pubblico.Claudio Romiti, 12 agosto 2026L'articolo C’è del nervosismo tra i giapponesi di Garlasco proviene da Nicolaporro.it.