Nelle ultime settimane sia Roma che Berlino hanno accelerato sulla risposta alle crescenti attività di “guerra ibrida”, condotte da parte della Russia contro i Paesi europei; le strade scelte, però, sembrano divergere. Mentre in Italia il governo ha recentemente optato per un rafforzamento della Difesa nel dominio cibernetico, in Germania si è data priorità a un’ampia (e da tempo ritenuta ormai imprescindibile) riforma degli apparati di intelligence.In Italia il consiglio dei Ministri ha approvato il 4 agosto 2026, un disegno di legge a carattere piuttosto ampio per il rafforzamento e l’adeguamento della capacità di difesa nazionale ora all’esame del Parlamento. Il Ddl formalizza uno “spazio cibernetico di interesse nazionale per la difesa e la sicurezza militare dello Stato”, il cui perimetro è definito e aggiornato dal ministro della Difesa, eleva il settore cyber a dominio militare strategico al pari di terra, mare e cielo, riorganizza l’intelligence militare, ribattezzato Comando Interforze Cyber Intel – Reparto Informazioni e Sicurezza (COCI-RIS), e istituisce figure specializzate. Benché il Ddl menzioni la questione della pianificazione e direzione delle operazioni cyber all’interno del perimetro cibernetico militare nazionale, esso mantiene sostanzialmente inalterate le prerogative della Difesa in questo campo.In Germania al contrario la riforma, attesa in Consiglio dei ministri a metà agosto, riguarda sia il Bnd (intelligence estera) che il BfV (intelligence interna). L’obiettivo dichiarato è trasformare i servizi da strutture di raccolta e analisi informazioni a fini prevalentemente difensivi a organismi realmente capaci di attività offensive di contrasto alla guerra ibrida. A tal fine le novità più rilevanti presenti nel progetto di riforma sono da considerarsi: la possibilità di violare e manipolare dati di sistemi cibernetici collegati ad attività ostili, disattivare infrastrutture, interrompere flussi finanziari. La riforma prevede anche per i due servizi un ampliamento delle possibilità di impiego di spyware e intelligenza artificiale, oltre a margini più ampi per sorveglianza online e conservazione dei dati acquisiti nel corso di tali attività.La riforma italiana potrebbe ancora andare incontro a modifiche durante l’iter di approvazione parlamentare, quella tedesca ancora non è stata presentata, dunque non si può ancora essere del tutto certi della sua effettiva portata. Allo stato attuale tuttavia sembra emergere una sostanziale differenza di approccio tra Germania e Italia in relazione alla minaccia ibrida.La proposta di riforma tedesca del sistema d’intelligence sembra configurarsi come sostanziale e operativa, volta a innescare (potenzialmente, si intende) una trasformazione radicale nelle modalità di risposta degli apparati informativi ad attività di cyber-spionaggio, disinformazione e propaganda. Il nostro Ddl al contrario sembra fornire una risposta di tipo essenzialmente burocratico al problema, limitandosi a ridefinire responsabilità e processi senza una sostanziale ridefinizione delle attività operative nel dominio cibernetico. Inoltre, se l’elemento offensivo risulta esplicito nella proposta di riforma degli apparati di intelligence tedeschi, in cui si prevede una risposta attiva di tipo strike-back, azioni di sabotaggio e operazioni di contro-hacking, l’Italia rimane ancorata ad un approccio ancora prevalentemente difensivo e di contenimento della minaccia ibrida in ambito militare.Ciò non deve intendersi come una critica al Ddl Crosetto, che introduce modifiche essenziali al fine di rendere più strutturato il raccordo tra funzione informativa militare e capacità cyber; è necessario tuttavia che anche noi si rifletta sull’opportunità di un cambio di passo rispetto alla minaccia ibrida e, più ampiamente, sulla opportunità di adottare di una postura meno difensiva e reattiva in ambito sicurezza nazionale e difesa.