L’overtourism, o sovraffollamento turistico, si verifica quando il numero di visitatori supera la soglia di tollerabilità di una destinazione, compromettendone l’equilibrio ambientale, sociale ed economico. A rischio non sono soltanto spiagge e località costiere, ma la stessa capacità del Mediterraneo di affrontare gli effetti del cambiamento climatico. Quando gli habitat marini vengono degradati dall’attività umana, diventano più vulnerabili alle ondate di calore, alla perdita di biodiversità e agli effetti del riscaldamento globale. Ecco perché, secondo Marevivo, proteggere gli habitat marini è la prima difesa per rafforzare la resilienza del mare. La crescita continua dei flussi turistici rende questo scenario ancora più preoccupante. Secondo le Nazioni Unite, circa l’80% del turismo mondiale si concentra nelle aree costiere, mentre i dati diffusi da Eurostat mostrano che nel 2025 le strutture ricettive dell’Unione europea hanno registrato quasi 3,1 miliardi di pernottamenti, con oltre il 61% concentrato in quattro Paesi: Spagna, Italia, Francia e Germania. Viviamo in un’epoca in cui prevale un modello di economia lineare basato sulla cultura dell’usa e getta. I luoghi incontaminati sono ormai rari, mentre un turismo sempre più accessibile rende raggiungibili e affollati anche gli angoli più remoti del pianeta. Per contribuire a ridurre l’impatto delle attività turistiche sull’ambiente e accelerare la transizione ecologica, la Fondazione promuove la campagna “Plastic Free e non solo”, un programma di sostenibilità rivolto a porti turistici e approdi, ma anche ad alberghi e stabilimenti balneari, che prevede l’eliminazione della plastica monouso e una gestione responsabile dei rifiuti e delle risorse. Il programma si articola in tre livelli, con l’assegnazione di “stelle marine” in base agli obiettivi raggiunti e offre un modello concreto per un turismo più rispettoso dell’ambiente.Per Marevivo è necessario promuovere un modello di turismo capace di coniugare sviluppo economico e tutela del capitale naturale. Proprio con questo obiettivo, durante la UN Ocean Conference di Nizza del 2025 la Fondazione ha presentato una proposta in cui denuncia i costi nascosti dell’overtourism nella località egiziana di Sataya, un paradiso naturale dove i delfini trovano rifugio, nutrimento e un luogo sicuro per riprodursi, ma che oggi è preso d’assalto da un numero crescente di turisti che li circondano con imbarcazioni e a nuoto all’interno del loro habitat. Tra le azioni prioritarie figurano l’installazione di sistemi di ormeggio con boe per proteggere le praterie di Posidonia oceanica, il potenziamento degli impianti di depurazione nelle località costiere, una gestione più efficace degli scarichi reflui e dei rifiuti e la riduzione delle pressioni sugli habitat marini. Proteggere gli ecosistemi non significa soltanto conservare la biodiversità, ma rafforzare la capacità del Mediterraneo di affrontare gli effetti del cambiamento climatico e garantire un futuro sostenibile anche al turismo. Questo articolo Turismo, Marevivo: “Proteggere habitat marini prima difesa per contrastare crisi climatica” proviene da LaPresse