Ceuta, Piantedosi e il «rischio di infiltrazioni terroristiche»: i controlli resteranno «fino alla fine della crisi»

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Non una scelta politica contro la Spagna, ma una decisione fondata su valutazioni di sicurezza. E’ la tesi che il governo mette nero su bianco davanti al Parlamento, un ragionamento che ha portato al ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere con Madrid dopo la crisi migratoria di Ceuta. In audizione davanti al Comitato Schengen della Camera, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha spiegato che alla base della misura c’è un dossier elaborato dal Comitato Analisi Immigrazione e Sicurezza delle Frontiere, che avrebbe evidenziato «elevati profili di rischio per la sicurezza interna» legati anche alla possibilità di «potenziali infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori». Una valutazione che, assicura il titolare del Viminale, porta il governo a confermare i controlli almeno fino al 15 agosto. Piantedosi: «Elevati profili di rischio»Ripercorrendo quanto accaduto tra il 30 e il 31 luglio, Piantedosi ricorda che l’enclave spagnola di Ceuta è stata investita da «un improvviso e consistente afflusso irregolare di circa 72 mila cittadini di Paesi terzi», un numero «tanto più impressionante se si considera che la popolazione di Ceuta è di circa 83 mila persone». Un’emergenza che, sottolinea, ha provocato «83 vittime accertate» secondo le autorità spagnole, mentre «secondo alcune fonti il bilancio effettivo sarebbe superiore ai 140 morti». Per il ministro, «qualsiasi narrazione che descriva la situazione come sotto controllo si scontra con la realtà dei fatti» e «il problema non risiede nell’impegno delle autorità di Madrid, ma nell’oggettiva ingovernabilità di una crisi di tale portata». È in questo contesto, prosegue, che il 31 luglio è stato convocato il Comitato Analisi Immigrazione e Sicurezza delle Frontiere. «Le informazioni condivise hanno evidenziato la sussistenza di elevati profili di rischio per la sicurezza interna, in relazione a possibili spostamenti incontrollati e improvvisi di cittadini di Paesi terzi attraverso lo spazio comune, che in quanto tali non escludono potenziali infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori». Secondo il ministro «diverse fonti evidenziano come alcune aree del Marocco, compresa quella in prossimità di Ceuta, siano storicamente oggetto di reclutamento e radicalizzazione da parte jihadista». È questo, spiega il titolare del Viminale, che ha reso necessario «un immediato intervento del Governo a tutela della sicurezza interna, attraverso il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne con il Regno di Spagna». Perché i controlli resteranno almeno fino al 15 agostoI presupposti che hanno portato alla decisione italiana, insomma, non sarebbero ancora venuti meno. «Le stesse autorità spagnole, nei giorni immediatamente successivi allo scoppio della crisi, hanno segnalato la possibilità di un nuovo tentativo di ingresso di massa per il prossimo 15 agosto», afferma, spiegando che il rischio è alimentato da «mirate campagne via social che indirizzano decine di migliaia di cittadini extra Ue verso Ceuta». Una situazione che avrebbe spinto anche il Marocco a rafforzare il dispositivo di sicurezza attorno all’enclave. «Non è possibile, peraltro, escludere il rischio che eventuali ulteriori mobilitazioni e concentrazioni, unite al malcontento dei giovani, possano essere sfruttati, anche attraverso le reti digitali, per attività di radicalizzazione o reclutamento», è il timore del Viminale. Per questo motivo «la decisione di sospendere l’applicazione dell’Accordo di Schengen non sarà rivista prima del 15 agosto, e comunque solo dopo che saranno completamente esclusi rischi di sicurezza per l’Italia». La replica a Madrid: «Non è una misura contro la Spagna»Piantedosi respinge poi le accuse del governo Sánchez, che aveva bollato la scelta italiana come una decisione tutta politica. «Mi preme ribadire che la nostra decisione sul ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne aeree e marittime non è stata una misura rivolta contro la Spagna o contro un altro partner. È fuori discussione qualsiasi atto ostile nei confronti della Spagna, Paese a noi legato da storici vincoli di amicizia e fratellanza». Si tratta, insiste, di «una scelta di natura cautelare e organizzativa, intesa a tutelare la sicurezza nazionale e la tenuta dell’intero sistema europeo dei controlli». E aggiunge: «Mentre l’iniziativa dell’Italia si fonda su solide basi oggettive e sull’attività di controllo, la sospensione operata dalle autorità di Madrid nei nostri confronti corrisponde, per loro ammissione, a una logica sostanzialmente ritorsiva». Il precedente degli altri Paesi UeIl ministro rivendica poi la piena conformità della misura al diritto europeo, ricordando che «il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne è stato attivato centinaia di volte negli anni dai Paesi europei». Cita, tra gli altri, Francia, Germania, Austria, Danimarca, Olanda, Polonia, Svezia e Norvegia, osservando che «sorprende che, a fronte di questa misura generalizzata e ormai di fatto permanente in altri Paesi, non vi siano state le stesse reazioni che si sono sviluppate in Italia e contro l’Italia». «Non possono esistere Paesi europei con un diritto maggiore di altri a proteggere la propria sicurezza nazionale», conclude. Tre arresti e 21 respingimentiIn audizione infine Piantedosi fornisce un primo bilancio dell’attività svolta dall’entrata in vigore dei controlli, il primo agosto. «Dal ripristino dei controlli alle frontiere con la Spagna abbiamo effettuato tre arresti e respinto, in quanto illegali, 21 cittadini di Paesi terzi, di cui sei marocchini». I controlli, precisa, «si basano sull’analisi del rischio e sulle informazioni di polizia», sono rivolti ai cittadini extra Ue e vengono effettuati «nel rispetto del principio di proporzionalità», senza «alcun aggravio burocratico» né effetti sui flussi turistici tra i due Paesi. L'articolo Ceuta, Piantedosi e il «rischio di infiltrazioni terroristiche»: i controlli resteranno «fino alla fine della crisi» proviene da Open.