Mattia Maestri, il bimbo finito in coma e morto per il formaggio contaminato. La battaglia del padre e quella promessa al figlio: «Lo farò fino alla morte»

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Un sabato di giugno di nove anni fa, una decisione apparentemente banale trasforma la vita della famiglia Maestri in un calvario irrimediabile. Mattia ha solo quattro anni quando mangia del formaggio acquistato nel caseificio del paese. La notte stessa iniziano i crampi e un dolore devastante. Lo racconta oggi a Il Giornale Giovanni Battista, il padre del piccolo, finito in coma per nove anni e poi morto per aver mangiato formaggio contaminato da Escherichia coli.Il calvario: da Trento a Conegliano, con Mattia in coma«Avete idea di cosa sia un bambino di 4 anni che piange disperato? Allora lo abbiamo portato all’ospedale, sono stati bravi ma non hanno capito cosa avesse e hanno deciso di mandarci a Trento», racconta. A Trento la diagnosi iniziale si rivela errata e il piccolo viene trasferito d’urgenza a Padova, dotato di strutture più adeguate per la terapia intensiva. «Hanno detto che era appendicite – spiega – ma non era vero. Poi hanno fatto altri esami, alla fine lo hanno mandato a Padova, perché a Padova c’è un ospedale più attrezzato. Lo abbiamo lasciato alle nove della sera, perché lo avevano in terapia intensiva. E in intensiva non puoi restare con lui la notte. Siamo tornati il mattino alle sei». E lì era entrato in coma. «Da quel momento Mattia non c’è stato più. L’ultima volta che abbiamo parlato con lui è stata la sera prima, quando abbiamo dovuto lasciarlo da solo».47 farmaci al giornoDopo un mese a Padova tra intubazione e morfina per sedare i dolori, Mattia viene trasferito per la riabilitazione a Conegliano Veneto, poiché in Trentino non è presente un centro riabilitativo pediatrico adeguato. La famiglia si sposta per un anno, per poi fare ritorno a casa dove inizia una gestione familiare dolorosa ma tenace: otto anni con il bambino in stato semivegetativo, assistito costantemente dalla madre. Mattia è costretto ad assumere fino a 47 farmaci al giorno, affrontando crisi e sofferenze senza mai riprendere conoscenza.La promessa del papà a Mattia«Gli parlavate?», chiede la giornalista Hoara Borselli a Giovanni Battista Maestri. «Si, ma lui non rispondeva. Un giorno gli ho fatto due promesse. Gli ho detto: “Mattia, ti prometto che ti salverò, e ti prometto che mi batterò fino alla morte perché una cosa del genere non debba capitare ad altri bambini!“. La prima promessa non l’ho saputa mantenere. La seconda giuro su Dio che la mantengo». Dal 1987 è nota la pericolosità dei formaggi a latte non pastorizzato per i bambini piccoli e le donne in gravidanza. Maestri richiede che sui prodotti venga introdotto un avviso esplicito: «Chiedo una legge che imponga a tutti di mettere un’etichetta su quei formaggi. Cosa ci deve essere scritto sull’etichetta? Semplicemente che sono pericolosi. Come c’è scritto sul pacchetto di sigarette».«Silenzio per anni, la legge giace lì, e ora vengono a ripulirsi la faccia col mio bambino?»La legge è in Parlamento ma ancora non viene deliberata. Troppi interessi lobbistici. «Vorrei che quelli che si oppongono a questa legge vedessero i loro bambini con le piaghe di decubito alla nuca e poi li vedessero quando affrontano la crisi di astinenza da morfina», dichiara l’uomo. Alle sofferenze per le crisi del figlio — ricordate dal padre menzionando gli occhi di Mattia che comunicavano l’intensità della sofferenza — si aggiunge l’amarezza per l’atteggiamento tenuto dai responsabili e dalle istituzioni locali. Dal caseificio non sono mai arrivate scuse o telefonate, mentre dalle realtà locali sono giunti segnali ritenuti inaccettabili. «Le istituzioni? Le dico solo che l’azienda turistica della Val di Non ha premiato i due responsabili del caseificio. Al caseificio che ha ucciso mio figlio è stato dato un riconoscimento ufficiale di eccellenza e qualità. Alla presenza di una assessore provinciale. Le pare una cosa accettabile?». Conclusi i funerali, Maestri ha respinto le condoglianze ufficiali dei politici giunte dopo anni di silenzio e inattività legislativa: «Mi hanno fatto le condoglianze. Le ho respinte e li ho invitati a non venire al funerale. Silenzio per anni, hanno fatto nulla, la legge giace lì, e ora vengono a ripulirsi la faccia col mio bambino?».L'articolo Mattia Maestri, il bimbo finito in coma e morto per il formaggio contaminato. La battaglia del padre e quella promessa al figlio: «Lo farò fino alla morte» proviene da Open.