La crescente minaccia rappresentata dai droni costringe la Russia a trovare nuovi modi per proteggere i propri asset militari più preziosi. Nuove immagini satellitari mostrano infatti che la Marina russa ha iniziato a installare grandi reti di protezione sopra i sottomarini ormeggiati nella base di Rybachiy, nella penisola della Kamchatka, sede della maggior parte dei sottomarini lanciamissili balistici delle classi Borei e Borei-A afferenti alla Flotta del Pacifico.Le immagini, scattate il 4 agosto dalla società di osservazione satellitare Vantor, mostrano diversi sottomarini completamente coperti da ampie reti sostenute da strutture temporanee installate con l’ausilio di chiatte dotate di gru. Le fotografie suggeriscono che i lavori siano iniziati già nel mese di maggio, quando i primi elementi delle coperture erano comparsi attorno agli ormeggi della base. Rybachiy rappresenta uno dei siti più sensibili dell’intera triade nucleare russa. E la decisione di adottare sistemi di protezione fisica sopra unità di questo tipo evidenzia come il Cremlino ritenga credibile anche uno scenario di attacco contro infrastrutture situate a migliaia di chilometri dal teatro ucraino.Le reti installate in Kamchatka non rappresentano però un caso isolato. Immagini satellitari della base di Novorossijsk, sul Mar Nero, mostrano che almeno tre sottomarini convenzionali classe Kilo sono stati equipaggiati con gabbie metalliche sopra la torretta e, in alcune occasioni, mantenuti parzialmente immersi all’interno del porto. Secondo la valutazione del ministero della Difesa britannico, tali modifiche costituiscono una misura preventiva adottata in risposta alla crescente capacità dell’Ucraina di colpire obiettivi sempre più lontani dalla linea del fronte mediante droni aerei e navali. Questo escamotage richiama le reti metalliche già impiegate sui propri veicoli dalle forze russe schierate lungo il fronte ucraino, per contrastare i droni Fpv e le imbarcazioni esplosive senza equipaggio. E già nel 2024 erano apparse strutture rudimentali sopra il sottomarino nucleare Tula nella base di Gadzhiyevo, ma le installazioni osservate oggi risultano decisamente più estese e sofisticate.L’origine di questa crescente attenzione è legata all’evoluzione delle capacità ucraine. Kyiv dispone oggi di un arsenale sempre più ampio di droni a lungo raggio, missili da crociera e imbarcazioni senza equipaggio capaci di colpire infrastrutture navali, basi militari e navi anche molto lontano dalla linea del fronte. L’impiego di terminali satellitari miniaturizzati e sistemi di navigazione avanzati consente inoltre di attaccare bersagli mobili, aumentando significativamente la vulnerabilità della flotta russa anche fuori dai porti. La percezione della minaccia è stata ulteriormente rafforzata dalle operazioni condotte da Kyiv in profondità sul territorio russo, come Operazione Spiderweb, che hanno dimostrato la possibilità di colpire obiettivi strategici anche grazie al lancio di droni da posizioni vicine ai bersagli.Nel complesso, le nuove protezioni installate sui sottomarini russi rappresentano molto più di una semplice misura tattica. Riflettono la trasformazione della guerra contemporanea, nella quale sistemi relativamente economici e facilmente reperibili possono minacciare piattaforme strategiche dal valore di miliardi di euro. La necessità di difendere persino i pilastri della deterrenza nucleare attraverso reti fisiche e barriere passive testimonia come la rivoluzione dei sistemi senza pilota stia modificando profondamente il concetto stesso di sicurezza delle infrastrutture militari, imponendo nuove soluzioni di protezione destinate con ogni probabilità a diffondersi ben oltre il conflitto in Ucraina.