Il generale dei carabinieri in congedo Carmelo Burgio, candidato sindaco di Futuro Nazionale a Milano, ha parlato a LaPresse a proposito dei ‘rastrellamenti’ citati dal generale Vannacci. “Cosa propone l’ottimo ex capo della polizia Franco Gabrielli? Propone di fare grossi ‘servizi a massa’, e che cosa sono? Qual è la differenza quando lei mette 200 uomini in una zona come quelle della movida e controlla a tappeto tutto? Io i servizi a massa non li chiamo rastrellamenti, li chiamo tecnicamente ‘operazioni ad alto impatto’, o ‘operazioni coordinate di controllo del territorio’. Ora, il collega (Roberto Vannacci, ndr) ha voluto colpire anche l’immaginazione, ma che li chiami rastrellamenti o che lei lo chiami ‘servizio a massa’ è la stessa cosa, non è che quando si fa questo servizio io auspico che vengono messi tutti nei vagoni piombati e portati ad Auschwitz”.“A Milano serve sicurezza, non girerei di notte disarmato in Stazione”“Come mi ha convinto il generale Vannacci? Ho firmato un contratto plurimiliardario”. Inizia scherzando Burgio e, quando gli viene chiesto se il capoluogo lombardo è la città più insicura d’Italia, come è stata definita de Vannacci, risponde: “No, non è la città più insicura, pure Roma non scherza, ma è sicuramente una città molto insicura. Io la frequento da tanti anni e la notte da solo e disarmato non girerei attorno alla stazione”. Per il generale sicurezza e periferie sono le principali urgenze che affronterebbe una volta eletto sindaco: “La sicurezza, perché lo chiedono i milanesi. Le periferie, perché non dobbiamo pensare solo all’Area C e a chi va a farsi l’apericena. Noi dobbiamo pensare a chi vive nelle periferie, che ha bisogno di servizi e di sport. Una cosa importante è riuscire a dialogare con tutti per capire quali sono i problemi, perché i problemi li capisci quando ti immergono nel sistema e questa è la regola di qualunque persona che viene mandata a prendersi la responsabilità di un’area. I o non è che sia un miracolo di efficienza, ho fatto quello che fanno tutti gli ufficiali dei carabinieri, tutti i questori, tutti i prefetti, che vanno in un posto nuovo, cercano di capire quali sono i problemi e cercano di dare delle risposte possibilmente in tempi brevi”, conclude “Frequento la città da anni, che sarà mai se non parlo milanese”“Se conosco Milano? Do due risposte: la prima è che Milano la frequento da un sacco di anni. La seconda è, quando mi hanno mandato a comandare Cagliari, Caserta o Trapani le conoscevo? Quando mi hanno mandato a lavorare in tutto l’Afghanistan lo conoscevo? Tutti questi milanesi che l’hanno governata sono stati tutti eccezionali o perfetti? Sono andato in Afghanistan per un anno a dirigere come addestrare la polizia afghana e sono tornato a casa, sono tornato a casa dalla Bosnia, sono tornato a casa dall’Albania, dal Libano, a Nassiriya non facevo l’apericena: non parlo il milanese, che sarà mai. La città, dopo che l’hanno governata persone che sapevano tutto di Milano, è perfetta? Io penso che sarebbe ora di cambiare qualche cosa in Italia – continua Burgio – perché c’è qualcosa che non va: si pensa un po’ troppo poco agli italiani e forse piano piano ci stiamo islamizzando. Gente che ieri giustamente veniva e baciava per terra perché trovava da lavorare da noi, oggi non vuole il crocifisso in chiesa, non vuole il salame e il maiale a pranzo, non vuole il presepio, non bisogna festeggiare il Natale ma si deve festeggiare il Ramadan, non bisogna studiare la Divina Commedia. Domani dirà che quando cammina in piazza del Duomo e vede la croce si sente male, quindi chiederà togliere la croce da tutte le chiese. Siccome per tutte queste richieste c’è sempre stato qualcuno che ha detto che era giusto farle e che andavano esaudite, perché non dobbiamo esaudire pure quella di togliere la croce dal Duomo di Milano?” Questo articolo Carmelo Burgio candidato sindaco a Milano: “Rastrellamenti? Operazioni ad alto impatto, non treni per Auschwitz” proviene da LaPresse