Francia e Italia nell’Indo Pacifico, ma restano divergenze sulla strategia

Wait 5 sec.

di Giuseppe Gagliano – Francia e Italia puntano a rafforzare la cooperazione strategica, ma sull’Indo Pacifico continuano a emergere differenze profonde negli obiettivi e nel rapporto con Stati Uniti e Cina. Il vertice franco italiano del 25 giugno 2026 ad Antibes ha rilanciato l’intesa tra Emmanuel Macron e Giorgia Meloni nei settori della difesa, dell’energia nucleare civile, dello spazio, dell’immigrazione e della sicurezza mediterranea, senza tuttavia trasformare l’Indo Pacifico in un concreto campo d’azione comune.La Francia considera la regione una naturale proiezione della propria sovranità, grazie alla presenza di territori, basi militari, cittadini e vaste zone economiche esclusive. Parigi punta quindi ad agire come potenza residente e sostiene una maggiore autonomia europea sia dagli Stati Uniti sia dalla Cina. Macron ha proposto anche la formazione di una coalizione di Paesi capaci di mantenere una posizione indipendente rispetto alle due grandi potenze.La posizione italiana è differente. Roma non possiede territori nell’Indo Pacifico e la sua presenza militare rimane prevalentemente legata a missioni navali temporanee. Inoltre, attribuisce al rapporto con Washington e alla NATO un valore politico e militare maggiore. Se per Parigi l’autonomia strategica europea dovrebbe aumentare la libertà d’azione del continente, Roma tende a considerarla soprattutto come un rafforzamento del pilastro europeo dell’Alleanza atlantica.A complicare un eventuale progetto comune contribuisce la concorrenza tra i due Paesi. Francia e Italia hanno interessi non sempre coincidenti in Libia, nel Mediterraneo, in Africa, nell’industria della difesa, nella cantieristica, nello spazio e nei rapporti con i Paesi arabi. Le tensioni politiche emerse negli ultimi mesi tra Macron e Meloni hanno inoltre mostrato quanto il rapporto bilaterale rimanga esposto a improvvisi deterioramenti.Sul piano militare, una presenza congiunta stabile nell’Indo Pacifico richiederebbe risorse considerevoli. La Francia dispone di basi permanenti, ma deve controllare territori distribuiti su un’area vastissima. L’Italia possiede una marina moderna, ma manca di una propria rete logistica regionale. Una presenza continuativa richiederebbe accordi portuali, rifornimenti, manutenzione, personale e scorte di materiali a migliaia di chilometri dalle basi nazionali.Le missioni di portaerei e fregate consentono esercitazioni, visibilità diplomatica e opportunità per l’industria della difesa, ma difficilmente possono modificare gli equilibri strategici tra Stati Uniti e Cina. Esiste quindi il rischio di una presenza europea costosa, sufficientemente visibile da provocare reazioni da parte di Pechino, ma troppo limitata per influenzarne concretamente le decisioni.Anche la cooperazione industriale presenta difficoltà. Francia e Italia collaborano in diversi programmi militari, ma rimangono concorrenti nelle esportazioni di navi, elicotteri, sistemi elettronici, satelliti e armamenti. Un maggiore coordinamento imporrebbe di stabilire la guida dei programmi, la distribuzione della produzione e delle tecnologie e il controllo delle esportazioni, questioni sulle quali gli interessi nazionali possono facilmente entrare in contrasto.Per Roma esiste inoltre un problema finanziario. L’aumento delle spese militari deve essere conciliato con il debito pubblico e con altre priorità economiche. Una presenza navale permanente nell’Indo Pacifico potrebbe quindi sottrarre risorse al Mediterraneo, considerato dall’Italia il proprio principale spazio strategico.Resta infine il nodo cinese. Parigi cerca di presentarsi come una forza europea capace di mantenere autonomia sia da Washington sia da Pechino, mentre Roma rimane maggiormente legata agli Stati Uniti sul piano della sicurezza. Un’eventuale crisi nello Stretto di Taiwan renderebbe evidenti queste differenze, soprattutto davanti alla necessità di decidere sull’appoggio logistico agli Stati Uniti, sulla partecipazione a operazioni militari e sull’introduzione di eventuali sanzioni contro la Cina.Una cooperazione franco italiana nell’Indo Pacifico potrebbe risultare utile nella sorveglianza marittima, nella protezione dei cavi sottomarini, nelle esercitazioni e nella sicurezza delle rotte commerciali. La costruzione di una vera strategia comune appare però più difficile. Il vertice di Antibes ha rilanciato il dialogo tra Roma e Parigi, ma non ha eliminato le divergenze sull’autonomia europea, sul rapporto con Washington, sulla Cina e sulla distribuzione degli interessi industriali e militari.Prima di trasformare l’Indo Pacifico in un nuovo terreno della cooperazione bilaterale, Francia e Italia dovranno quindi dimostrare di riuscire a conciliare interessi e priorità già nel Mediterraneo. In caso contrario, anche nell’Indo Pacifico i due Paesi rischiano di presentarsi come partner sul piano diplomatico, concorrenti su quello economico e attori con capacità operative limitate rispetto alle grandi potenze della regione.