Siria. Damasco e Mosca ridisegnano il futuro delle basi russe

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di Angelo Gambella – Siria e Russia hanno definito un memorandum d’intesa destinato a modificare profondamente lo status delle due principali installazioni militari russe nel Paese: la base aerea di Hmeimim, nel governatorato costiero di Latakia, e quella navale di Tartus, principale punto d’appoggio russo nel Mediterraneo orientale.La base navale di Tartus risale al 1971 ed è frutto di in accordo fra la Siria bahatista e l’Unione Sovietica; nel 2017 venne rinnovata la sovranità russa per 49 anni, contratto annullato dal governo di transizione nel 2024.La base aerea di Hmeimim è più recente: è stata aperta nel 2015, e ospita vari velivoli tra cui i caccia multiruolo Su-34 e Su-35; tra gli armamenti difensivi il potente sistema missilistico S-400.L’intesa prevede un passaggio graduale verso una maggiore partecipazione siriana nella gestione delle strutture. Durante la prima fase della transizione Damasco assumerà il controllo delle infrastrutture destinate alle attività civili, mentre la presenza militare russa verrà mantenuta attraverso una nuova formula di cooperazione con le autorità siriane.A Hmeimim la Siria dovrebbe progressivamente assumere la gestione della componente civile dell’aeroporto. Un processo analogo riguarderà Tartus, dove passerà sotto controllo siriano il molo numero 4, destinato alle attività portuali non militari.Più rilevante dal punto di vista strategico è la soluzione individuata per le installazioni militari. Hmeimim e Tartus non dovrebbero infatti essere semplicemente evacuate dalle forze russe, ma trasformate in strutture congiunte russo-siriane. Mosca conserverebbe così una presenza militare sulla costa mediterranea, sebbene secondo modalità differenti rispetto a quelle stabilite durante la presidenza di Bashar al-Assad.Per Damasco l’accordo rappresenta un passo verso il recupero del controllo diretto su infrastrutture considerate essenziali per la sovranità nazionale. Per la Russia costituisce invece un compromesso che permette di evitare la perdita delle due basi, diventate negli ultimi anni fondamentali per la proiezione militare russa nel Mediterraneo e verso il continente africano.Dalla base aerea di Hmeimim sono state condotte gran parte delle missioni aeree a sostegno delle forze governative siriane durante la guerra civile. Tartus ha invece una storia più lunga nei rapporti tra Mosca e Damasco e rappresenta l’unico punto d’appoggio navale russo di particolare rilievo nel Mediterraneo.La caduta del governo di al-Assad, nel dicembre 2024, aveva aperto numerosi interrogativi sulla permanenza delle forze russe. Le nuove autorità siriane hanno progressivamente riallacciato i rapporti con diversi Paesi occidentali e arabi, ma hanno evitato una rottura definitiva con Mosca.Anche la Russia ha scelto una linea pragmatica. Dopo aver sostenuto militarmente al-Assad per quasi un decennio, il Cremlino ha avviato un dialogo con la nuova leadership siriana nel tentativo di salvaguardare almeno una parte degli interessi costruiti nel Paese. Nei mesi scorsi Mosca aveva già riconosciuto che erano in corso trattative per ridefinire la funzione delle proprie installazioni militari.La trasformazione delle basi in strutture congiunte potrebbe inoltre rispondere alle esigenze delle nuove forze armate siriane. Una parte considerevole degli armamenti, degli aeromobili e dei sistemi militari disponibili nel Paese è infatti di produzione sovietica o russa, rendendo ancora importante la collaborazione con Mosca per addestramento, manutenzione e assistenza tecnica.L’intesa segna quindi soprattutto un cambiamento di modello. La Russia sembra destinata a perdere parte dell’autonomia di cui disponeva durante l’era al-Assad, mentre la Siria recupera competenze e controllo sulle infrastrutture civili. Allo stesso tempo Damasco evita di chiudere completamente la porta a Mosca.Il memorandum potrebbe dunque rappresentare il passaggio definitivo dalla presenza militare russa costruita intorno all’alleanza con al-Assad a un rapporto più equilibrato e negoziato con la nuova leadership di Damasco. Mosca resta in Siria, ma con condizioni diverse; Damasco recupera parte del controllo sulle proprie infrastrutture strategiche senza trasformare il cambiamento politico seguito alla caduta di al-Assad in una rottura con la Russia.