Qui al bar sappiamo che la vince chi è più bravo a metterla giù: “Le vite umane non sono merce di scambio” e “soccorrere le persone in pericolo in mare” è un “obbligo”. Come fai a dare torto alle Ong tedesche, che su Repubblica hanno replicato al Viminale, il quale a sua volte replicava al governo tedesco, che vuole rispedirci gli irregolari approdati in Italia ma poi stabilitisi in Germania, che secondo il Patto Ue sui migranti dovremmo riprenderci noi? Il nostro ministero, infatti, rinfaccia a Friedrich Merz proprio la quantità di africani depositati sulle nostre coste da “soccorritori” battenti bandiera teutonica.Costoro, dunque, si sono affidati alla potenza della narrazione. E delle frittate ribaltate. Già, perché un conto è chi sta navigando per i fatti suoi e intercetta un naufrago; un conto è chi vaga per i mari in attesa del naufragio. Si è detto tante volte che la presenza delle Ong nel Mediterraneo è un “pull factor”, un fattore d’attrazione per le partenze. E in linea di massima, meno gente parte dall’Africa, meno dovrebbe annegarne. Non solo: meno gente decide di provare a mettersi in viaggio, meno trafficanti senza scrupoli si arricchiranno. Ma soprattutto, ci domandiamo: se le vite umane, giustamente, non devono essere trattate alla stregua di merce di scambio tra Paesi, non sarebbe opportuno astenersi dall’utilizzarle alla stessa maniera contro gli Stati stessi?Molte volte, in effetti, si è avuto l’impressione che le Ong, tedesche e non tedesche, brandissero i corpi e le fragilità degli immigrati come strumento di ricatto nei confronti di esecutivi che avevano e hanno tutto il diritto di gestire i propri confini, di stabilire chi entra e chi deve rimanere fuori. Al grido di “nessun umano è illegale”, hanno preteso di metterci davanti ai fatti compiuti, costringendoci ad accogliere. In sintesi: hanno fatto politica sfruttando i migranti. Perché tutto questo sarebbe più nobile dell’alterco tra Roma e Berlino? Perché un popolo non ha facoltà di limitare gli ingressi? Perché a decidere al posto nostro devono essere le Carola Rackete o gli Oscar Camps? Tutti costoro non potrebbero smetterla di “restare umani” con i culi – pardon, con i porti – degli altri?Il Barista, 11 agosto 2026L'articolo Due parole alle Ong tedesche proviene da Nicolaporro.it.