La contestazione interna alla Lega lombarda nei confronti di Matteo Salvini si fa sempre più esplicita. Cinque dirigenti avrebbero chiesto apertamente le dimissioni del segretario durante il direttivo regionale che si è svolto venerdì scorso nella sede milanese di via Bellerio, mentre una parte consistente degli altri interventi avrebbe comunque sollecitato un profondo cambio di linea e di gestione del partito. A ricostruire il confronto interno è Repubblica, secondo cui almeno una ventina dei 31 interventi nel corso della riunione sarebbero stati fortemente critici nei confronti del vicepremier. Tra coloro che avrebbero chiesto senza mediazioni un passo indietro di Salvini figurano Daniele Belotti, ex deputato e volto storico del raduno di Pontida, il segretario provinciale di Bergamo Fabrizio Sala, la segretaria bresciana Roberta Sisti, il sindaco di Pertica Alta Giovannimaria Flocchini e il sindaco di Travagliato Renato Pasinetti.Una posizione critica sarebbe stata espressa anche dalla deputata Simona Bordonali. Il fronte lombardo vede inoltre muoversi in sintonia il presidente della Regione Attilio Fontana e il coordinatore regionale e capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo.Fontana chiede un “passo di lato” da parte di SalviniFontana non avrebbe chiesto direttamente le dimissioni del segretario, ma avrebbe invocato un cambio sostanziale nell’assetto del partito. La Lega, avrebbe sostenuto il governatore lombardo, deve tornare a essere contemporaneamente forza “di lotta e di governo”, obiettivo che richiederebbe un allargamento della leadership e dunque un passo di lato da parte di Salvini. Romeo, al termine della riunione, avrebbe invece chiesto “un profondo rinnovamento”. Un’indicazione che conferma come la contestazione non riguardi soltanto singole scelte politiche, ma anche il modello di guida del Carroccio. Nel corso del direttivo Salvini avrebbe parlato per circa 45 minuti, rivendicando soprattutto le opere pubbliche e i risultati ottenuti per il Nord attraverso il suo ruolo di ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Argomenti che, però, non sarebbero bastati a ricompattare il partito lombardo.A sostegno del segretario si sarebbe schierata una parte minoritaria degli intervenuti. Tra i nomi indicati ci sono la ministra Alessandra Locatelli, il leader dei giovani leghisti Luca Toccalini, il capogruppo in Consiglio regionale Alessandro Corbetta e il responsabile Esteri Paolo Formentini. Roberto Calderoli avrebbe invece ricordato che il congresso del partito si è tenuto appena un anno fa e che sarebbe stato quello il momento per avanzare una contestazione della leadership. La tensione era emersa già prima della riunione. Dodici dei sedici parlamentari lombardi vicini a Salvini avevano chiesto con una lettera di partecipare al direttivo regionale, richiesta che Romeo non avrebbe accolto. Non avrebbe sottoscritto il documento nemmeno la deputata Silvana Comaroli, considerata vicina all’area di Giancarlo Giorgetti.Il confronto verso il raduno di Pontida del 20 settembreIl confronto è destinato ora a spostarsi a settembre. Un primo appuntamento sarà l’8 e il 9 settembre alle Officine Farneto di Roma, una sorta di passaggio preparatorio in vista del tradizionale raduno di Pontida, in programma il 20 settembre. Proprio Pontida potrebbe rappresentare uno snodo decisivo. Tra le ipotesi sul tavolo c’è anche la possibile strutturazione di un’area interna legata a Luca Zaia e ai governatori del Nord, scenario che Salvini vorrebbe evitare. Al momento, però, dalla contestazione non sarebbe ancora emerso un nome alternativo in grado di sfidare il segretario per la guida della Lega. Il nodo, quindi, potrebbe riguardare più nell’immediato la richiesta di una gestione maggiormente collegiale. Romeo ha sintetizzato la necessità con una parola: “una squadra”, soprattutto in vista delle prossime elezioni politiche. L'articolo Lega, la fronda lombarda contro Salvini: cinque dirigenti chiedono le dimissioni. Fontana e Romeo spingono per il cambio di passo proviene da Nicolaporro.it.