Scambio di embrioni al San Raffaele, le due biologhe in ferie anticipate assistite da uno psicologo

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Lo scambio di embrioni avvenuto il 23 luglio al San Raffaele di Milano riapre il tema della sicurezza nei centri di procreazione medicalmente assistita. Un episodio estremamente raro, che ha coinvolto anche le due biologhe impegnate nella procedura, ora in ferie anticipate e assistite da uno psicologo dopo quanto accaduto.Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, le due professioniste lavorano da anni nella struttura e hanno alle spalle migliaia di trasferimenti di embrioni effettuati senza problemi. In pochi minuti, però, si sono trovate a dover ricostruire la sequenza che avrebbe portato all’impianto di un embrione diverso da quello destinato alla coppia. Errori di questo tipo sono considerati eccezionali. Le stime parlano di circa un caso ogni 10-12 mila trattamenti. La procreazione medicalmente assistita riguarda ormai numeri molto rilevanti: secondo gli ultimi dati disponibili del Registro nazionale Pma, riferiti al 2023, in Italia sono state trattate circa 90 mila coppie e sono nati oltre 17 mila bambini.Piomboni (Università di Siena): “L’errore umano, anche se raro, non è impossibile”Paola Piomboni, docente di Biologia applicata e cellulare all’Università di Siena, direttrice del Laboratorio di Pma dell’Azienda ospedaliero-universitaria senese e presidente della Società italiana di riproduzione umana, sottolinea come gli standard italiani siano particolarmente rigorosi. “In Italia gli standard di sicurezza dei Centri per la Pma sono altissimi e le procedure assimilate a quelle dei trapianti”, spiega. Sul caso del San Raffaele saranno le indagini e gli audit interni a chiarire esattamente cosa sia accaduto, ma, aggiunge Piomboni, “l’errore umano, anche se raro, è sempre possibile”. L’esperta evidenzia anche la tempestività con cui la struttura milanese avrebbe affrontato la situazione, puntando sulla trasparenza e sulla gestione immediata della criticità.Le procedure previste nei centri di procreazione assistita sono particolarmente stringenti. Dal prelievo degli ovociti fino al trasferimento dell’embrione nell’utero sono previsti controlli incrociati e una doppia verifica: quella dell’operatore che esegue materialmente la procedura e quella di un secondo professionista, il cosiddetto “testimone”. Nei momenti più delicati l’identificazione della coppia viene inoltre verificata insieme al ginecologo.Ogni passaggio deve essere tracciato attraverso documentazione sia elettronica sia cartacea. Le strutture sono sottoposte a controlli periodici e operano sulla base delle norme europee e della disciplina italiana sulla procreazione medicalmente assistita, a partire dalla legge 40 del 2004 e dalle successive linee guida del ministero della Salute.Proprio per questo, secondo Piomboni, episodi come quello del San Raffaele devono essere utilizzati anche per verificare se sia possibile rafforzare ulteriormente le procedure. “La sicurezza nei laboratori non è statica, ma sempre in divenire in base alle nuove conoscenze”, osserva. Resta poi il tema della formazione dei professionisti che lavorano direttamente con gameti ed embrioni. Si tratta di un’attività che richiede una precisione estrema e nella quale una singola anomalia, o più spesso una concatenazione di errori, può avere conseguenze enormi.Eppure, sottolinea la presidente della Siru, in Italia e in Europa non esiste ancora uno specifico percorso universitario dedicato alla professione di biologo embriologo. “Sulla carta, la figura del biologo embriologo non esiste”, afferma Piomboni, auspicando la nascita di scuole di specializzazione specifiche.L'articolo Scambio di embrioni al San Raffaele, le due biologhe in ferie anticipate assistite da uno psicologo proviene da Nicolaporro.it.