AGI - A pochi giorni dal suo 90° compleanno, che cadrà il 17 agosto, Giulio Rapetti, per tutti Mogol, il paroliere che ha segnato la storia della musica italiana, affida al Corriere della Sera un bilancio della propria vita. Un bilancio lucido e affettuoso che riporta al centro il rapporto con Lucio Battisti, la collaborazione che ha rivoluzionato la canzone d’autore e che ancora oggi rappresenta un patrimonio culturale nazionale.Nel colloquio con il quotidiano, Mogol confessa un rimpianto che lo accompagna da anni: non essersi riconciliato con Battisti prima della sua morte. "Io avevo chiesto semplicemente che la ripartizione editoriale fosse equa", ricorda. La collaborazione tra i due, durata circa quindici anni e conclusa nel 1980, si era incrinata proprio su questioni editoriali. "Quando Lucio è morto – aggiunge – ho pensato che forse, indipendentemente dall’equità, avrei potuto accettare che le cose rimanessero così". Un pensiero che oggi, alla soglia dei 90 anni, assume il peso di una ferita mai del tutto rimarginata.Mogol rievoca anche il primissimo incontro con Battisti, segnato da una sincerità spiazzante. "Mi aveva fatto sentire una canzone e gli dissi francamente: Non è un granché. Lui rispose: Non sono d’accordo e mi fece un grande sorriso". Da quel sorriso sarebbe nata una delle coppie artistiche più influenti del Novecento italiano, capace di fondere poesia, innovazione musicale e un nuovo modo di raccontare sentimenti e vita quotidiana.Nell’intervista, Mogol dedica anche un pensiero a Francesco Guccini, recentemente scomparso. "Ha contribuito a tenere alta la cultura popolare, e popolare non significa inferiore, lo diceva anche Proust. La cultura è tale quando arriva a tutti, e lui arrivava a tutti".