Corte dei conti, la riforma a metà: si poteva fare di più

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Machiavelli, davanti alla recente riforma della Corte dei conti, avrebbe probabilmente ricordato che nulla è «più difficile a trattare» che introdurre nuovi ordini. Cinque secoli dopo, per ogni Governo la regola è persino più semplice: se fa, perché fa; se non fa, perché non fa; se fa, poteva fare meglio.Le ragioni per mettere mano alla Corte dei conti non mancavano. La famosa “paura della firma” non è soltanto un’invenzione della politica: sindaci, amministratori e dirigenti conoscono bene il paradosso di una pubblica amministrazione nella quale, qualche volta, non decidere è diventato più conveniente che decidere. Il Governo ha scelto di affrontare il problema restringendo il perimetro della colpa grave, limitando in alcuni casi l’esposizione patrimoniale di chi amministra e intervenendo sull’organizzazione della magistratura contabile.Obiettivi comprensibili, ma forse come si ripete sempre in questi casi era l’occasione per fare di più. I veri problemi della Corte non finiscono infatti.,con la responsabilità erariale. Ci sono giudizi che durano anni, con un costo anche per funzionari e amministratori che alla fine risultano estranei agli addebiti. Ci sono i dissesti degli enti locali, che troppo spesso diventano purgatori amministrativi interminabili, nei quali a pagare sono soprattutto i cittadini. E ci sono uffici territoriali con carichi di lavoro molto diversi, che avrebbero bisogno di una razionalizzazione senza perdere quel rapporto con le autonomie che rappresenta una delle ragioni della presenza regionale della Corte.Poi c’è la questione più moderna, forse la più importante. La Corte dei conti possiede una quantità straordinaria di informazioni sulla finanza pubblica. Digitalizzazione, interoperabilità delle banche dati e nuovi strumenti di analisi potrebbero trasformarla sempre più da controllore del danno già avvenuto a sentinella capace di intercettare anomalie e sprechi prima che si producano.Il PNRR ha dimostrato quanto questo passaggio sia necessario. Spendere rapidamente una mole eccezionale di risorse europee richiede amministrazioni che decidano senza paura, ma anche controlli tempestivi e credibili. Le due cose non sono incompatibili. Un controllo intelligente non deve fermare la macchina: dovrebbe aiutarla a non finire fuori strada.Rimane poi il tema più delicato, quello del rapporto tra politica e magistratura contabile. Alla politica spetta scegliere. Un giudice non può stabilire se fosse più opportuno costruire una strada, finanziare un ospedale o realizzare un’infrastruttura. Ma alla Corte deve restare la possibilità di verificare se quella scelta sia stata realizzata nel rispetto delle regole e senza provocare consapevolmente un danno alle casse pubbliche.È su questo confine che occorre muoversi con prudenza. Anche la separazione delle carriere, la riorganizzazione degli uffici e i nuovi meccanismi di controllo meritano di essere valutati per gli effetti concreti che produrranno, più che trasformati nell’ennesimo terreno di scontro tra Governo e magistratura. Con una cautela in più: ogni riforma di un organo di controllo dovrebbe rafforzarne non soltanto l’efficienza, ma anche l’indipendenza e la percezione di indipendenza, perché l’autorevolezza di chi controlla dipende anche dalla distanza che mantiene da chi è chiamato a controllare.Sarebbe infatti un errore raccontare questa riforma come una partita con due squadre: Palazzo Chigi da una parte e la Corte dei conti dall’altra. La questione riguarda qualcosa di assai meno spettacolare, ma molto più importante: come rendere lo Stato capace di decidere e, contemporaneamente, capace di controllare se stesso.Forse è proprio questa l’occasione che resta ancora da cogliere. Fare della Corte non un ostacolo all’amministrazione, ma una moderna infrastruttura della buona amministrazione: più veloce nei giudizi, più forte nell’analisi dei dati, più chiara nel distinguere l’errore dall’illecito e più comprensibile persino ai cittadini.Perché chi amministra in buona fede deve poter firmare senza paura. Ma chi paga le tasse deve poter dormire altrettanto tranquillo, sapendo che qualcuno continua a controllare come vengono spesi i suoi soldi. Machiavelli, probabilmente, avrebbe capito anche questo.Luigi Bisignani per Il Tempo, 8 agosto 2026L'articolo Corte dei conti, la riforma a metà: si poteva fare di più proviene da Nicolaporro.it.