Arabia Saudita. Patto di difesa con Turchia e Pakistan per una sicurezza meno dipendente dagli Usa

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di Giuseppe Gagliano – Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno sottoscritto alla Mecca un accordo di difesa reciproca che considera un’aggressione contro uno dei firmatari come un attacco rivolto a tutti. L’intesa punta a rafforzare la cooperazione militare tra tre delle principali potenze del mondo musulmano e segnala la volontà di costruire una sicurezza regionale meno dipendente dalle decisioni degli Stati Uniti.I tre Paesi mettono a disposizione capacità complementari. Riad dispone di ingenti risorse finanziarie, infrastrutture energetiche strategiche e un crescente peso diplomatico. Ankara possiede un’industria della difesa in espansione, forze armate con esperienza operativa e una posizione geografica strategica tra Mediterraneo, Mar Nero, Caucaso e Medio Oriente. Islamabad aggiunge un esercito numeroso, capacità missilistiche e soprattutto l’unico arsenale nucleare del mondo musulmano.A spingere maggiormente verso l’intesa è l’Arabia Saudita, preoccupata dagli attacchi iraniani, dalle operazioni degli Houthi e dalle minacce contro petroliere, aeroporti e infrastrutture energetiche. L’insicurezza nel Mar Rosso e a Bab el Mandeb può infatti determinare aumenti dei costi assicurativi e dei trasporti marittimi, deviazioni delle rotte commerciali e conseguenze sui mercati energetici internazionali.Per decenni Riad ha basato la propria sicurezza sul rapporto strategico con Washington. La garanzia americana rimane centrale, ma le oscillazioni della politica statunitense hanno spinto il regno a diversificare le proprie partnership. L’accordo con Ankara e Islamabad non rappresenta quindi una rottura con gli Stati Uniti, quanto piuttosto una garanzia aggiuntiva.Sul piano militare, la Turchia può mettere a disposizione droni, munizioni guidate, guerra elettronica, costruzioni navali e capacità di comando, mentre il Pakistan dispone di competenze missilistiche, addestramento terrestre e produzione di munizioni. L’Arabia Saudita può invece finanziare acquisizioni, basi, esercitazioni e programmi industriali comuni.Restano però da chiarire gli aspetti operativi dell’accordo, a partire dalle condizioni che determinerebbero un intervento militare degli altri firmatari. Non è ancora definito se un attacco degli Houthi contro interessi sauditi comporterebbe automaticamente il coinvolgimento di Ankara e Islamabad, né quale sarebbe la struttura di comando delle eventuali operazioni congiunte.Particolarmente delicata è la questione nucleare. L’arsenale pakistano rafforza indirettamente la capacità deterrente dell’intesa, ma non implica automaticamente l’estensione di una garanzia nucleare ad Arabia Saudita e Turchia. Un simile sviluppo avrebbe conseguenze immediate sui rapporti con Iran, Israele, India e Stati Uniti.Per Ankara l’accordo rappresenta anche un ulteriore passo nella politica di autonomia strategica perseguita negli ultimi anni. Pur rimanendo membro della Nato, la Turchia ha ampliato le proprie relazioni militari al di fuori del sistema occidentale e punta a trasformare la propria industria della difesa in uno strumento di influenza internazionale. La cooperazione con Riad può garantire investimenti e nuovi mercati, mentre quella con Islamabad rafforza una relazione militare già consolidata.L’intesa potrebbe inoltre favorire programmi congiunti per la produzione di droni, missili, corvette, munizioni, sistemi antiaerei e apparecchiature elettroniche. I capitali sauditi, combinati con le capacità industriali turche e pakistane, consentirebbero ai tre Paesi di ridurre progressivamente la dipendenza dalle forniture occidentali.Il patto viene presentato dai firmatari come esclusivamente difensivo, ma sarà seguito con attenzione dalle principali potenze regionali. Teheran potrebbe interpretarlo come uno strumento di contenimento, Israele guarderà soprattutto alle implicazioni dell’arsenale nucleare pakistano, mentre l’India valuterà gli effetti del rafforzamento internazionale di Islamabad. Washington dovrà invece stabilire se la nuova cooperazione integri il proprio sistema di alleanze regionali o rappresenti l’inizio di una progressiva emancipazione dalla protezione americana.L’accordo non modifica nell’immediato gli equilibri militari del Medio Oriente, ma evidenzia la crescente ricerca di nuove garanzie di sicurezza da parte delle potenze regionali. La sua effettiva portata dipenderà tuttavia dalla capacità di Arabia Saudita, Turchia e Pakistan di trasformare il principio della difesa reciproca in strutture operative e impegni militari concreti.