Il dibattito sulla geoingegneria torna a infiammare i social ogni estate, quando il caldo spinge migliaia di utenti a cercare una spiegazione alternativa alle ondate di calore. Sotto ogni foto di cielo solcato da scie di condensazione si moltiplicano i commenti su presunte “scie chimiche”, un termine che da anni circola sui social che genera un piccolo equivoco, oltre alle derisioni.A fare chiarezza, con l’autorità di chi la meteorologia l’ha praticata per una vita, è il colonnello Mario Giuliacci, intanto una distinzione: “Il tempo si può modificare, è da cent’anni che si cerca di modificarlo. Il clima, il tempo è ciò che guardo, apro la finestra, quello è il tempo e il meteorologo prevede il tempo. Il clima è ciò che mi aspetterei in inverno”. Confondere le due cose, spiega, è l’errore di fondo su cui si costruisce ogni teoria sulle scie chimiche. Il clima, ricorda, non si presta a manipolazioni su scala planetaria ma nemmeno nazionale: “L’uomo pur immettendo attualmente 40 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno ha impiegato 70 anni per far sì che la temperatura del pianeta salisse di 1,2 gradi”. Per alterarlo artificialmente, calcola, occorrerebbe una quantità di sostanze impossibile da immettere: “Servirebbero 4 milioni di aerei al giorno che viaggiano, per poter modificare il clima. È possibile questo? No.”Il tempo, cioè il fenomeno meteorologico su scala locale, è tutt’altra questione, ed è qui che la tecnologia esiste davvero, spiega Giuliacci: “Si individua una nuvoletta di 20 km per 20 km e ci si mette dentro ioduro d’argento”. Le goccioline di nube, piccolissime e leggere, “sono costrette a mettersi tutte insieme intorno a questo nucleo di ioduro d’argento, diventa un gocciolone e cade per terra come pioggia”. Una pratica, sottolinea, tutt’altro che nuova: “Si fa da 100 anni e non c’è nulla di male”. E oggi la tecnica è persino più pulita: “Ultimamente non si usa più l’ioduro d’argento, ma si usano cristalli di già acqua, si spruzzano acqua ghiacciata”, così “non c’è più nemmeno l’inquinamento”.A dimostrazione che l’inseminazione delle nubi non ha nulla a che vedere con complotti recenti, il colonnello richiama un episodio storico: “Ho fatto vedere sulle mie pagine 3 bombardieri del 1943 tedeschi con una scia dietro enorme, perché allora non c’erano i sistemi di far sì che uscissero meno inquinanti e meno acqua dalla combustione”, e smonta punto per punto anche la vulgata più recente legata all’alluvione di Dubai: “Sarebbero serviti circa 1.000 aerei in quel giorno tutti a bombardare tante nuvolette da 20 km di diametro per far piovere. Non so se mi spiego, è una cosa impossibile”. Anche le celebri foto di cieli incrociati da decine di scie, spesso citate come prova, trovano una spiegazione tecnica: “Se l’ambiente è molto umido e si forma la scia, per ogni molecola di vapore che esce dalla scia ce n’è una che rientra, per cui la scia può persistere anche per 5-6 ore e allargarsi significativamente”. “Ma possono essere armi”Ma se la teoria delle “scie chimiche” in senso stretto è, per Giuliacci, priva di fondamento, il colonnello non liquida il tema della geoingegneria come innocuo, e anzi apre a uno scenario più inquietante: “Nelle guerre, nei conflitti, tu sai che ci sono armi chimiche. Questo potrebbe essere un’arma chimica, perché no? Non tutte le tecnologie ad uso di bene restano solo tali”. Il paragone, per lui, è diretto: “Pensiamo alla bomba atomica, voglio dire, no? E all’energia nucleare. Così tutte le tecniche scientifiche a fin di bene si prestano anche ad essere usate a fin di male”.The post Giuliacci: “Possono diventare armi chimiche, ma non chiamatele scie” appeared first on Radio Radio.