Parlare come un passero: così il canto animale usa le stesse regole del linguaggio umano

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AGI - Per anni ci siamo pensati come gli unici detentori di una comunicazione articolata. Ma ci sbagliavamo.Le vocalizzazioni delle balene megattere e quelle dei passeri del Giappone sono caratterizzate da complesse strutture statistiche, simili a quelle tipiche del linguaggio umano.Lo studio sul canto animaleQuesto curioso risultato emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, condotto dagli scienziati dell'Università di Edimburgo, dell'Universita' Ebraica di Gerusalemme, dell'Universita' Teikyo e dell'Universita' di St. Andrews.Il team, guidato da Simon Kirby, Inbal Arnon, Kazuo Okanoya e Ellen Garland, ha analizzato il canto dei passeri del Giappone utilizzando metodi specifici, ispirati a come i neonati riconoscono le parole.L'utilizzo della legge di ZipfIl gruppo di ricerca ha scoperto che le note formano sequenze coerenti regolate dalla legge di Zipf, una regola statistica che descrive la frequenza degli eventi in un insieme di dati.Secondo questo principio, la frequenza di un elemento è inversamente proporzionale alla sua frequenza d'uso. Ad esempio, la parola in assoluto più comune in una lingua compare circa il doppio delle volte rispetto alla seconda in classifica, e il triplo rispetto alla terza. In altre parole, i blocchi di sillabe più frequenti tendono a essere più brevi, mentre quelli più rari sono più lunghi.Una nuova lettura dell'evoluzione del linguaggioQuesto schema si manifesta fin dai primi tentativi di canto dei giovani volatili, che apprendono ascoltando gli adulti. "Siamo abituati a pensare che il linguaggio sia unico e caratteristico della nostra specie - afferma Kirby - in realtà abbiamo scoperto una sorprendente comunanza tra specie separate da oltre 300 milioni di anni di evoluzione. Ciò implica che i mattoni fondamentali delle vocalizzazioni emergono in ogni caso in cui la comunicazione venga appresa e trasmessa culturalmente tra le varie generazioni". I risultati, concludono gli autori, offrono una nuova chiave di lettura sull'evoluzione del linguaggio, dimostrando come l'evoluzione possa giungere a soluzioni simili nonostante la divergenza di specie.