C’è un inafferrabile serial killer responsabile di otto brutali assassinii di donne, avvenuti tra il 1983 e il 1995: il mostro di Modena. Un Jack lo Squartatore emiliano che ha ucciso delle tossicodipendenti che si prostituivano, un soggetto mai individuato e forse, chissà, ancora vivo. È la tesi de Le vittime del Mostro di Modena (Artestampa edizioni, 2026), un libro molto documentato su quegli otto delitti – che salgono a dieci includendone altri due simili, egualmente irrisolti, quelli di Filomena Gnasso del 1982 e di Antonietta Sottosanti del 1990 – scritto dalla giurista Irene Coruzzi e dalla criminologa Pamela Nardi, ambedue attive nell’associazione NeroCrime, e dal giornalista che più di ogni altro ha seguito il caso: Pier Luigi Salinaro. 79 anni, per decenni firma della cronaca nera della Gazzetta di Modena, Salinaro è anche la memoria storica della città, nonché colui che per primo ipotizzò l’esistenza di un serial killer modenese.🔒 Contenuto riservato agli abbonati. Continua a leggere su La VeritàL'articolo «Il caso del Mostro di Modena adesso può essere riaperto» proviene da La Verità.