Siamo al punto di non ritorno

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Scrive Sigfrido Ranucci: «Ho imparato, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, e Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza. Muoiono tutti nello stesso identico modo — non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto, un attimo prima degli altri, il disegno intero di cui erano parte, e per aver tentato, con l’ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta».Insomma, si sono suicidati per aver compreso che erano parte del “sistema”, come dicevano le BR o del “disegno” del deep state come dicono i Maga. Aggiunge Ranucci “del disegno intero di cui erano parte” cioè complici “a loro insaputa”.BR e Mafia erano gli esecutori materiali, non i veri responsabili della loro morte, di cui personaggi così diversi, tragicamente scomparsi, furono i veri mandanti morali perché “avevano visto” e compreso il disegno. I sopravvissuti ancora no.Marco Taradash, 12 agosto 2026L'articolo Siamo al punto di non ritorno proviene da Nicolaporro.it.