Qui al bar ci chiediamo come debba sentirsi Elly Schlein: non l’avevano vista arrivare, va a finire che non la vedranno nemmeno andarsene via. La scena del campo largo gliela sta rubando, nel bene e nel male, l’usato sicuro dell’alleato di minoranza: maschio, di mezza età, la nemesi perfetta della femminista fluida, Giuseppe Conte sembra a tutti, maggiorenti e probabilmente elettori del centrosinistra, un candidato premier più affidabile di una sostanziale dilettante, la cui elezione al Nazareno fu considerata dalla destra il più grande regalo che la sinistra potesse farle. La stessa Giorgia Meloni non duella più con la segretaria dem; la partita se la gioca con il capo dei 5 stelle, dal Covid al riarmo, dai bonus a pioggia alla diatriba sul caro carburanti. Si è scelta il nemico ed è quello con la pochette.Sarà l’ennesimo colpo di mano patriarcale, come quando Schlein borbottava perché si sentiva snobbata dai padri nobili del progressismo, Romano Prodi in testa. L’avvocato del popolo la inchioda alle sue contraddizioni, alla crescente difficoltà nel tenere insieme le anime di un partito le cui chiavi sembra siano state affidate a Maurizio Landini. E il bello è che in Avs paiono disposti a seguire Giuseppi, a costo di sacrificare la leader piddina.Ballare sul carro del pride non basta: non era il carro dei vincitori, sul quale Conte, invece, è bravissimo a salire al volo, meglio di Fantozzi sull’autobus in tangenziale. Il casus belli è l’Ucraina, ma in ballo c’è la solita zuffa per il ruolo di guida della coalizione, in un’epoca di politica piccola piccola, che seppellisce per sempre Cencelli e il suo manuale della saggezza: spartirsi il potere in proporzione ai voti è più utile che scannarsi per accaparrarselo. Nel campo largo non l’hanno capito. E rischiano di finire a brandElly.Il Barista, 10 agosto 2026L'articolo Campo largo a brandElly proviene da Nicolaporro.it.