Maria Zakharova non è putiniana? E nemmeno Marco Travaglio. Che infatti oggi spiega che i putiniani veri sono quelli che prima dell’invasione dell’Ucraina nel 2022 intrattenevano buone relazioni politiche, e in certi casi d’affari, con Putin e la Russia. Può anche essere, in certi casi, che c’è stata una condiscendenza generale verso Putin, nonostante le proteste del mondo radicale e riformista.Ma Travaglio è assolto perché gli altri sarebbero colpevoli? Sì dice, perché tutti coloro che oggi sono definiti putiniani (non fa i nomi, peccato) hanno solo preso atto di una limpida verità: «la Nato, l’Ue e l’Ucraina stanno perdendo, la Russia sta vincendo ed è urgente negoziare un compromesso realistico per il bene non di Putin, ma di quel che resta del popolo ucraino e dell’economia europea».Tralasciamo per un momento la sua lettura della situazione bellica e prendiamo per buona la sua convinzione di non essere putiniano. Lo può provare facilmente, correggendo tutta una serie di falsi messi in circolazione dal Cremlino. Cominciamo dal negoziato di Istanbul, per non sovraccaricarlo di lavoro. Istanbul. Travaglio ripete due volte la settimana che la guerra sarebbe finita subito se Zelensky nell’aprile 2022 avesse accettato la proposta di pace di Putin. Era intenzionato a farlo, spiega, ma la perfida Albione di Boris Johnson prima, gli Usa di Biden e l’UE poi, glielo impedirono usando gli ucraini come cavie umane per indebolire Putin.Dopo che i documenti sulla trattativa sono stati pubblicati dalla Rand Corporation, da Foreign Affairs e dal New York Times sappiamo con certezza che la Russia non chiedeva soltanto la rinuncia alla NATO, la neutralità dell’Ucraina e nuove elezioni.Pretendeva anche una drastica riduzione dell’esercito ucraino, limiti ai carri armati, all’aviazione, ai missili e all’artiglieria.In pratica, voleva un’Ucraina senza Zelensky, molto meno in grado di difendersi da una futura aggressione, e offriva in cambio di una garanzia contro eventuali future aggressioni assicurata dall’intervento a sua difesa di una colazione di stati fra cui Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Cina, Turchia e la stessa Russia. Il 15 aprile il Cremlino aggiunse una un’ultima clausola: l’eventuale intervento doveva essere deciso all’unanimità.Quindi, lo sa Travaglio? Serviva il consenso russo a una reazione armata contro l’invasore in caso di una nuova offensiva russa o di chi altri. Mosca voleva il diritto di esercitare un veto sulle garanzie internazionali di sicurezza richieste da Kiev. Fu per questa dimostrazione di arroganza che la trattativa si chiuse improvvisamente.A Travaglio forse tutto questo è sfuggito. Diamogli il tempo di documentarsi. Ma se nel corso della settimana non avrà corretto questa versione putiniana dei fatti avremo tutto il diritto di definirlo putinista. Come un’altra nota propalatrice di menzogne, Maria Zakharova ma con più zelo e minore giustificazione di lei.Marco Taradash, 10 agosto 2026L'articolo Travaglio nei guai su Putin: quella storia di Istanbul non torna proviene da Nicolaporro.it.