Perché Vannacci è “pacifico” ma non “pacifista”

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Ieri Futuro Nazionale ha annunciato la candidatura a sindaco di Milano del generale dei Carabinieri Carmelo Burgio e Francesco Storace ha commentato su Facebook: «Fanno i pacifisti, ma sono pieni di generali». Da Storace, di cui apprezzo l’intelligenza non disgiunta da uno spiccato senso dell’umorismo (sua la celebre: “il cazzotto sottolinea il concetto”), sorprende una simile (voluta) confusione tra pacifisti e pacifici.Il pacifista ritiene che ogni conflitto debba essere risolto senza mai ricorrere alla guerra. Il pacifico, invece, non cerca la guerra, ma si difende quando viene aggredito. È il principio espresso dalla nostra Costituzione, che ripudia la guerra come strumento di offesa e, al contempo, consacra il dovere di difendersi.Come è noto, Roberto Vannacci sostiene semplicemente che la guerra Russia-Ucraina non abbia possibilità di cambiare esito e chiede di interrompere le costose e ormai inutili forniture di armi e il conseguente spargimento di sangue. Storace è ancora meno convincente nell’associare i generali al desiderio di guerra.Le guerre vengono decise dalla politica e combattute dai militari, che ne conoscono meglio di chiunque altro il costo umano. Pensare che ai generali piaccia la guerra perché devono combatterla equivale a pensare che ai chirurghi piaccia incidere i corpi perché devono operarli.Quella di Storace sembra quindi più una battuta che una riflessione all’altezza della sua indiscussa intelligenza, la quale, peraltro, dovrebbe rammentargli come la conventio ad escludendum da lui assecondata sia alla base dell’inarrestabile successo di Futuro Nazionale.Giorgio Carta, 10 agosto 2026L'articolo Perché Vannacci è “pacifico” ma non “pacifista” proviene da Nicolaporro.it.