Cile. Santiago lascia il Movimento dei Paesi Non Allineati e guarda agli Stati Uniti

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di Giuseppe Gagliano – Dopo cinquantacinque anni il Cile ha lasciato il Movimento dei Paesi Non Allineati, segnando una svolta nella propria politica estera. Il governo del presidente José Antonio Kast considera l’organizzazione, nata durante la Guerra fredda, uno strumento ormai inadeguato alle attuali dinamiche internazionali. La decisione assume tuttavia un significato che va oltre l’aspetto istituzionale e indica un più marcato avvicinamento di Santiago al campo occidentale e agli Stati Uniti.Il Cile aveva aderito al Movimento nel 1971, durante la presidenza di Salvador Allende, con l’obiettivo di ampliare la propria autonomia internazionale e rafforzare i rapporti con i Paesi del cosiddetto Sud globale. La partecipazione venne ridimensionata durante la dittatura di Augusto Pinochet e successivamente rilanciata con il ritorno della democrazia.L’uscita si inserisce nella revisione della politica estera promossa da Kast. Il governo ha già ritirato il sostegno alla candidatura dell’ex presidente Michelle Bachelet alla guida delle Nazioni Unite, ha lasciato il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti inalienabili del popolo palestinese e ha assunto posizioni più rigide nei confronti di Cuba.La scelta ha suscitato critiche soprattutto perché la permanenza nel Movimento non comportava particolari obblighi economici o militari e garantiva invece a Santiago un canale diplomatico con oltre 120 Paesi. L’ex ministro degli Esteri Heraldo Muñoz ha ricordato, ad esempio, il ruolo svolto da questi rapporti durante la controversia con la Bolivia sull’accesso al mare.La questione assume rilevanza anche perché il Cile punta a ospitare a Valparaíso il segretariato del Trattato sull’Alto Mare, entrato in vigore nel gennaio 2026, obiettivo per il quale Santiago necessita del sostegno di numerosi Stati africani, asiatici e latinoamericani. L’abbandono di una delle principali piattaforme diplomatiche del Sud globale potrebbe quindi ridurre la capacità cilena di raccogliere consensi.La decisione appare inoltre come un segnale politico rivolto a Washington, nonostante i rapporti economici con gli Stati Uniti non siano privi di tensioni. L’amministrazione americana ha infatti aumentato al 12,5 per cento i dazi applicati a una parte significativa delle esportazioni cilene, rispetto alla precedente tariffa del 10 per cento. In assenza di contropartite, Santiago rischia quindi di ridurre i propri margini diplomatici senza ottenere immediati vantaggi commerciali.La posizione internazionale del Cile è particolarmente importante anche per le sue risorse strategiche. Il Paese è uno dei maggiori produttori mondiali di rame e dispone di importanti riserve di litio, materie prime essenziali per le reti elettriche, le batterie e l’industria tecnologica. Allo stesso tempo, la Cina rappresenta il principale partner commerciale cileno e uno dei mercati fondamentali per le esportazioni minerarie.Proprio la crescente competizione tra Washington e Pechino rende quindi significativa la decisione di Kast. Per Santiago mantenere rapporti economici con la Cina e una stretta cooperazione politica con gli Stati Uniti potrebbe consentire maggiori margini negoziali. Un allineamento più netto con Washington rischia invece di ridurre quella autonomia strategica che per decenni ha caratterizzato la diplomazia cilena.Il ritiro dal Movimento dei Paesi Non Allineati rappresenta dunque soprattutto una scelta politica. Kast intende prendere le distanze dall’eredità diplomatica di Allende e collocare più chiaramente il Cile nel campo occidentale. Resta però da verificare se la rinuncia a una rete diplomatica che comprende gran parte del Sud globale sarà compensata da nuovi vantaggi politici ed economici.