Il ddl Bove sul primo soccorso è approvato ma mancano i fondi: servono 5 milioni

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Gio, 13 Ago 2026Il disegno di legge sostenuto, che prende il nome dal centrocampista italiano tornato a giocare in Inghilterra, punta a introdurre la formazione obbligatoria sul primo soccorso nelle scuole.DiRedazioneCondividi l'articoloEdoardo Bove (Photo by Richard Heathcote/Getty Images)Ogni anno 75mila muoiono in Italia per un arresto cardiaco senza che qualcuno riesca a intervenire tempestivamente. È da questo dato che prende le mosse la cosiddetta legge Bove, il progetto legislativo sul primo soccorso sostenuto da Edoardo Bove dopo l’arresto cardiaco che lo colpì il 1° dicembre 2024 durante Fiorentina-Inter. Il calciatore, oggi al Watford, ha trasformato quell’esperienza in un impegno pubblico per diffondere la cultura del primo soccorso.Secondo quanto riferito da Repubblica, il percorso parlamentare ha portato a un ridimensionamento delle ambizioni iniziali, mantenendo però l’obiettivo di introdurre la formazione obbligatoria nelle scuole. A regime, il provvedimento consentirebbe di raggiungere circa 100 mila studenti ogni anno. Il nodo resta però quello delle coperture finanziarie. Dal 13 maggio, quando si sono conclusi i lavori in commissione Scuola al Senato, il Ministero dell’Economia non avrebbe ancora individuato i 5 milioni necessari per permettere alla legge di proseguire il proprio iter. «Questo non è un problema di costi, ma di investimenti: bisogna investire nella cultura del primo soccorso», ha spiegato a Repubblica il senatore Marco Lombardo, tra i promotori del disegno di legge.Il nodo dei 5 milioniLe risorse servirebbero a finanziare la formazione sul primo soccorso nell’ambito delle attività scolastiche dedicate alla sicurezza sul lavoro. L’obiettivo è evitare di incidere sull’orario delle materie curricolari e preservare l’autonomia delle singole scuole.Tra le misure previste rientra anche la riduzione dell’Iva sui defibrillatori, con l’obiettivo di portarla al 5%. Secondo Lombardo, la maggiore diffusione dei dispositivi deve essere accompagnata da una platea più ampia di persone in grado di utilizzarli. «Oggi su quei dispositivi salvavita si applica la stessa Iva applicata sui televisori», ha sottolineato il senatore, evidenziando anche il rischio di avere defibrillatori disponibili negli impianti sportivi senza persone adeguatamente formate per utilizzarli.La logica alla base della legge è costruire una generazione di cittadini capaci di intervenire nei primi minuti di un’emergenza. Secondo i dati citati da Repubblica, un intervento di primo soccorso nei primissimi minuti può aumentare del 75% le possibilità di sopravvivenza. Il progetto punta a formare circa 100 mila ragazzi delle scuole secondarie ogni anno. Oggi sono circa 15 mila quelli che ricevono una formazione sul primo soccorso, soprattutto grazie al lavoro delle associazioni di volontariato.Il ruolo di BoveBove ha raccontato a Repubblica quanto sia stato decisivo trovarsi in un ambiente nel quale erano presenti medici, personale sanitario e un’ambulanza a bordo campo. «In 11 minuti ero in ospedale», ha ricordato parlando dell’arresto cardiaco subito a 22 anni. La sua esperienza, però, secondo il centrocampista, non deve creare l’illusione che situazioni simili avvengano sempre in contesti così protetti.«Fosse successo in un altro posto forse oggi non sarei qui», ha spiegato Bove, sottolineando come anche altri sportivi colpiti da arresto cardiaco abbiano avuto la fortuna di trovarsi in ambienti altamente controllati. Il riferimento è anche a Christian Eriksen, con il quale Bove ha mantenuto i contatti. Il centrocampista danese, dopo l’arresto cardiaco subito durante gli Europei del 2021, è tornato a giocare ad alto livello grazie a un defibrillatore cardiaco impiantabile.«Quanto vale una vita umana?»Bove non nasconde la frustrazione per lo stallo finanziario, pur evitando di trasformare la vicenda in uno scontro politico. «Io non voglio fare polemica, la politica non è il mio campo. Però mi chiedo: quanto vale una vita umana? – ha detto il calciatore a Repubblica. – Il primo soccorso è questione di attimi. Se non si interviene nei primi 20-60 secondi, la persona rischia di riportare danni cerebrali. È difficile stabilire le priorità su dove posizionare i soldi: sicuramente non è il mio compito, però è frustrante pensare che si rischia di buttare tutto il lavoro fatto».Il calciatore ha spiegato di essersi trovato lui stesso, prima dell’arresto cardiaco, in una condizione di scarsa conoscenza delle tecniche di primo soccorso. Dopo l’episodio ha iniziato a seguire corsi e a coinvolgere le persone a lui più vicine. «Per forza di cose mi sono dovuto informare e ho “costretto” i miei familiari, Martina, la mia fidanzata, altre persone vicine a fare corsi di primo soccorso», ha raccontato.Developed by 3x1010