di Enrico Oliari – L’ambasciata della Federazione Russa in Italia ha inaugurato oggi una mostra all’aperto dedicata al cosiddetto “oro della Crimea”, la collezione di reperti archeologici al centro per quasi un decennio di una controversia giudiziaria tra l’Ucraina e quattro musei della Crimea, annessa dalla Russia nel 2014. La mostra consiste in grandi cartelloni appesi alla recinzione della rappresentanza diplomatica di via Gaeta con i reperti e il timbro “sottratto”, un gesto inequivocabile anche per il titolo fortemente accusatorio “L’oro della Crimea: l’Europa ‘civilizzata’ depreda la Russia dei suoi tesori”.Nel comunicato dell’ambasciata viene contestata la decisione della magistratura olandese che ha stabilito la consegna dei reperti allo Stato ucraino: la vicenda risale a prima dell’annessione della Crimea da parte della Federazione Russa. Tra il 2013 e il 2014 numerosi reperti provenienti da quattro musei della penisola furono inviati prima in Germania e successivamente nei Paesi Bassi nell’ambito della mostra “Crimea. Oro e segreti del Mar Nero”. L’esposizione all’Allard Pierson Museum di Amsterdam si svolse dal febbraio all’agosto 2014.Nel frattempo, nel marzo 2014, la Russia assunse il controllo della Crimea e ne proclamò l’annessione in seguito a un referendum non riconosciuto dall’Ucraina e dall’Unione Europea. Il cambiamento dello status della penisola aprì quindi il problema della destinazione dei reperti: sia Kiev sia i quattro musei della Crimea ne reclamarono la restituzione.Di fronte alle rivendicazioni contrapposte, l’Allard Pierson decise di conservare temporaneamente la collezione nei Paesi Bassi in attesa di una decisione giudiziaria. Nel dicembre 2016 il Tribunale distrettuale di Amsterdam stabilì che i beni dovessero essere consegnati allo Stato ucraino. I musei della Crimea presentarono ricorso e la controversia proseguì negli anni successivi, e nell’ottobre 2021 la Corte d’appello di Amsterdam si pronunciò nuovamente a favore dell’Ucraina. La decisione definitiva arrivò il 9 giugno 2023, quando la Corte suprema dei Paesi Bassi respinse il ricorso dei musei della Crimea e confermò che i reperti dovessero essere consegnati allo Stato ucraino. La magistratura olandese non riconobbe quindi una sottrazione illegale dei beni, come sostiene oggi Mosca, ma risolse il contenzioso sulla base della legislazione applicabile e della posizione giuridica dello Stato ucraino rispetto al proprio patrimonio culturale.Nel novembre 2023 l’Allard Pierson trasferì la collezione al Museo nazionale di storia dell’Ucraina a Kiev, dove i reperti arrivarono il 26 novembre. Il museo olandese precisò che gli oggetti erano rimasti custoditi ad Amsterdam per nove anni proprio in attesa della conclusione definitiva del procedimento giudiziario.La posizione russa rimane diametralmente opposta. Nel comunicato diffuso in occasione della mostra di Roma, l’ambasciata sostiene che i reperti appartengano storicamente e culturalmente alla Crimea e definisce la loro consegna all’Ucraina un’appropriazione indebita. La rappresentanza diplomatica accusa inoltre Kiev e i Paesi europei che ne sostengono le ragioni di avere sottratto i beni ai musei che li avevano originariamente concessi in prestito.La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha ribadito che “’l’oro degli Sciti’ fa parte del patrimonio culturale della Crimea e nessuna faziosa decisione tribunalizia può cancellare questo fatto incontestabile. La giustizia storica verrà ristabilita”.Nel comunicato dell’ambasciata viene paventata la possibilità che i reperti vengano venduti sul mercato privato, ovvero che “il regime corrotto di Kiev ha anche intenzione di immettere i gioielli russi sul mercato, conformemente alla prassi del saccheggio e della svendita dei beni nazionali e stranieri, comprese le opere d’arte, che si è radicata in Ucraina negli ultimi decenni”, ma l’ipotesi appare ascrivibile più alle tensioni in atto che a un’eventualità, anche perché la collezione è stata trasferita al Museo nazionale di storia dell’Ucraina a Kiev. Semmai il rischio è che i preziosi reperti non ritrornino ai naturai proprietari, cioè i musei della Crimea, e vengano considerati in qualche modo bottino di guerra. La collezione in oggetto consta di 565 reperti prestati dai musei della Crimea per mostre in Germania e nei Paesi Bassi., ed interessano diverse culture che hanno abitato o attraversato la Crimea dall’antichità all’alto Medioevo. Tra i reperti figurano gioielli sciti e sarmati in oro, ornamenti e fibule, collane e monili, armi e oggetti legati all’equipaggiamento militare, vasellame e utensili domestici, sculture e rilievi antichi. Uno dei pezzi più conosciuti è uno spettacolare elmo cerimoniale scita in oro del IV secolo a.C.Particolarmente interessante è il materiale proveniente dalle necropoli della Crimea. Dal sito di Ust-Alma, nell’area di Bachčisaraj, provengono gioielli, oggetti di uso quotidiano, stoviglie e armi, testimonianze soprattutto delle culture scita, sarmata e gotica. Altri reperti provengono da Chersoneso Taurica, Kerc e dall’area dell’antica Neapolis Scita.Ci sono poi oggetti che mostrano quanto la Crimea fosse inserita nelle grandi rotte commerciali dell’antichità: ceramiche greche, bronzi romani, amuleti egizi e persino piccole scatole cinesi laccate risalenti a circa duemila anni fa. Queste ultime sono archeologicamente molto significative perché testimoniano collegamenti commerciali a lunghissima distanza tra il Mar Nero e l’Asia.Il numero complessivo dei pezzi originariamente coinvolti nell’esposizione era maggiore, ma la parte proveniente da musei dell’Ucraina continentale era già stata restituita in precedenza.