Lo Stato è la soluzione: analisi del programma economico di Vannacci

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Il programma di Futuro Nazionale, il partito del generale Roberto Vannacci, è stato finalmente pubblicato. Così ci possiamo confrontare con qualcosa di concreto. Se si parla di qualcosa, riguarda, ovviamente, la remigrazione o il “patriarcato mediterraneo” (sì, c’è anche quello). Ma se vogliamo misurare la serietà e la concretezza di un progetto politico, dobbiamo guardare al suo programma economico. Non a caso, i primi quattro capitoli sono dedicati proprio a “Dottrina economica e fiscalità”, “Lavoro, PMI, Professioni e Politiche Occupazionali”, “Made in Italy, Industria e Commercio con l’Estero” e “Credito”.Lo Stato rientra dalla finestraEvitando di fare i professori del rigore, evitando anche di far le pulci su teorie economiche più o meno realizzabili alla luce dei conti pubblici italiani, poniamoci piuttosto l’unica domanda importante: questo programma favorisce lo Stato o l’individuo? Risposta corta: lo Stato.Risposta lunga: in ogni singolo punto, il programma vannacciano, pur sottolineando l’importanza della libertà economica e della proprietà, pur promettendo di riformare il fisco per renderlo “amico”, pur constatando i fallimenti del socialismo, fa uscire lo Stato dalla porta e lo fa rientrare dalla finestra. C’è già tutto nella prima frase:Futuro Nazionale promuove un modello di sviluppo fondato sulla proprietà diffusa, sul merito, sul valore dell’impresa e del lavoro, sulla libertà economica, sulla solidarietà comunitaria e sulla tutela dell’interesse nazionale attraverso l’esercizio della sovranità economica.Un’aperta contraddizione: o sei per la libertà economica o sei per la sovranità economica. Difendere la sovranità implica ridurre la libertà di impresa e iniziativa individuale, esattamente come nel socialismo.La riforma fiscaleIl programma parte da una riforma fiscale, apparentemente amica, ma sviluppata in un testo già lunghissimo in modo sospetto e pieno di freni e timidezze, propone la riduzione di aliquote esistenti, ma mantiene il principio di progressività.Promette un “quoziente famigliare” come se fosse la chiave di volta del fisco e del problema multi-decennale della natalità, ma in teoria già ci sta pensando questo governo in carica. Se non dà risultati eclatanti (di crescita economica e demografica) è perché evidentemente non basta, non perché sia stato applicato in modo “sbagliato”.La fiscalità che interessa a Vannacci e ai suoi consiglieri economici è solo concepita in formato famiglia:Individuazione di misure politiche e fiscali di shock generativo per la riattivazione del saldo demografico che è presupposto della sostenibilità antropologica, civile, economica e previdenziale del Paese.Fra cui misure di puro assistenzialismo, come: “Introduzione delle quote azzurre nei concorsi pubblici, riservando una parte dell’ammontare dei posti a bando ai genitori di famiglie numerose”.Altre misure, come l’estensione del regime forfettario delle Partite Iva o il taglio del cuneo fiscale, sono la ripetizione pari-pari del programma di governo della Meloni. E non c’è bisogno di vedere quanto poco incidano sulla ripartenza di un paese sempre stagnante. Quindi: manca il coraggio di un vero shock fiscale.Lo Stato investitorePer quanto riguarda l’aspetto produttivo, la formula che Vannacci ritiene vincente è il ritorno dell’Iri. Sì, l’Iri, quella iniziata da Mussolini e terminata con Prodi. Cambia semplicemente il nome: Fondo Sovrano per la Crescita Nazionale. Che suona altisonante, ma descrive la stessa cosa: “strumento di investimento strategico destinato a sostenere infrastrutture, energia, innovazione, tecnologie avanzate, ricerca, capitale di rischio e patrimonializzazione delle imprese italiane”.Non si capisce in base a quale motivo lo Stato debba essere un investitore migliore rispetto ai privati, stesso motivo per cui l’Iri, alla fine, ci ha portato dal boom alla depressione. Futuro Nazionale pretende di aver trovato la mitica terza via fra Stato e mercato:L’obiettivo è conciliare libertà di mercato e tutela degli interessi strategici nazionali, evitando sia il dirigismo permanente sia l’abbandono degli asset essenziali a logiche speculative di breve periodo.Ma in pratica questo è dirigismo statale e lo Stato dimostra di ragionare con logiche di breve periodo (elettorali, invece che speculativo) molto peggio dei privati. C’è anche un accenno di pianificazione centrale, quando leggiamo:il partito propone l’elaborazione di una Strategia Industriale Nazionale e di un Piano Industriale Strategico pluriennale, destinati a coordinare gli strumenti pubblici esistenti, favorire la collaborazione tra istituzioni e imprese e individuare le priorità industriali del Paese.Ritorno al mercantilismoPer la tutela del Made in Italy e per la protezione della produttività italiana, non si trova di meglio che il ritorno delle politiche mercantilistiche, con massicce dosi di protezionismo. Il tutto mascherato da “reciprocità”, concetto che nel mercato è superfluo: compratore e venditore, se liberi di fissare il prezzo, hanno già, fra loro, un rapporto di reciproco guadagno.Vannacci vorrebbe invece una reciprocità statale e, ad esempio, condanna l’accordo di libero scambio con il Mercosur e con aree economiche che hanno regole diverse dalle nostre. Anche qui: è la logica dello Stato padrone.La moneta fiscalePer rafforzare la “sovranità economica”, Vannacci riscopre un punto del programma del Movimento 5 Stelle: la moneta fiscale. Cioè: “circolazione volontaria di crediti fiscali e diritti di compensazione tra Stato e contribuenti”. Funziona? Non funziona? Quel che importa è che si tratta sempre di una misura da Stato-padrone, in questo caso Stato creditore. E a proposito di credito, anche qui la soluzione è il ritorno a gamba tesa del pubblico. Lo Stato italiano è stato storicamente presente nel sistema bancario, per poi subire svendite e privatizzazioni, diversamente da quanto avvenuto in altri Paesi, come la Francia. In una realtà come la nostra, nella quale il finanziamento delle imprese risulta, a differenza di altri Paesi, molto bancocentrico e poco propenso alla raccolta di finanziamento tramite il mercato, la presenza strategica dello Stato nel sistema bancario sarebbe risultata particolarmente strategica.Tradotto nella pratica: si tratterebbe di tornare a far credito con criteri politici, non commerciali. Si torna ai tempi in cui per ottenere credito si doveva appartenere al partito giusto, o introdursi nei salotti giusti (peggio di quel che già succede anche oggi, per altro).LavoroIl tema su cui qualsiasi governo si è scontrato con i sindacati è però il lavoro. Futuro Nazionale non promette di liberare il lavoro e parla ancora di “contratto collettivo nazionale”, anche se con diverse clausole e condizioni. Si concentra soprattutto sulla formazione dei lavoratori, specialmente quella tecnica. E propone un servizio di collocamento e reinserimento di Stato (e vedremo ancora i “navigator”?).Vannacci si oppone a redditi di cittadinanza e sussidi di nullafacenza (e Dio gliene renda merito), ma propone un’alternativa che è solo apparentemente migliore: Futuro Nazionale si oppone all’idea che chi lavora debba mantenere, tramite le imposte, chi si rifiuta di lavorare e contribuire, per come può, al bene della Nazione. Per questo proponiamo come criterio di orientamento quello che chiamiamo il principio economico di San Paolo: chi non vuol lavorare neppure mangi (2 Tessalonicesi 3, 10). Futuro Nazionale, seguendo la saggezza della Dottrina Sociale della Chiesa, considera strategica una più ampia partecipazione dei lavoratori alla crescita delle imprese. Partecipazione agli utili, azionariato dei dipendenti e altri modelli di coinvolgimento economico possono aumentare produttività, senso di appartenenza e stabilità aziendale, favorendo una più equa distribuzione dei benefici della crescita”.Sì e no. Vero che la partecipazione dei lavoratori agli utili può aumentare la produttività, perché li responsabilizza. Ma anche la loro eventuale condivisione delle perdite li responsabilizzerebbe. Chi se la sente di sobbarcarsi questo rischio? È una scelta che si può compiere solo all’interno dell’azienda privata.Il rischio è che questo principio sfoci nella socializzazione, cioè nella partecipazione obbligatoria dei lavoratori nella gestione stessa dell’azienda. E questa non sarebbe una misura da Dottrina Sociale, ma da Repubblica Sociale (1943-45).L'articolo Lo Stato è la soluzione: analisi del programma economico di Vannacci proviene da Nicolaporro.it.