Gabbia rilancia: «Con Amorim cambiano le richieste, ma al Milan bisogna sempre vincere. A Leao voglio bene»

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Il difensore rossonero Gabbia parla della nuova stagione, del lavoro con Amorim e degli obiettivi del MilanMatteo Gabbia è sempre più un punto di riferimento all’interno del Milan. La fascia di capitano indossata nell’amichevole contro il Celtic, la presenza al fianco di Ruben Amorim nell’incontro istituzionale con la governatrice del Western Australia e la stima espressa pubblicamente da Mario Gila confermano il peso crescente del difensore nello spogliatoio rossonero. Intervistato da La Gazzetta dello Sport dal ritiro australiano, Gabbia ha affrontato diversi temi, dal nuovo allenatore agli obiettivi stagionali, fino ai compagni di squadra.LEGGI ANCHE: le ultime notizie in Serie A«Ci mettiamo a disposizione di Amorim»La chiacchierata con Matteo Gabbia si è aperta con uno sguardo lanciato al passato e a quella maledetta partita con il Cagliari: «Adesso bisogna essere bravi a capire che quello è il passato e non si può più cambiare. Perciò guardiamo al futuro con voglia e con il desiderio di lasciarsi alle spalle ciò che è stato».Il futuro si chiama Ruben Amorim, uno dei temi più ricorrenti dell’intervista. Il centrale rossonero ha riportato le sue prime impressioni: «Ci dobbiamo mettere a disposizione perché un allenatore nuovo ha le sue idee ed è giusto che noi calciatori facciamo il massimo per aiutarlo. Alcuni cambiamenti ci sono e alcune richieste sono diverse rispetto a quelle che eravamo stati abituati anche nelle ultime stagioni, non solo nella scorsa. Alla fine però dobbiamo cercare di vincere le partite perché siamo in un club che ha l’ambizione di fare sempre il massimo».Poi Gabbia si è concentrato su una delle caratteristiche del gioco di Amorim, già chiara a tutti: «Questa abitudine di andare a pressare alto non l’avevamo e sarebbe troppo banale pensare: ‘I difensori devono stare venti metri più avanti’. Il lavoro va fatto tutti insieme, di squadra, con e senza palla».«L’Europa League è un obiettivo»Nella seconda parte della sua intervista, Matteo Gabbia si è concentrato sugli obiettivi della stagione. Il centrale italiano non si nasconde dietro a un dito: «Seconda stella? Chiunque indossi questa maglia ha l’obbligo di fare il massimo ovvero affrontare ogni partita per cercare di vincerla».Non solo il campionato, quest’anno ci sarà anche l’Europa League che non va vista come un intralcio: «L’Europa League non è assolutamente un ostacolo, ma un obiettivo. Avere una competizione in più, alla quale puntare, è positivo. Al Milan non si può scegliere, ma bisogna arrivare a maggio nelle condizioni di provare a vincere».Non è mancato anche un giudizio sul cambio di atteggiamento di Gerry Cardinale: «Cardinale è una persona molto ambiziosa e pretende anche da noi il massimo perché rispetto alle ultime stagioni vuole cambiare marcia».Le parole su Gila, Leao e ModricNell’ultima parte della chiacchierata, inevitabile per Matteo Gabbia parlare di alcuni suoi compagni vecchi e nuovi.Ricambiate le belle parole per Mario Gila: «Un ottimo ragazzo e una bella sorpresa perché si è presentato a Milanello molto bene: porta felicità e positività all’interno del gruppo. In più è un bel calciatore che abbiamo sfidato tante volte in Serie A e del quale tutti conoscono il valore. Siamo contenti di averlo con noi».Un commento anche sulla situazione relativa a Rafael Leao: «Voglio molto bene a Rafa perché abbiamo condiviso un percorso lungo tanti anni nei quali ci sono state gioie e anche dispiaceri. Penso che abbia dato tantissimo a questa squadra e tutti qui gli vogliono bene. Poi ognuno è giusto che prenda le sue decisioni: le persone che rimangono al Milan devono farlo dando la priorità alla società e alla squadra. Sono sicuro che Rafa, finché sarà qui, farà il meglio per questo gruppo».Infine una battuta sul rinnovo di Luka Modric: «Luka è un giocatore e una persona speciale. Siamo tutti contenti che sia rimasto. Sono sicuro che ci aiuterà a disputare una bella stagione. È un professionista incredibile e ha qualcosa di magico, difficile da spiegare. A me ha dato insegnamenti che vanno anche oltre il calcio: a quarant’anni è ancora curioso di imparare e di migliorare. Alza il livello all’interno della squadra e ci aiuterà parecchio».