È Ulisse o Mattarella?

Wait 5 sec.

Qui al bar riapriamo il dibattito sull’Odissea di Christopher Nolan, con la sensazione che l’unica vera odissea sia quella di uno spettatore che deve rimanere per tre ore davanti allo schermo, al solo scopo di sorbirsi una proiezione parapsichiatrica del disturbo post traumatico da stress e – il che è peggio – una filippica sul peccato dell’Occidente, capace di costruire una meravigliosa civiltà fatta di dolci commerci, che poi ha finito per buttare via.La nostra impressione, infatti, è che il pomposo girato in IMAX (a proposito, siccome in tutta Italia ci saranno sì e no sette sale in grado di lavorare pellicole in quel formato, il 99% di voi avrà visto il classico film e si sarà perso gli inutili dettagli delle costose inquadrature verticali pretese dal regista), alla fin fine, si riduca a questo: il rimpianto dell’ordine internazionale liberale e un timido pessimismo rispetto alle prospettive dell’ordine che lo sostituirà. È francamente surreale ascoltare Ulisse che, dopo anni di assenza da casa e di lontananza dalla moglie Penelope, anziché buttarsi con lei sul talamo, si mette a disquisire degli “scambi” sui quali si fondava la civiltà che lui stesso, violando le leggi di guerra (i diritti umani?), ha contribuito a picconare. La nostalgia di casa diventa nostalgia della fine della Storia.Diciamo che, senza scomodare Fukuyama, se la morale della favola, con buona pace del povero Omero, doveva essere questa, sarebbe stato sufficiente ascoltare un discorsetto di Sergio Mattarella sul multilateralismo e la globalizzazione. Di sicuro sarebbe stato più barboso di Odissey. Ma almeno sarebbe durato di meno.Il Barista, 29 luglio 2026L'articolo È Ulisse o Mattarella? proviene da Nicolaporro.it.