La minaccia di un boicottaggio europeo, il no delle federazioni nordamericane e asiatiche, le dimissioni di uno dei suoi principali consiglieri e persino la rivolta di un alto dirigente della FIFA. Alla fine Gianni Infantino ha dovuto fare marcia indietro: il progetto che avrebbe consentito a investitori privati di entrare nel capitale della società incaricata di gestire i Mondiali e le altre competizioni FIFA «non andrà avanti».Secondo quanto riportato dalla BBC, Il presidente della Federazione internazionale ha riconosciuto che la proposta aveva prodotto divisioni ormai incompatibili con il suo obiettivo iniziale. «Il nostro scopo è sempre stato, e sempre sarà, unire e migliorare», ha affermato Infantino, annunciando di voler convocare nuovamente federazioni, confederazioni e altri soggetti coinvolti per provare a ricucire i rapporti.Il progetto da 20 miliardi di dollariIl piano prevedeva la creazione di FIFA Forward Enterprise, una società controllata alla quale sarebbero stati affidati i diritti commerciali e l’organizzazione delle principali competizioni: dai Mondiali maschili e femminili alle Coppe del mondo per club. La nuova società sarebbe stata valutata circa 20 miliardi di dollari e gli investitori privati avrebbero potuto acquistarne una quota di minoranza, fino al 20%, permettendo alla FIFA di raccogliere circa 4,2 miliardi.Secondo Infantino, l’ingresso dei capitali privati avrebbe consentito di valorizzare meglio un’organizzazione considerata ancora “sotto-monetizzata” rispetto alla forza commerciale dei Mondiali. In caso di approvazione, ogni federazione avrebbe potuto ricevere 20 milioni di dollari nel ciclo 2027-2030, contro gli attuali otto milioni, ai quali avrebbero potuto aggiungersi altri 20 milioni attraverso un programma denominato FIFA Fast Forward. Il finanziamento potenziale sarebbe quindi arrivato fino a 40 milioni per ciascuna delle 211 federazioni affiliate.A guidare il gruppo degli investitori avrebbe dovuto essere Thrive Eternal, fondo riconducibile a Thrive Capital, società fondata da Joshua Kushner, fratello di Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump. Infantino e Trump hanno costruito negli ultimi anni un rapporto molto stretto, anche in occasione dei Mondiali del 2026 negli Stati Uniti, Canada e Messico. Trump ha però dichiarato di non aver discusso direttamente del progetto con il presidente della FIFA.La minaccia di boicottaggio dell’EuropaA rendere politicamente impraticabile il progetto è stata soprattutto la durissima reazione della UEFA. Le 55 federazioni europee hanno respinto all’unanimità la proposta e annunciato che le proprie nazionali non avrebbero partecipato ad alcuna competizione FIFA fino al suo completo ritiro.«Il Mondiale non è in vendita», ha dichiarato la UEFA, accusando Infantino di aver concepito il piano in segreto, senza consultare adeguatamente le istituzioni chiamate a governare il calcio. Secondo le federazioni europee, l’ingresso di investitori avrebbe sottoposto decisioni su calendari, formati e tornei alla pressione permanente di soggetti interessati innanzitutto al rendimento economico.Anche la Concacaf, che riunisce 41 federazioni del Nord e Centro America e dei Caraibi, ha respinto il progetto, denunciando la mancanza di un corretto processo decisionale, i tempi troppo brevi concessi per esaminarlo e l’assenza di un voto preventivo negli organi competenti. La Confederazione asiatica, composta da 47 federazioni, si è quindi schierata al fianco di UEFA e Concacaf, definendo preoccupante che si fosse arrivati persino a discutere concretamente di un boicottaggio dei Mondiali.I tre blocchi rappresentano complessivamente 143 delle 211 federazioni FIFA. Poiché per approvare il progetto sarebbero serviti almeno 106 voti, il fronte contrario disponeva ormai dei numeri necessari per affossarlo.La rivolta dentro la FIFALa crisi non si è però limitata alle confederazioni. Carlos Cordeiro, consigliere di Infantino per la strategia e la governance ed ex presidente della Federazione calcistica statunitense, si è dimesso con effetto immediato. Cordeiro, che in passato ha lavorato per Goldman Sachs, ha sostenuto di non essere stato coinvolto nella preparazione del progetto e lo ha definito «un cattivo affare per il calcio».Secondo l’ex consigliere, la FIFA dispone già di miliardi di dollari di riserve, non ha debiti e avrebbe generato circa 15 miliardi di ricavi negli ultimi quattro anni. Cedere una partecipazione permanente nelle sue competizioni più preziose per raccogliere 4,2 miliardi avrebbe quindi significato «ipotecare il futuro del calcio» senza una giustificazione convincente.Ancora più grave è stato l’attacco del direttore operativo Kevin Lamour. Il dirigente ha affermato che il personale della FIFA sarebbe stato «ingannato» sulla preparazione del progetto, definito «il progetto di una sola persona». La rielezione non è più scontataIl ritiro del piano evita per il momento lo scontro frontale con gran parte del calcio mondiale, ma lascia Infantino politicamente indebolito. Il presidente, in carica dal 2016, ha annunciato l’intenzione di ricandidarsi alle elezioni previste durante il Congresso FIFA del 18 marzo 2027 a Rabat, in Marocco. Gli eventuali sfidanti avranno tempo fino al 18 novembre per presentare la propria candidatura.Fino a pochi giorni fa la sua rielezione appariva quasi certa e probabilmente senza avversari. Ora, invece, alcune federazioni potrebbero ritirare il proprio sostegno, mentre il presidente della Concacaf Victor Montagliani viene indicato come un possibile sfidante. L'articolo Il calcio si rivolta contro Infantino: la FIFA ritira il piano per vendere quote dei Mondiali proviene da Open.