Il tasso di fecondità in occidente è ormai ben al di sotto della soglia di sostituzione necessaria per mantenere stabile la popolazione. E se a lungo le difficoltà economiche e le disuguaglianze di genere erano state considerate dalla ricerca le cause principali del declino, oggi la fecondità è in crisi anche nei Paesi con migliori condizioni economiche, generose politiche di sostegno e relazioni di genere più egualitarie. L’ipotesi, allora, è che incidano sempre di più anche altri fattori: il cambiamento climatico, l’inasprirsi dei conflitti, la crisi delle democrazie. Lo studio Un’interpretazione che trova riscontro in uno studio condotto da un team di ricercatori della Bocconi, che ha preso in esame Italia, Germania, Stati Uniti e Argentina. “L’indagine ci ha permesso di condurre una sorta di esperimento su più di 8mila individui tra i 20 e i 44 anni”, spiega Maria Letizia Tanturri dell’Università di Padova, co-autrice della pubblicazione.Gli intervistati si sono trovati davanti a due scenari ipotetici, con diverse combinazioni di circostanze familiari e situazioni globali più o meno favorevoli. A ciascuna coppia, a quel punto, veniva chiesto di scegliere in quale dei due scenari avrebbe deciso di fare un figlio. L’incidenza dei fattori globali sulla fecondità“Abbiamo così potuto studiare come le persone, nelle scelte riproduttive, soppesino le risorse familiari, la divisione dei compiti domestici secondo il genere, i servizi di child care, nonché diverse tipologie di incertezze macro-sistemiche”, chiarisce la ricercatrice. In tutti e quattro i Paesi analizzati reddito e stabilità abitativa rimangono determinanti centrali delle intenzioni di fecondità.Allo stesso modo, la percezione della stabilità a livello globale – assenza di guerre, aspettative sulle condizioni climatiche, prospettive economiche e funzionamento della democrazia – esercita un’influenza pressoché analoga, pur con alcune differenze tra i vari Paesi. “La stabilità macroeconomica e il cambiamento climatico, per esempio, rivestono un ruolo cruciale in Argentina, mentre negli Stati Uniti le intenzioni di fecondità risultano meno sensibili ai conflitti geopolitici; al contrario – prosegue Tanturri – in Germania sono condizionate maggiormente dalla paura della guerra e della crisi delle istituzioni democratiche, mentre in Italia non c’è un motivo di preoccupazione che prevale fortemente sugli altri”.Non basta insomma analizzare i soli fattori individuali per spiegare perché si fanno sempre meno figli: le persone decidono di mettere su famiglia anche in funzione delle aspettative riguardo al futuro della società nel suo complesso.Questo articolo Crisi climatica e guerre: le paure globali che scoraggiano la fecondità proviene da LaPresse