Mps e Banco Bpm lavorano alla fusione anti-Intesa. Ma i due titoli scivolano in Borsa

Wait 5 sec.

Mar, 28 Lug 2026I due istituti bancari stanno mettendo a punto un piano comune che prevede CdA a inizio agosto, assemblee possibili a settembre e via libera della Bce atteso tra novembre e dicembre.DiRedazioneCondividi l'articolo(Image credit: DepositPhotos.com)Prosegue il lavoro degli amministratori delegati di Mps e Banco Bpm, rispettivamente Luigi Lovaglio e Giuseppe Castagna, per definire i contorni di un progetto di fusione tra i due istituti, alternativo all’offerta pubblica di scambio lanciata da Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi.Sui termini dell’operazione non filtrano indiscrezioni. Al momento, secondo quanto risulta, l’ipotesi più accreditata è quella di una fusione concordata tra le due banche, con la fissazione del rapporto di concambio e la convocazione delle rispettive assemblee straordinarie. Una soluzione che permetterebbe di evitare i tempi più lunghi previsti da un’offerta pubblica, riducendo così il rischio che l’Opas di Intesa arrivi a conclusione prima ancora che l’operazione concorrente prenda formalmente il via.Intanto, si è chiusa un giornata negativa a Piazza Affari per i due titoli. Nel dettaglio, Mps ha perso in Borsa l’1,86% mentre Banco Bpm ha registrato un -1,81%.La calendarizzazioneTornando al piano congiunto di fusione, resta incerta la data dei due consigli di amministrazione che dovranno eventualmente dare il via libera all’operazione. Fonti finanziarie invitano alla prudenza dopo le voci su una convocazione straordinaria già in questa settimana o nel weekend: «Si faranno quando i tempi saranno maturi». Anche Bloomberg ipotizza scadenze più dilatate, richiamando «la complessità» dell’accordo allo studio degli advisor. L’intesa dovrà includere una componente cash per gli azionisti di Mps e tenere conto delle attuali valutazioni di Borsa dei due gruppi: un lavoro che richiederà «alcune settimane».Per ora restano fissati in calendario i consigli sulle semestrali. Quello del Banco è previsto per il 5 agosto, quello di Mps per il 6. Va ricordato che per una convocazione straordinaria bastano 24 ore a Siena e 12 a Milano. Qualora il progetto venisse approvato in occasione dei cda sulle semestrali, le assemblee straordinarie (per cui è necessario un preavviso di 30 giorni) potrebbero tenersi a inizio settembre. Una data che si collocherebbe a ridosso del 10 settembre quando i soci di Intesa dovranno approvare l’aumento di capitale al servizio dell’opas. Da quel momento la Bce avrà a disposizione dai 60 ai 90 giorni per esprimersi. Il via libera potrebbe quindi arrivare tra metà novembre e inizio dicembre quando l’opas di Intesa dovrebbe essere già partita.Occhi puntati alle assembleeIl passaggio decisivo della partita riguarderà però le assemblee di Banco Bpm e Mps. Per ottenere il sostegno dei due terzi degli azionisti Lovaglio e Castagna dovranno presentare un progetto più convincente rispetto a quello messo sul tavolo da Intesa.Ca’ de Sass valuta Siena, ai prezzi attuali, 34,7 miliardi: un miliardo in meno rispetto alla valutazione di Borsa, dove non si sono spente le speranze di un rilancio dell’offerta nonostante l’Ad di Intesa Carlo Messina l’abbia più volte esclusa. Il compito non sarà semplice. Ai soci senesi, nella cui assemblea Lovaglio non può contare su una maggioranza solida, andranno garantiti una componente cash (l’offerta di Intesa ne prevede 3 miliardi) una valutazione del titolo competitiva e un piano industriale credibile.Sul fronte Bpm sarà necessario il via libera di Crédit Agricole primo azionista con quasi il 30% del capitale. I francesi andranno soddisfatti con la cessione di alcune centinaia di filiali e forse di ulteriori asset senza però riservare loro trattamenti di favore rispetto agli altri soci che in tal caso potrebbero opporsi.Il nodo Generali e il peso di AgricoleA complicare ulteriormente il quadro c’è la differenza di valore in Borsa tra i due istituti: Mps vale infatti 11 miliardi in più del Banco. Se la formula del merger of equals proposta da Castagna dovesse restare invariata Siena sarà chiamata a «dimagrire».L’attenzione si concentra sulla partecipazione in Generali che vale quasi 9 miliardi. Una sua dismissione anche parziale potrebbe finanziare un dividendo straordinario. Un’ipotesi su cui però fonti vicine al dossier sembrano frenare.Qualsiasi intervento sugli assetti del Leone dovrà comunque passare al vaglio del governo, attento anche al peso che Crédit Agricole finirebbe per assumere nel nuovo polo bancario. Secondo un’analisi di Barclays diffusa a fine aprile la presenza dei francesi nell’aggregato Mps-Bpm potrebbe però ridursi sotto il 10% per effetto della diluizione post-fusione e dell’eventuale acquisto di asset pagati con azioni del Banco.(Image credit: DepositPhotos.com)Developed by 3x1010