I razzisti sono a sinistra

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Negli ultimi anni la sinistra italiana ha costruito la propria identità politica attorno a una contraddizione sempre più evidente: dice di combattere il razzismo, ma finisce per giudicare le persone in base alla loro appartenenza etnica, religiosa o culturale.Se sei immigrato o musulmano, vieni spesso considerato una vittima a prescindere. Se sei italiano, vieni troppo spesso dipinto come parte del problema, portatore di privilegi o addirittura di una colpa collettiva. Non contano più i comportamenti individuali: conta la categoria in cui vieni inserito.Questo non è antirazzismo. È l’esatto contrario del principio di uguaglianza.Ogni episodio viene letto attraverso una lente ideologica: i fatti passano in secondo piano, mentre l’identità delle persone coinvolte diventa il criterio principale per stabilire chi merita solidarietà e chi sospetto. È un approccio che divide il Paese e alimenta una doppia morale.Il razzismo non consiste solo nell’odiare qualcuno per il colore della pelle. Esiste anche quando si attribuiscono automaticamente qualità, responsabilità o diritti diversi alle persone in base alla loro origine o religione. E quando gli italiani vengono sistematicamente descritti come privilegiati, oppressori o sospetti, mentre altri gruppi vengono considerati vittime per definizione, si sta applicando proprio questa logica.L’uguaglianza dovrebbe significare una cosa molto semplice: stessi diritti, stessi doveri e stesso metro di giudizio per tutti. Senza sconti, senza pregiudizi e senza corsie preferenziali.Chi continua a dividere il mondo tra vittime “giuste” e colpevoli “per definizione” non sta combattendo il razzismo: sta semplicemente sostituendo un pregiudizio con un altro. E questa deriva, oltre a essere profondamente ingiusta, rischia di allontanare sempre di più la sinistra dai cittadini italiani che dice di voler rappresentare.Massimo Micheli, 1° agosto 2026L'articolo I razzisti sono a sinistra proviene da Nicolaporro.it.